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“Nureyev: the white crow”: quando danzare era un atto politico

“Nureyev: the white crow”: quando danzare era un atto politico

Ralph Fiennes firma la regia di Nureyev: il corvo bianco, film di cui è anche produttore. E' ispirato alla biografia di Julie Kavanagh “Nureyev. La vita”

Lunedi, 08/07/2019 - Ancora un biopic, ma di tutto rispetto: la vita e l’arte di Rudolf Nureyev, uno dei più grandi ballerini di tutti i tempi - forse il più grande - arrivano al cinema raccontati dal film “Nureyev: the white crow” (Nureyev: il corvo bianco), per la regia di Ralph Fiennes - più noto come attore, qui in veste di regista e produttore (trailer) - ed ispirato alla biografia “Nureyev. La vita.” di Julie Kavanagh, scrittrice sudafricana naturalizzata britannica, edito da ‘La nave di Teseo’.
Intelligente, dotato di immenso talento e di grande libertà di pensiero, il leggendario ballerino Rudolf Nureyev, viene ritratto dai durissimi tempi dell'infanzia, nella gelida città sovietica di Ufa (Russia), fino agli anni trascorsi a Leningrado nella scuola di danza, ed alla richiesta di asilo politico in Francia, alla libertà e al successo mondiale. Orgoglioso e ribelle, ‘Rudy’, a soli 22 anni, entra a far a parte della rinomata ‘Kirov Ballet Company’, con la quale va a Parigi nel 1961, per la sua prima tournée al di fuori dell’Unione Sovietica. Gli ufficiali del KGB, però, lo marcano stretto, diffidando del suo comportamento anticonformista, mentre Nureyev, che ha 23 anni, inizia ad assaporare lo stile di vita occidentale, le belle amicizie come quella con la giovane parigina Clara Saint (fidanzata con il figlio dell’allora Ministro della cultura francese), e la vita libera in generale. Quando - per questi motivi - viene comunicato al ballerino che non potrà andare a Londra con la compagnia e che dovrà essere immediatamente rimpatriato per esibirsi al Cremlino, Nureyev comprende che la libertà ha un caro prezzo e decide di chiedere asilo politico alla Francia: con l’aiuto dei suoi nuovi ‘amici’, che ne comprendono l’anelito ed il talento, il ballerino viene fermato appena in tempo all'aeroporto di Le Bourget da Pierre Lacotte, ballerino e coreografo dell'Opéra, e da Clara Saint. Il ballerino tornerà nel suo Paese solo un quarto di secolo più tardi, ma la sua magnifica arte potrà svilupparsi ed essere conosciuta dal mondo intero. 
Il regista Fiennes affida il ruolo di Nureyev ad Oleg Ivenko, ballerino russo della Tatar State Opera & Ballet, ottenendo cinematograficamente un ottimo risultato anche nelle scene di danza, che rendono pienamente l’idea di cosa significasse la libertà, per un giovane artista, e di come Nureyev intendesse reinterpretare i ruoli della danza e tonificarli con la passione per la vita, non solo riprodurli in maniera stilisticamente impeccabile.
Il regista stesso si ritaglia due ruoli nel film, quello di Alexander Ivanovich Pushkin, ballerino e insegnante di Nureyev e quello di Michail Baryšhnikov, maestro nell’arte dell'interpretazione. Nel cast, oltre ad Oleg Ivenko, Adèle Exarchopoulos, Chulpan Khamatova, Ralph Fiennes, Aleksey Morozov.


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