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L’uomo dal cuore di ferro

L’uomo dal cuore di ferro

Dietro a un uomo capace dei crimini più efferati nonché della progettazione a tavolino di uno sterminio razziale c'era una donna, Lina Von Olsen

Lunedi, 04/02/2019 - "L’uomo dal cuore di ferro”
di Adriana Moltedo esperta di Comunicazione e Media

"L’uomo dal cuore di ferro", (trailer) un film sull’eroismo della resistenza e la difesa dell’umanità, racconta del gerarca più spietato del Terzo Reich, Reinhard Heydrich, che controllava il sistema di polizia e di sicurezza della Germania nazista, e esercitava un enorme potere e durante la seconda guerra mondiale come Direttore Generale per la Sicurezza del Reich.

Svolse funzioni di direzione dell'apparato repressivo contro oppositori del regime, etnie "nemiche", minoranze ed ebrei.

Tratto dal capolavoro di Laurent Binet HHhH “il cervello di Himmler si chiama Heydrich” romanzo vincitore nel 2010 del prestigioso Prix Goncourt du Premier Roman: è la narrazione di un fatto storico, un attentato contro un gerarca nazista, che fu l’unico riuscito ai danni di ufficiali e gerarchi SS nel corso della Guerra.

Da Londra, dove il governo ceco è esiliato, parte contro di lui l'offensiva progettata dalla Resistenza che culminerà nell'Operazione Antropoide. Ai coraggiosi paracadutisti Jozef Gabcik e Jan Kubis, uno slovacco e l'altro ceco, viene affidato l'incarico dell'esecuzione, avvenuta nel 1942 .

Il gerarca nazista, ideatore della soluzione finale degli Ebrei, sembra essere il protagonista ma perde via via la ribalta, lasciando la scena ai suoi attentatori, mentre l’operazione “Anthropoid” si dispiega con la suspence incalzante del thriller. La sensazione è quella di scoprirla per la prima volta, in tutta la sua trascinante forza narrativa e nella sua drammatica verità documentaria, grazie alla sapiente regia di Cédric Jimenez,

I dettagli e la cura della fotografia di Laurent Tangy pongono in risalto aspetti umani con grande maestria consentendo di centellinare gli aspetti più soggettivi, psicologici, relazionali e umani e dall’altra di seguire e mettere insieme i pezzi dei fatti.

La narrazione, a cavallo tra storia, ossessioni e perversioni, non è cronologica e lo spettatore è direttamente coinvolto nella ricostruzione storica che risulta intensa.

La vita dei due uomini, Jozef Gabcìk e Jan Kubis, dal reclutamento, all’addestramento, al viaggio a bordo di un Halifax, alla meticolosa preparazione dell’agguato di via Holesovice, quando faranno la loro comparsa altri personaggi, tra cui il traditore, è seminata con scene retrospettive emozionanti.

Un film che riesce ad amalgamare suspense e tormento senza mai allontanarsi dalla verità storica e dalla memoria e che pone l’occhio su un dilemma etico, la lotta del bene contro il male.

Jack Reynor, riferendosi all’eroe che ha impersonato, ha commentato: “Non si può stare a guardare i connazionali perseguitati in modo tanto disumano, senza fare nulla”.

Ma in tutta la prima parte del film è fondamentale Lina Von Olsen, colei che diventerà la moglie del Gerarca, interpretato da Rosamund Pike. Sarà lei sposandolo a spingerlo alla carriera spietata. Lui è cacciato dalla marina con disonore per aver intrapreso una relazione violenta con la figlia di un suo superiore.

Lei sposandolo lo libererà e lo spronerà alla carriera terribile.

Dunque il personaggio più interessante è la moglie del Reichsprotektor, iscritta della prima ora al Partito nazista, ancor prima del futuro marito, oltre che fervente hitleriana.

La donna lo introdusse all’ideologia nazista e lo presentò ai vertici delle SS, presso i quali lui si fece notare subito per l’approccio pratico e lo spirito risoluto, nonché per il “cuore di ferro”.

Dietro a un uomo capace dei crimini più efferati nonché della progettazione a tavolino di uno sterminio razziale stava una donna che gli aveva consentito l'incontro con Himmler contando su una sua folgorante carriera.

Ma Reinhard, interpretato da Jason Clarke, diventa man mano più arido, anche se innamorato e devoto alla moglie, padre premuroso e amante della musica, si estranea sempre di più dagli affetti familiari per dedicarsi al lavoro, assecondando la sua ambizione. La"banalità del Male" trova in lui un esponente di spicco.

Questa è l'ascesa a un potere assoluto di vita e di morte di un uomo mediocre e, da un certo punto in avanti, segue le vicende di coloro che decisero di mettere in gioco la propria vita per fermarne la feroce protervia.

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