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La vita della poesia

La vita della poesia

Francesca Piovesan - Una discesa nell’abisso dell’amore, del dolore, della morte, della natura

Benassi Luca Lunedi, 20/06/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Giugno 2016

La poesia, al pari di un testo sacro, può essere letta all’infinito, in epoche della vita e in contesti diversi, ogni volta offrendo la scintilla di un pensiero o di un’emozione che alla lettura precedente erano rimasti nascosti, che non si era riusciti a cogliere. Questo perché la poesia è frutto di un dialogo continuo e sempre diverso fra la parola e chi la legge, fra il suono e l’orecchio di chi l’ascolta.

La raccolta di esordio di Francesca Piovesan, pubblicata nel 2015 da Giuliano Ladolfi Editore, sembra richiamare fin dal titolo “Una vita, tante vite” questa necessità di una continua rilettura, di una discesa nel profondo che da una vita ne fa gemmare altre, come semi nascosti al centro del vaso, pronti a germogliare. La scrittura di Piovesan è limpida, cristallina, di una chiarezza a tratti disarmate, come osserva Giulio Greco nella prefazione al volume, ma in questa semplicità apparente nasconde la profondità di una ricerca nelle contraddizioni della vicenda umana, un affondare nell’abisso dell’amore, del dolore, della morte, della natura. Insomma, dietro la facilità del linguaggio, comunque mai banale ma sempre controllato negli esiti formali, si celano un pensiero forte, un esercizio del dubbio e della fede per fare i conti con le domande che da sempre attanagliano il genere umano. Si leggano i testi che aprono il libro, dedicati alla tragedia del Vajont e alla figura del Crocefisso, nei quali il «brivido della morte» dell’onda di fango sembra trovare una via di fuga nel «buio che si fa luce» del Cristo coronato di spine, già presago di una prossima resurrezione. Analoga tensione è rinvenibile nelle poesie più sentimentali, dedicate all’amore, al ricordo, alla ricerca di un’armonia che sappia coniugare la lontananza della persona amata con il desiderio più vero e bruciante. Più distesi sono i testi di argomento naturalista, dedicati alle stagioni, al loro passaggio come specchio della condizione umana. Anche in questi, tuttavia, la poetessa è sempre alla ricerca di una smagliatura, di un varco montaliano verso la luce che possa dare senso al faticoso cammino della vita: «Nell’amorfo torpore/ di una profonda afflizione/ ecco apparire due scaglie di mare./ Rifrangono riverberi smeraldo.» La poesia di Piovesan si fa leggere con attenzione e sentimento, anche grazie a una felicità del dettato che regala un lirismo puro, segno di una penna matura piena di passione.





Vajont. L’onda infame



D’un tratto

il buio

brivido di morte.

Occhi allucinati

sbarrati

nella notte.

Vento furioso

senza tempesta.

Parole sospese

in grida di terrore.

Volti strappati

alla vita.

Il tutto, il nulla.







Stagioni



In una danza perpetua

ondeggiano le stagioni

simili a desideri insoddisfatti.

Volteggiando leggiadre

al ritmo di quadriglia

si prendono per mano

e poi si lasciano.

La vita dell’uomo

prodigiosamente allietano

scandendo il tempo rapace.

Stagioni:

odori, colori, suoni

perpetuamente ondeggiano

cristallizzati in un attimo fuggente.







Lontananza



Io ti sento,

ti sento vicino.

Per un attimo

tutta mi pervadi.

Come sangue caldo

come dolce vino

mi ottenebri la mente

e un sopore mi prende.

Mi abbandono al ricordo

per amarti ancora.





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