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Noi Rete Donne: L'autonomia delle donne ricchezza per l'Europa

Noi Rete Donne: L'autonomia delle donne ricchezza per l'Europa

In vista dell'incontro del 17 maggio intervista a Daniela CarlĂ  su l'Europa, il voto e le donne

Martedi, 14/05/2019 - Un appuntamento elettorale particolarmente importante quello del 26 maggio. Il rinnovo del Parlamento europeo assume, questa volta, alcune specifiche connotazioni anche, o forse soprattutto, dal punto di vista di genere. Con Daniela Carlà, promotrice con Marisa Rodano di Noi Rete Donne, facciamo il punto in vista dell'incontro del 17 maggio a Roma che raccoglierà le riflessioni - tra le altre - di Serena Angioli, Agnese Canevari, Andrea Catizone, Daniela Colombo, Federica Di Sarcina, Francesca Piazza, Elisabetta Strikland, Fiorenza Taricone sul tema 'L'autonomia delle donne ricchezza per l'Europa'.

Per quale ragione il rinnovo del Parlamento europeo è, questa volta, particolarmente importante?
Mai, nei decenni scorsi, si è discusso così tanto di Europa tra i partiti, tra i candidati, nei media, tra gli elettori. E mai, come questa volta, si è votato soprattutto su un’idea di Europa. Eravamo un paese decisamente europeista, forse anche aprioristicamente e acriticamente europeista, ma conoscevamo poco dell’Europa e delle istituzioni comunitarie. Ora siamo invece divisi tra sostenitori dell’integrazione, scettici e oppositori dell’Unione europea. Si discute di più, la scelta è anche tra visioni dell’Europa, riguarda il ruolo degli Stati e l’attività dell’Europa nel mondo. Le elezioni per il Parlamento europeo di questo maggio sono, dunque, particolarmente importanti. Lo sono anche e soprattutto per le donne. L’esperienza sino ad ora ci dice che i periodi più distesi e di intensa attività istituzionale dell’Unione europea hanno prodotto maggiori e significativi risultati in termini di definizione concreta di diritti per le donne. Questa correlazione esiste effettivamente, ed è un elemento sul quale ragionare nella costruzione del futuro dell’Unione. Davvero scontiamo, come alcuni suggeriscono, una overdose di Europa dalla quale disintossicarci? O non stiamo subendo, invece, i limiti e i condizionamenti all’europeismo? La risposta, positiva soprattutto per le donne, potrebbe risiedere nella realizzazione di maggiore integrazione, nel rafforzamento dell’Europa, in “più politica” e democratizzazione delle istituzioni dell’Unione europea. Per consolidare l’Unione non se ne devono però disconoscere le criticità, i limiti, la burocratizzazione, la distanza dai cittadini, le carenze in politiche decisive quali quelle sociali, gli errori. L’allargamento a est è stato troppo accelerato e, con una spinta opposta, la Brexit costituisce un campanello d’allarme per tutti. Le istituzioni europee hanno necessità di rafforzarsi; in primo luogo il parlamento dovrà ampliare le proprie competenze, acquisendo il potere di iniziativa legislativa. Le scelte che abbiamo davanti - basti pensare all’economia, ai mutamenti climatici e alla politica internazionale - non sono rinviabili e risultano, al tempo stesso, troppo impegnative perché ciascun paese europeo possa fare da solo. C’è bisogno di una nuova leadership europea, che per essere credibile, all’altezza delle sfide, capace di risposte concrete su quale convivenza realizzare e sul come utilizzare al meglio le risorse, non può che essere anche femminile.

L'Europa può essere considerata 'amica' delle donne e per quali ragioni?
La parità tra uomini e donne è tra gli obbiettivi dell’Unione europea. Il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne è sancito nei Trattati già dal 1957, la promozione della parità è riconosciuta negli articoli 2 e 3 del Trattato nonché nell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali. Tanti sono i risultati ottenuti, basti ripercorrere l’elenco della normativa comunitaria, confrontarsi con l’evoluzione nella giurisprudenza della Corte di Giustizia, esaminare i programmi e gli sviluppi anche recenti. Qui mi sono limitata a pochi cenni, ma è sufficiente rileggere senza pregiudizi la storia dell’Unione europea per rafforzarsi nella convinzione che essa sia “amica” delle donne. Oggi potrebbe non sembrare così, perché i diritti e le conquiste ci appaiono quasi naturali. Anche il superamento dell’originaria impostazione protettiva e di tutela a favore di scelte di parità deriva dall’evoluzione della legislazione europea. Ero una giovane funzionaria del Ministero del Lavoro nel 1983-1984 e ho seguito la raccomandazione sulle azioni positive: in Italia non se ne parlava ancora, grazie a quegli interventi nell’Unione europea abbiamo alimentato l’approccio sulle discriminazioni positive. Ricordo anche il lavoro sulla direttiva sui congedi parentali, anche quelli introdotti grazie alla normativa europea. Invece, durante i lavori della direttiva sulla protezione della maternità eravamo molto divise perché ad alcune la disciplina europea sembrava poco avanzata rispetto a quella italiana. In molte - ricordo in particolare Tina Anselmi e Maria Chiaia - sostenevamo che in alcuni casi la normativa europea andava sostenuta lo stesso perché, anche quando non necessaria per le donne italiane, lo era per quelle di altri paesi: le donne, in Europa, dovevano avanzare dappertutto per scongiurare arretramenti e passi indietro. È così anche oggi. Ho ricordato solo alcuni dei momenti in cui, adottando norme significative, l’Europa si è manifestata amica delle donne. E non ci si riferisce solo alla legislazione che ha definito i diritti e le norme diparità: basti pensare al ruolo decisivo dei programmi, dell’utilizzo dei fondi, alla straordinaria esperienza dell’Erasmus e al veicolo di libertà che ha rappresentato per le giovani.

Secondo lei è sufficientemente diffusa tra le donne la consapevolezza che l'Europa ha molto sostenuto obiettivi a loro favore?

Non credo che sia sufficientemente diffusa la consapevolezza di quanto l’Europa abbia inciso a favore delle donne. Rispetto al prossimo voto, le donne costituiscono la maggioranza tra gli incerti, e spero che non alimentino l’astensionismo. Credo però, anche, che la carenza di consapevolezza sia almeno in parte incrementata dalla fase difficile delle istituzioni comunitarie, dalla carenza di democraticità, dalla latitanza rispetto a temi fondamentali quali l’immigrazione, dalla insufficiente implementazione delle politiche sociali europee, dalla disomogeneità delle condizioni delle donne in tutta l’Europa. Non tutti i 28 paesi sono nelle stesse condizioni, vi è stata qualche eccessiva accelerazione nelle adesioni. Si sconta anche la circostanza che i partiti politici non sono transnazionali e che il voto è vissuto come un sondaggio rispetto alle elezioni politiche nazionali. Invece, l’iscrizione diretta a partiti anche europei costituirebbe uno stimolo per la democratizzazione anche della vita interna ai partiti, nel nostro paese necessaria ma sempre rinviata. È anche carente da parte dei partiti l’informazione sugli specifici risultati, ottenuti in sede di Unione europea, per i diritti e migliori condizioni di vita e di lavoro delle donne.

Quali auspici per il nuovo europarlamento e quali richieste le donne rivolgono alle eurodeputate che saranno elette?
Innanzi tutto ci auguriamo che le donne elette siano di più: oggi sono solo il 36% degli europarlamentari. Le donne hanno avuto nel parlamento europeo un ruolo straordinario. Si pensi al lavoro nella commissione per la donna che ha svolto Marisa Rodano (ricorderemo il 17 maggio anche le altre precursore), all’impegno straordinario di tante negli anni, ai risultati nell’ultima legislatura per la cultura, per i congedi parentali, contro le molestie sui luoghi di lavoro. L’esperienza, se la consideriamo con obbiettività, ci dimostra che il genere, ancora una volta, non è indifferente, che sono proprio le donne nel parlamento europeo a impegnarsi maggiormente per la promozione di diritti e opportunità per tutte. Oggi abbiamo davanti sfide decisive a sostegno della pace, della sostenibilità ambientale, della trasformazione digitale: abbiamo bisogno di maggiore forza e integrazione europea. Le scelte che si impongono per il clima, per la pace, per la democrazia necessitano della capacità e della cultura delle donne. L’Europa è la regione del mondo più sostenibile, ma senza inversioni di tendenze, senza scelte improntate al rigore e alla cura, non conseguirà gli obiettivi delle nazioni unite dell’agenda 2030. In questi giorni 27 Capi di Stato e di Governo, tra cui il Presidente Mattarella, hanno ricordato che “uniti siamo più forti in questo mondo sempre più instabile e complesso “. Uniti e soprattutto unite, aggiungiamo noi. Tutte le scelte, per essere concrete ed efficaci, necessitano di valutazione dell’impatto sul genere: spetta alle donne stimolare e verificare la coerenza dell’approccio. Vi è anche un ambito specifico rispetto al quale impegnare le nuove eurodeputate: quello dell’implementazione e della valutazione della normativa europea già in vigore.

Perché avete voluto dedicare l'appuntamento del 17 maggio a Fausta Deshormes?
Fausta era una persona straordinaria, mi dispiace che molte tra noi non abbiano avuto il privilegio di conoscerla. Ha partecipato alle riunioni di Noi Rete Donne dall’inizio, dal 2010, fino a quando ha potuto. Ci ha lasciate nel 2013. Ci riunivamo a casa mia, tranne che per gli appuntamenti pubblici. Fausta è stata invitata da Marisa Rodano, alla quale la legava un dichiarato rapporto di amicizia reciproco. Dunque, Fausta è stata di Noi Rete Donne, ed è per noi motivo di orgoglio poterlo dire. Grande giornalista e altrettanto grande funzionaria delle istituzioni europee, ha inciso moltissimo nelle politiche dell’Unione europea per la parità. Ha diretto “Donne d’Europa”, che ha contribuito a formare tante tra noi, convinta europeista, di una intelligenza profonda e partecipe ai mutamenti, militante sempre pronta ad esporsi personalmente - anche nei confronti delle istituzioni dell’unione europea - per difendere i diritti propri e di tutte le donne. Vorremmo che le giovani conoscessero la sua biografia e si avvicinassero alla sua personalità di donna determinata, ma anche molto attenta alle persone e ai sentimenti. Ricordo di averle chiesto se il suo trasferimento a Bruxelles fosse dovuto al suo lavoro presso la Commissione. Non mi rispose al momento, ma mi inviò una mail il giorno dopo in cui mi scrisse che si era trasferita per amore nei confronti dell’uomo che sarebbe diventato suo marito. Ecco, questa era Fausta. Il 17 maggio parleremo d’Europa, delle ragioni di gratitudine all’Unione europea delle donne, delle criticità, delle scelte per il futuro: chi meglio di Fausta ricordare?

Quando nasce Noi Rete Donne, quali sono i suoi obiettivi e la sua struttura?
Noi Rete Donne è nata nel 2010 con l’obbiettivo di concentrarsi sul rapporto tra donne e potere in tutte le articolazioni, nelle istituzioni e nell’economia, analizzando la posizione delle donne nei processi decisionali, senza la pretesa di sostituirsi a chi ha capacità di mobilitazione ma proponendosi come luogo libero di riflessione. Tranne che per gli appuntamenti pubblici, le riunioni si sono svolte in abitazioni private. Abbiamo scelto di non richiedere alcuna forma di finanziamento, mantenendo intatta la nostra autonomia, e di non formalizzare la rete, considerandola un luogo libero di incontri. Vi hanno partecipato, nella fase iniziale, persone di straordinaria esperienza: ricordo qui solo Maria Rita Saulle e Patricia Adkins Chiti. La nostra prima iniziativa è stata una raccolta di firme, nel 2010, a sostegno della doppia preferenza di genere. Abbiamo steso il testo con Simonetta Sotgiu. Numerose sono state le iniziative, assolutamente trasversali. Su impulso di Marisa Rodano, NRD ha promosso l’Accordo per la democrazia paritaria (che riunisce ormai più di 60 associazioni o reti), con l’obiettivo di proporre emendamenti o meccanismi per la democrazia paritaria a tutti i livelli, dai comuni al parlamento europeo, a prescindere dai sistemi elettorali di riferimento. NRD ha preservato la trasversalità, concorrendo a ottimi risultati, anche nella composizione delle liste per il parlamento europeo. Meno soddisfacente, in riferimento alle elezioni europee, è stato il risultato della tripla preferenza di genere, rispetto alla nostra richiesta orientata invece alla doppia preferenza. Anche rispetto alla doppia preferenza è oggi necessaria una nuova riflessione sul concreto funzionamento. NRD ha effettuato in questi anni una scelta di assoluta “generosità”, rallentando la propria attività e concentrandosi sugli obbiettivi, comuni alle altre associazioni, dell’Accordo per la democrazia paritaria. I risultati ottenuti dall’Accordo appartengono a tutte, costituiscono oramai la base di un comune linguaggio ed è questo il fine che ci eravamo prefisso. Pensiamo che l’obbiettivo della democrazia paritaria sia attuale, e su questo continueremo a riflettere e a operare.




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