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LAIGA e applicazione L. 194: la sentenza del Consiglio d'Europa

LAIGA e applicazione L. 194: la sentenza del Consiglio d'Europa

In Italia le donne non possono esercitare il diritto all'IVG e i medici non obiettori sono discriminati. Lo ha chiarito anche il Consiglio d'Europa

Martedi, 12/04/2016 - Riceviamo e volentieri pubblichiamo.



Il Consiglio d'Europa ha stabilito oggi, per la seconda volta, che



- in Italia viene negato il diritto delle donne alla salute per le difficoltà che incontrano per accedere all'aborto, a causa del numero di medici obiettori di coscienza

-  i medici non obiettori vengono discriminati sul lavoro




“Il lavoro dei medici che praticano gli aborti è costantemente minato da un atteggiamento ostativo da parte di medici e personale obiettore di coscienza – dichiara Silvana Agatone, presidente di Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78) – e oggi lo ha ribadito anche il Consiglio d'Europa”.

Per la seconda volta infatti all'Italia viene contestato di negare alle donne il diritto previsto dalla legge 194/78 di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) e di discriminare medici e personale medico non obiettore di coscienza, che sono vittime di “diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti”.



L'organismo europeo ha quindi dichiarato "ammissibile" un ricorso della Cgil sulla violazione dei diritti alla salute delle donne, in un Paese in cui - secondo la relazione del ministero della Salute del 2013, la media nazionale dei medici obiettori di coscienza, che quindi rifiutavano di praticare l'Ivg, è del 70 per cento, con picchi fino al 90 per cento in alcune Regioni, come Molise e Basilicata. A questo si aggiunge l'obiezione di struttura: in alcuni ospedali il personale obiettore di coscienza rappresenta il 100 per cento, costringendo le donne alla ricerca posto in altre strutture, a volte in altre Regioni, a volte addirittura all'estero.



Già due anni fa, l'8 marzo del 2014, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d'Europa aveva ufficialmente riconosciuto che l'Italia violava i diritti delle donne a causa dell'elevato e crescente numero di medici che rifiutavano di praticare Ivg. Il ricorso il quel caso era è stato presentato contro l’Italia da Laiga e dall’associazione non governativa International Planned Parenthood Federation European Network (IPPF E N) al fine di accertare lo stato di disapplicazione della legge 194/1978 e il Comitato Europeo aveva accolto tutti i profili di violazione prospettati.



“A noi pochi medici rimasti ad applicare questa legge viene reso ancora più difficile il lavoro – prosegue Agatone – Come presidente di Laiga posso testimoniare di decine di episodi che mi vengono su tutto il territorio italiano. Ad esempio c'è il caso di un collega in una struttura pubblica di Napoli al quale il personale ospedaliero non lavava i ferri con i quali operava gli aborti e che per poter continuare gli interventi era stato costretto a lavarseli da sé, sottraendo tempo prezioso alla professione. Oppure del medico messo sotto inchiesta in Calabria per aver praticato un aborto terapeutico, cioè per motivi di salute oltre i 90 giorni, fattispecie del tutto prevista dalla legge. O anche dell'ospedale pugliese, dove le portantine rifiutavano di spostare le barelle con le pazienti che dovevano sottoporsi all'Ivg e i medici erano costretti a trasportarle in sala operatoria per conto proprio. Senza dimenticare tutte le volte in cui i non obiettori vengono richiamati dalle ferie perché altrimenti non ci sarebbe nessuno ad eseguire le Ivg”.



“Purtroppo non posso essere più specifica sui nomi delle strutture ospedaliere né su quelli dei singoli medici discriminati perché loro subirebbero ritorsioni e troverebbero ancora maggiori difficoltà a eseguire il proprio lavoro. E questo credo che offra una buona fotografia della situazione surreale nella quale ci troviamo ad operare. Noi – conclude amaramente Agatone – gli unici che tutelano la salute delle pazienti, siamo costretti a nasconderci e rappresentiamo ormai una sparuta minoranza”.





COSA DICE LA LEGGE 194/79 SULL'OBIEZIONE DI COSCIENZA



Artcolo 9:



Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell'obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall'entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall'assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l'esecuzione di tali prestazioni.



L'obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale.



L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento.



Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale.



L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.



L'obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l'ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l'interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.



LAIGA – CHI SIAMO

L'associazione LAIGA nasce dall'impegno di un gruppo di ginecologi non obiettori: la dott.ssa Silvana Agatone e la dott.ssa Concetta Grande, del servizio Applicazione legge 194/78 dell'Ospedale Sandro Pertini Roma; il dott. Franco Di Iorio e il dott. Marco Sani, del servizio Legge 194/78 del Policlinico Casilino Roma. Da anni ci riuniamo insieme ad altri, pochi operatori non obiettori del Lazio. Lo scopo di queste riunioni è contarci, conoscerci e cercare di migliorare e salvaguardare l’applicazione della legge 194, perché finora non vi è alcuna lista né alla Regione Lazio né al Ministero della Salute nella quale risultino i centri e gli operatori che applicano la Legge 194. Ultimamente abbiamo registrato un grande aumento degli attacchi a questa legge, tutto ciò ci ha fatto molto riflettere e ci ha fatto riaffiorare la volontà di fondare un'associazione.

Cosi' il 10 giugno 2008 è stata fondata L.A.I.G.A.:

Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione legge 194.




UFFICIO STAMPA: Elis Viettone

elis.viettone@gmail.com

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