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#NoaPothoven - L’inenarrabile sofferenza negata

#NoaPothoven - L’inenarrabile sofferenza negata

Le feroci conseguenze degli stupri. Una notizia shock manipolata ci mette vis-à-vis con la realtà

Giovedi, 06/06/2019 - Molti anni addietro, nell’ambito di un esperimento condotto in un corso di aggiornamento scolastico sulle dinamiche di gruppo e articolato in tre livelli successivi, emerse una situazione singolare.

Nel primo stadio, a cui partecipavano tutti i corsisti, ciascun membro ricevette il compito di esporre una sua idea di modifica della scuola, ritenuta importante per la collettività umana. Nel secondo livello, le proposte considerate affini furono affidate a un sottogruppo, che avrebbe dovuto discuterle e riformularle in una stesura unitaria, affinché nel terzo livello si pervenisse dopo un ulteriore dibattito ad un’utile sintesi, che comprendesse e rendesse chiare per il destinatario finale tutte le istanze espresse dalla base.

Con sorpresa, verificammo che nella stesura conclusiva di quelle istanze non era rimasto più nulla. Attraverso una progressiva astrazione, le idee espresse erano state sostituite da formule stereotipate del tutto estranee alle proposte iniziali.


La narrazione della vicenda di Noa Pothoven, la diciassettenne che aveva racontato in un libro le sofferenze dovute a un’esperienza infantile di stupro per le quali si è lasciata morire, mi sembra mostri un andamento analogo.

Non soltanto sulla stampa, che ha divulgato la notizia di un’eutanasia che non è stata invece concessa dallo Stato, ma persino nei gruppi di discussione su FB, la realtà delle conseguenze dello stupro (o degli stupri, come qualcuno ha scritto) è quasi interamente scomparsa, per lasciar posto a una discussione sull’eutanasia e in particolare a quella relativa all’infanzia, prevista in Olanda anche se non attivata per le depressioni.

Nella maggioranza degli interventi sono state declinate certezze sul fatto che una terapia psicologica o psicoanalitica avrebbe potuto, in un ipotetico futuro, risolvere le sofferenze di Noa, delle quali si è discusso pochissimo, quasi coprendo le ragioni di base che avevano suscitato la richiesta dell’eutanasia da parte della giovane vittima. Paradossalmente, si è discusso a colpi di fioretto di altro.

Ma perché questo spostamento è avvenuto? Perché è scomparsa Noa a favore di discettazioni astratte, che delle sua voce serena ma intimamente dolorante non hanno saputo tener conto? Credo che ci sia più di un motivo.

In primo luogo, lo stupro, per quanto sia un crimine frequente, non è un’esperienza collettiva ma individuale e la capacità di mettersi nei panni degli altri difetta sempre al genere umano.
Secondariamente, se qualcosa fa molta paura si tende ad allontanarla dalla mente. Parlare dell’eutanasia e non del dilaniante dramma di Noa rientra in questa tecnica dello struzzo collaudata.

Per finire, ammettere che esistano situazioni psichiche incurabili terrorizza più della stessa idea approssimativa di stupro, perché sapere che all’invadenza di un trauma possono non esistere argini ci spoglia per intero della capacità di fronteggiarlo. Ci lascia inermi, ci riduce a zero.

Penso che la vita sia sempre e soltanto di chi ce l’ha e non di altri, nemmeno di uno Stato; che la vita dovrebbe essere un bene e non una feroce disgrazia; che orribile è stata resa l’esistenza di una ragazzina che, se non fosse mai stata stuprata, oggi sarebbe tra noi con quel sorriso che le sarebbe spettato poter mantenere, quale espressione dell’intimità personale, di cui nessuno avrebbe dovuto disporre.

Lo psicoanalista Maurizio Montanari ha scritto in un articolo odierno: « Non solo l’Italia, ma anche l’Europa, pare non possedere quegli strumenti che permettano se non di vedere, almeno di intuire quanto il male oscuro possa a volte condurre a stati di sofferenza abissali, continuativi e senza possibilità di lenimento». Ed ancora: «Il fenomeno della ri-esperienza è un effetto del trauma, una conseguenza che può riverberarsi per anni ed invalidare ogni momento della vita della vittima sino a renderla una vuota passerella sulla quale le scene dello stupro sfilano ininterrottamente, giorno e notte».

È a questo girone infernale senza fine che Noa ha lucidamente “scelto” di sottrarsi, per una non più sostenibile stanchezza, rivendicando quella dignità umana che alcuni ciechi avrebbero preferito negarle.

Mi scuseranno i sostenitori delle torture a vita, però io sto dalla parte di Noa e poso il mio sguardo materno su di lei, accarezzando, con estremo rispetto, quel suo profondo desiderio di pace.

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