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Rebibbia femminile: alcune riflessioni su violenza, perdono, tradimento, corpo

Rebibbia femminile: alcune riflessioni su violenza, perdono, tradimento, corpo

Laboratorio 'A mano libera', quinta edizione. I testi pubblicati nel numero di NOIDONNE di novembre e dicembre 2018

Lunedi, 14/01/2019 - PARLARE DI VIOLENZA PER COMBATTERLA E PRENDERE IN MANO LE REDINI DELLA PROPRIA VITA
La quinta edizione del laboratorio ‘A mano libera’ a Rebibbia femminile è iniziata parlando di violenza contro le donne

Parlare di violenza conosciuta, vissuta, subita, sofferta con dolore e talvolta finalmente sfuggita, battuta prima di arrivare a perdere la vita. Non è compiacimento di ritornare alla propria sofferenza ma dolorosa condivisione, con la volontà di aiutare altre donne sorelle di vita a comprendere prima di subire l’irreparabile. Si tratta di un invito a prendere in mano la propria esistenza divulgando, denunciando cattiverie, angherie, ricatti. Tutti i colori e gli anfratti delle violenze. Preparandosi con intelligenza e dolorosa pazienza a sottrarsi, organizzarsi, lavorando con dignità per la propria autonomia, sfuggendo al ricatto di un amore cattivo, falso e malato, che è copertura del piacere del possesso di un uomo che tutto ritiene legittimo e un suo diritto fino a cancella la vita di una donna, della “propria”donna.
La ribellione tardiva, disperata, mette in pericolo, voi, noi e quei figli per i quali si è spesso subito in silenzio, sacrificandosi, convinte di salvarli.
Questo il senso delle brevi storie che seguono. Storie che a parole pesanti come pietre affidano un messaggio ad altre donne invitandole ad uscire dall’incubo della loro vita, credendo e suggerendo che, cercando e aprendosi, sia possibile trovare aiuto utile e concreto.

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LE VIOLENZE, I TRADIMENTI, I FIGLI, IL PERDONO
Dialogo in un giorno qualsiasi in un laboratorio come tanti altri
Rebibbia, 17 dicembre 2018

Un lunedì come tanti, arrivano un po’ alla spicciolata da Camerotti e Cellulare, i due reparti delle ‘comuni’ a Rebibbia femminile. Le signore che si sono iscritte al nostro laboratorio ‘A mano libera’ sono tante. Anche quest’anno è notevole l’attenzione verso gli incontri che proponiamo, poi la presenza settimanale si modula e si ridimensiona, ma è fisiologico e lo comprendiamo. Anche oggi le riflessioni partono dalla violenza contro le donne e si prendono vari rivoli, si parla dei tanti danni e dei tanti modi di viverli, di subirli. Si passa dal tradimento alle reazioni dei figli, soffermandosi sul dolore e riflettendo sul perdono. E via via che la discussione si anima, inevitabilmente le narrazioni scivolano sul vissuto di ciascuna.
“Ho scoperto che mio marito mi tradiva con una persona molto vicina alla mia famiglia – racconta Betty -. Quando l’ho saputo ho provato un dolore tremendo. Il mio cuore era a pezzettini. Ho pianto per quindici giorni e il primo istinto è stato di cacciare mio marito di casa. Poi mi sono domandata cosa stavo facendo e cosa io volevo. Allora ho deciso di superare quella cosa accaduta. Ma per farlo ho capito che dovevo perdonare. Allora ho cambiato il mio punto di vista su quello che era successo e la prima cosa che è accaduta è che lei mi ha fatto pena. Dentro mi è scattato di guardare avanti. Allora ho detto a mio marito che dovevamo lasciarci quell’episodio alle spalle. Così abbiamo ricominciato un nuovo percorso e di quella storia abbiamo deciso di non parlarne più”. Anche il tradimento è una forma di violenza di fronte alla quale le reazioni possono essere molteplici e la scelta di scrivere la parola fine ad un matrimonio è dolorosa. È un’altra violenza che si può scegliere di vivere oppure, come ha fatto Betty, si può superare. È stato un lavoro duro e doloroso anche il suo, ma che l’ha portata al perdono. La presenza dei figli è sempre un problema in più da gestire e che fa parte della problematicità delle relazioni. “È sbagliato resistere per i figli alle violenze di un uomo, di un marito, di un compagno - dice Daniela
-. Bisogna pensare che per i figli non va bene vivere in una situazione dove provano paura o terrore… in loro così può nascere anche l’odio. Penso che certe donne accettano di vivere con uomini violenti perché sono anche manipolatori. Le cose possono cambiare anche con la maturità, l’esperienza ti può aiutare a sostenere le situazioni difficili e ti può dare il coraggio di prendere decisioni importanti. Di lasciare chi ti fa violenza”. Adriana continua lungo questo ragionamento e si domanda “… le donne devono resistere alle violenze per i figli, ma poi i figli lasciano le madri”. Di nuovo Betty: “il mio primo marito sono riuscita a lasciarlo solo quando mi sono sentita pronta, ho avuto bisogno di essere io sicura anche se le mie figlie mi dicevano che per loro lui era un estraneo. È un percorso interiore quello che fa la donna”. La saggezza di Anna Maria porta un punto di vista utile alla discussione: “i figli sono i migliori amici ma sono anche i peggiori giudici. Per amore nei loro confronti si supera tutto perché quello per i figli è un amore indiscusso. E lo capisci solo quando diventi madre. Io, per esempio, amavo tantissimo mia madre e pensavo che fosse il mio più grande amore. Dopo che è nata mia figlia lei è diventata la prima persona al mondo che amavo. Quello che si prova per i figli non ha paragone con niente altro e non ha paragone con il sentimento che si prova con qualsiasi altra persona. Ma lo capisci solo quando diventi madre”. Sul perdono e sul rispetto verso se stessa lasciamo la parola a Natalia. “Non c’è veleno nella mia vita, per me il concetto di odio non esiste. Se qualcuno mi fa del male io lo cancello, non lo voglio più vedere, ma non lo odio. Perdono….. in prigione io ho perdonato me stessa. Ho smontato la mia anima, l’ho fatta a pezzetti e poi li ho tutti rimontati, li ho rimessi al loro posto. Ho riguardato la mia vita, ho ricordato tutto e ho cercato di spiegarmi perché sono diventata prigioniera dell’alcool, che mi ha fatto perdere il senso di me e mi ha dominata. Qui, in carcere, ho sofferto tanto, mi sono rotolata in terra, ho mangiato coperte di lana. Ho cercato la verità dentro me stessa. È stato un percorso dolorosissimo, ma oggi sono una persona diversa da quella che è entrata qui dentro. Oggi io mi amo. Oggi mi è tornata la dignità. Mi sono perdonata e per questo oggi qui posso parlare con voi di tutti i miei problemi e di quello che era diventata la mia vita. Stare in carcere, essere chiusa, è stato quello che mi ha permesso di fare questo percorso. La prigione vera era l’alcool, il carcere mi ha liberato. Adesso guardo al mio futuro e so che quando uscirò dai miei figli tornerà una donna nuova, avranno una nuova madre. Quando uscirò qui dentro lascerò il peggio di me e sarò una donna diversa, nuova. Perdonare se stesse è difficile, tanto. È doloroso. Ma si può fare. E io ci sono riuscita da sola”.

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LUI SA LE LEGGI, HA PIÙ POTERE DI ME
Svetlana, Rebibbia, 26 novembre 2018

Di fronte alla violenza la donna si sente impotente. Le forze dell’ordine non capiscono o non stanno a sentire, al comune ti dicono che sei straniera. Invece mio marito è italiano e lui ha più potere di me, lui sa le leggi. Nella nostra cultura la donna deve essere sottomessa, non può studiare. La sua famiglia la vende alla famiglia del marito e lei si sente in debito. Fare tanti figli è l’unico modo per ripagare questo debito e allo stesso tempo è una prigione a vita per la donna, che riconquista una sua dignità di persona e una autorevolezza quando sarà nonna. La vita che vivi te la costruiscono gli altri e tu sei solo una ‘fattrice’. Adesso sono uscita dal tunnel, sono evoluta, sono cresciuta. Mi sono fatta i muscoli. Ho deciso di prendere in mano le redini della mia vita e di quella dei miei figli. Oggi dico che vorrei un futuro per loro, non dico un futuro rosa - quello non esiste - ma almeno la possibilità di procurarsi da mangiare onestamente. Oggi non ho più paura di mio marito, non può ferirmi né picchiarmi. Usa la sua furbizia per ricattarmi sui figli, magari dicendomi che non li potrò più vedere o non facendogli arrivare i soldi che io gli mando. Ho fatto una scommessa con me stessa, ce la farò.

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PAROLE PER IL NOSTRO CORPO
Paola, Rebibbia, 2018

Il nostro corpo è un dizionario pieno di parole. Una bomba esplosiva; una trincea. Il nostro corpo non è solo anatomia è sempre qualcos’altro. È sesso, maternità, bellezza, provocazione e quindi motivo ingiustificato di VIOLENZA per le donne, seduzione, violazione, ribellione. È la merce di scambio di ogni piccola grande conquista o rivoluzione, la lavagna su cui scriviamo le tappe della nostra inarrestabile marcia per l’emancipazione, verso il POTERE. Il corpo può essere la nostra prigione o il nostro inno di liberazione. Abbiatene cura, trattatelo bene, amatelo, amatevi, in modo tale da sentirvi più FRESCHE. Il corpo è il nostro tempio, la nostra meraviglia.

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LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE C’È SEMPRE STATA
Daniela, Rebibbia, 26 novembre 2018

La violenza contro le donne c’è sempre stata. Mi ricordo come fosse ieri che mi svegliavo con gridi, urla e minacce e mi mettevo a piangere. Avevo 3 anni quando sentivo tutto ciò e mi ricordo anche quando mia madre con me in braccio scendeva di fretta le scale dal quarto piano perché minacciata di morte da mio padre.
Questo è successo 36 anni fa e per una donna, nel mio paese, era una vergogna divorziare. Addirittura mia nonna consigliava mia madre di non divorziare mai perché il ruolo della moglie è di subire tutto dal marito senza dire niente a nessuno.
Mia madre non ha ascoltato nessuno, ha pensato al suo e al mio bene perché non potevo crescere in quell’ambiente e ha divorziato.
È stata molto coraggiosa ma soprattutto era una donna che da piccola ha studiato e ha lavorato senza dover dipendere da nessuno e proprio per queste doti ha avuto la forza di fare questo passo.
La devo ringraziare per questo, perché grazie a questa sua decisione io sono cresciuta poi in un ambito tranquillo e sereno. Dopo 3 anni dal divorzio, infatti, mia madre ha conosciuto un altro uomo e, oltre ad essere stato per lei un buon marito, è stato ed è un padre favoloso per me, visto che il mio padre naturale no si è mai fatto vivo in 36 anni.
La mia conclusione è che nessuna donna deve mai accettare neanche uno schiaffo dall’uomo con il quale sta perché se un uomo ti ama veramente non lo deve fare mai. Nello stesso tempo credo che una donna che studia, che legge, che è informata e sicura di se stessa delle sue forze psichiche e fisiche non deve mai accettare di stare in una situazione o in una relazione che non la fa felice e, soprattutto, che non la fa vivere serenamente.

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CI RIBELLIAMO, LORO SI SENTONO PERSI E CI UCCIDONO COME LE MOSCHE!
Anna Maria, Rebibbia, 26 novembre 2018

Questo non è più possibile. Noi li amiamo, noi li rispettiamo, noi li partoriamo e li scegliamo ad un certo punto con tanto amore come compagni della nostra vita, per amarli amarci e creare con loro nuova vita. Loro all’inizio dicono di amarci e poi….. si impossessano di noi, ci intossicano la mente e il cuore e noi li amiamo ancora, perché pensiamo che sia questo l’amore… e andiamo avanti, con dolore, sofferenza e sottomissione. Sempre pensando: è colpa nostra, non siamo capaci di capire l’amore coniugale, loro diventano i padroni della nostra vita e di tutto ciò che di bello e diverso da loro ci circonda. E dicono ancora di amarci. Ci creano un vuoto attorno, che ci rende fragili. A noi questo amore non piace più!
Ci ribelliamo, loro si sentono persi e ci uccidono come le mosche!
Basta, chiediamo aiuto, meglio martiri che schiave!
Ma quante martiri ancora? Lo Stato deve sta?






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