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Marcella Corsi. L'albero delle parole

Marcella Corsi. L'albero delle parole

- Versi che cercano il sorriso, la luce, la speranza di pace

Benassi Luca Lunedi, 17/10/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Ottobre 2016

C’è un’insistenza vegetale nella poesia di Marcella Corsi, la quale in più parti della sua opera e in occasioni pubbliche ha confidato la passione per l’ecologia e il suo amore per le piante e la natura. Del resto, il dato saliente dei versi di questa appartata poetessa milanese, ma romana d’adozione, è la tensione alla vita delle piante, degli animali, ma anche delle cose, delle situazioni, degli affetti. Vi è un continuo germogliare, proliferare, gemmare, fiorire, non solo della vegetazione che pure tanta parte ha nella produzione di Corsi, ma in generale di ciò che appartiene all’umano, della vita e delle relazioni, delle quali si cerca di colmare i vuoti, di avvicinare i lembi, di cucire gli strappi. La natura, soprattutto quando si fa domestica e riesce a interagire con la bontà e la sapienza dell’essere umano, è grande specchio e metafora dell’esistere. In essa si coglie il transitare delle stagioni della vita, il continuo rinnovarsi dalle paludi della distanza e della morte, in una prospettiva che cerca di inserire l’individuo in un contesto di armonia con l’ambiente che lo circonda. Questa poesia mette insieme l’attenzione per la natura con l’arte, il suono, e l’immagine; delinea un concetto ampio di bene comune, che se pur visto in una prospettiva laica, non è esente da una forte spiritualità. È questa tensione alla pace a essere il fulcro armonico dei versi di Corsi. Ne emerge una scrittura sinestetica, nella quale il colore si fa suono, l’abbracico cerca la dolcezza semplice del gesto, la ricerca dell’ignoto della natura è prima di tutto stupore e rispetto. In una letteratura del Novecento dove il dolore è l’incontrastato protagonista, questi versi cercano il sorriso, la luce, la speranza di pace, senza necessariamente scomodare il divino, ma nella consapevolezza che nella cultura e nell’arte, e nei valori del rispetto dell’ambiente naturale e civile nel quale viviamo, sono da trovare i semi della crescita e dell’incontro con l’altro.

Marcella Corsi si occupa di poesia e traduzione di poesia, saggistica e critica letteraria. Ha scritto saggi di antropologia storica e valorizzazione dei beni culturali. Tra le pubblicazioni di poesia: “Cinque poeti del premio Laura Nobile” (1992), “Hanno un difetto i fiori” (1994), “Distanze” (2006), “Il vento, il riso, il volo. Versioni dai Poems di Katherine Mansfield” (2010). È redattrice del semestrale di ricerca e cultura critica ‹‹Poliscritture››.







Se hai parole dimmi gli occhi del mandorlo

le sue minuscole labbra marroni di terra

spediscimi a volo di tordo ciocche vive

i suoi capelli di foglia, ti renderò

affrancato di corteccia un pensiero

forte del suo fiorire ( ma non tagliarli

troppo corti: son così belli

e odorosi, lucenti i suoi capelli ricci…









Ancora rimani si può ascoltare

ritmati di cicale nel cassettone d’acero

tarli nel trave e – privilegio del letto

insonne – un tentennare d’antenne in amore



t’ho preparato una stanza ch’è tutta

d’erbe ed un letto silenzioso di lini

e menta e more sui comodini



Non ha tempo decisi la notte, viaggia

senza definizioni così potresti

prendere senza fretta anche i tuoi sogni

potresti per un poco rimandare







nessuna sconcezza nell’impossibile agire



Quando nemmeno gli occhi sembrano

poterti toccare quando il respiro conosce

breve superficie al raccontare

tanto in superficie che rattrista

quando neppure le ali, fatte salve le altrui

escursioni musicali ( ci vuole almeno

– a ravvicinare – l’impasto brutale di talune

ravvicinate contraddizioni )



allora vorrei cavalcare in scioltezza

lieta un tuo lieto sguardo





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