Login Registrati
Mi ride il cuore ubriaco.... un verso di Paola Cordeschi

Mi ride il cuore ubriaco.... un verso di Paola Cordeschi

"Un'anima ingombrante che dell’amore ha attraversato tutte le tappe: dalla nostalgia al pianto, dalla tenerezza al sorriso, dal desiderio al dolore ..."

Giovedi, 23/05/2019 - Ho l’abitudine di considerare la copertina di un libro come una porta spalancata sulle pagine che sto per leggere (tuttavia ciò non è sempre valido…).  La copertina che Paola Cordeschi ha scelto per questa sua prima silloge - L’amore è crudele, ed. Pagine, 2019 - è un’elaborazione grafica da La valse di Camille Claudel. Forse non tutti conoscono l’infelice vita di questa grande artista, scultrice, sorella del celebre poeta Paul, allieva e amante di Auguste Rodin, che ha finito i suoi giorni in manicomio.
Bellissima scultura quella di Camille in cui la donna si abbandona alla stretta dell’uomo che la sovrasta e la stringe tra le sue braccia mentre avvicina il volto alla sua spalla per baciarla o…per morderla? L’amore - che è in gran parte l’oggetto di questa silloge - è senz’altro un valzer, ma un valzer in cui uno dei due è vittima: ecco l’abbraccio mortale reso dall’ombra nera dell’uomo che attanaglia la compagna. Valzer di Camille, valzer di Paola. Sì, perché l’amore è crudele, dice Paola, le parole dell’amato sono crudeli, la tenerezza è crudele, l’amore assoluto non ha pietà.
Paola, quest’anima ingombrante che dell’amore ha attraversato tutte le tappe: dalla nostalgia al pianto, dalla tenerezza al sorriso, dal desiderio al dolore (o lamento o pianto), dalla memoria (o ricordo) al sogno, dallo strazio alla gelosia. A questo proposito vorrei ricordare i versi di Paul Géraldy (1885-1983), tratti da Toi et moi (Tu e io), pubblicato un anno prima dello scoppio della grande guerra.Trentatré deliziose poesie d'amore che costituiscono la storia in versi di due fidanzati, raccontata dalla viva voce di un giovane che si rivolge all’amata. Il lettore rivive, come nella silloge di Paola, tra gli altri, un sentimento come la gelosia in cui tutti si possono riconosce-re:

Sono geloso. Tu ora sei in compagnia
io sono qui e sono tutto solo!
(…) Pure
sono geloso, geloso di saperti
laggiù, con questa primavera (…).


Paul Géraldy, Tu e io, Bur, 2000, p. 47.

Badate bene, il cuore di Paola è attento, Paola non è Rossella O’Hara di Via col vento che passa la sua vita inseguendo una visione ideale dell’amore, perdendosi dietro ad un uomo sbagliato che non può conquistare perché di un’altra, no, Paola è ben consapevole di quella che è la realtà, più misera / dei miei bisogni di volo (Don Quijote, p. 54). Sembra essere piuttosto la voce del Cantico dei Cantici:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.

(Cantico 8,6-7)

Paola sa chi ha di fronte, non si fa illusioni più di tanto:

Hai amato me
più di chiunque al mondo
perché ero tutta tua,
ma non mi avevi in pugno.


Orfani, p. 40.


O ancora:

Ma forse non sai che io
sono, la Regina di Saba:
forte indipendente,
tenace e temeraria.


Niente è più crudele, p. 119.

Insomma…un bel caratterino!

Da non dimenticare una forte componente sensuale in queste liriche, si parla apertamente di desiderio, di baci appassionati, di ebbrezza del piacere, di gemiti nell’orgasmo, l’autrice afferma che il sesso è amore (Il sesso è amore, p. 33).
Dicevo sorriso poc’anzi: ma quale è il sorriso di Paola? Non certo quello dello stupido, dell’ottimista a tutti i costi di cui parla Voltaire. No, il sorriso è il sorriso suo e quello dell’amato, che permea tutta la raccolta: il tuo sorriso che strappava il cuore (Confessione in giardino, p. 22); godendo il tuo riso (Gelosia, p. 24; Ed ora ci addormentiamo (…) in attesa del sorriso (Anche questo sogno stravolto, p. 28); Regalami un sorriso (…) il mio sorriso pieno d’allegria (Regalami un sorriso, p. 29) e soprattutto la curva del tuo sorriso (La curva del tuo sorriso, p. 105).
Il sorriso è quindi legato all’allegria (miei desideri di allegria, Oggi ho composto, p. 71) Spicchio di sole su bianche lenzuola, / fazzoletto di allegria (…) (Risveglio, p. 85); Mi sorprende l’allegria (p. 103 oppure alla gioia (la mia libertà / assomiglia alla gioia, Perché fuggi, p. 72); o infine all’ euforia (p. 103).
Si tratta di un atteggiamento nei confronti della vita sempre positivo, sempre fiducioso, di un’emozione sempre nuova e intatta. L’avventura amorosa è allegria, il sorriso restituisce l’uno all’altro in un rapporto che è comunque sempre fatto di scambi (uso frequentissimo del pronome noi). Amore per la vita. Pensate, sorride anche la morte, sorride con i denti di ossa (Visita, p. 87)!
Paola soffre per amore, è chiaro,

ma il dolore
non altera la gioia
anzi fa parte d’una felicità
che mi prende al mattino
quando cammino
nel sole o nella pioggia,
e la sera ritorna
nella mia solitudine di casa.


Ci son anche le belle sezioni dedicate ai profili di parenti (padre, madre, sorella, figli), alle amiche e ai luoghi prediletti dove il cuore è nato e cresciuto (Santa Marinella, Micene, Castel Sant’Angelo, Casa di famiglia, Casale del Pasqualino). Nella prima sezione si avvertono complicità, mistero, intimità ma anche incomprensioni, cose non dette, incapacità da parte di chi sta vicino alla poetessa di accogliere le sue inquietudini.
I luoghi, poi, sono quelli dove il cuore si è svegliato all’eccitazione della vita, dove Paola ama passeggiare oppure posti in cui desidera perdersi: ovunque un senso caldo della natura, fresco, partecipe, natura omeopatica. Si legga a questo proposito Casale del Pasquino (p. 96).

Nella sezione intitolata Seguendo il cambiamento, spicca la metafora del treno:

Si stacca il treno dalla banchina
ed io con lui
verso quest’avventura
di non aver timori,
mentendo a tutti,
rischiando la sconfitta
che non mi turberà.

Controvento, p. 106.

Mi piacciono i treni,
suggeriscono storie
avventurose (…).


Mi piacciono i treni, p. 107.

(…) seguendo un cammino / ogni volta più arduo.

Ho amato un solo uomo, p. 109.

Treno visto come avventura e come opportunità per raccontare storie. Il treno, nell’esperienza e analisi dei sogni, si iscrive tra i simboli dell’evoluzione, del destino. Ricordo quel sentimento della vita di cui parlavo poc’anzi: ebbene va lanciato verso quel viaggio chiamato amore:

“Vogliamo intanto vederci per un giorno a Marradi? Se non v’annoia troppo, se non siete troppo lontano. Io potrei venire, mettiamo, mercoledì o giovedì, col primo treno (8.55), e voi dirmi dove mi aspettereste. Credo che ci si riconoscerebbe facilmente”.

Sibilla Aleramo-Dino Campana, Un viaggio chiamato amore, Feltrinelli, 2000, p. 48.

Vorrei terminare con la bella metafora della tortora: il lamento della tortora è il suono del mio pianto (…) (Confessione in giardino, p. 22), la tortora è uccello messaggero del rinnovamento ciclico, presso gli Indiani della Prateria. È la tortora che porta nel becco il ramo di salice con le foglie, cosa che apparenta il suo simbolismo a quello della colomba. Nei geroglifici egiziani, corrispondeva all’uomo leggero, che ama la danza e il flauto. Perché Paola ama vivere e vivere sempre di emozioni belle e profonde.

Fausta Genziana Le Piane

Link Esterno

Lascia un Commento

©2017 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.6292 del 7 Settembre 2001 - P.IVA 00906821004
Privacy Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®