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La pazza gioia e Wilde Salomé

La pazza gioia e Wilde Salomé

A tutto schermo - Diverte e commuove il nuovo film diretto da Virzì, co-sceneggiato da Francesca Archibugi. Originale interpretazione di Al Pacino, regista e attore di Wilde Salomé

Colla Elisabetta Lunedi, 20/06/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Giugno 2016

Dopo il successo alla Quinzaine di Cannes 2016, è uscito nelle sale italiane La pazza gioia, ultima creatura nata dal matrimonio professionale (e dall’antica amicizia) tra il regista e sceneggiatore toscano Paolo Virzì (Ovosodo, Tutta la vita davanti, Il capitale umano, La prima cosa bella) e la regista e sceneggiatrice Francesca Archibugi (Mignon è partita, Il grande cocomero, L’albero delle pere, Il nome del figlio). Se la regia di Virzì riesce a raccontare storie a tutto tondo ed a dirigere con acume attrici ed attori, fra quotidiana diversità ed aspirazioni/deviazioni sociali, il tocco della Archibugi è personalissimo nel disegnare il disagio e la complessità dei personaggi femminili entrando profondamente nel loro intimo, con delicatezza ed incisività: da qui scaturisce l’equilibrio e la godibilità di un film ben riuscito, nella forma e nella sostanza, che parla di psicopatologia della vita di tutti i giorni, cercando di non creare una demarcazione netta tra la linea della pazzia e quella della ‘normalità’. Le due protagoniste infatti, la fanfarona ed inarrestabile contessa decaduta Beatrice Morandini Valdirana (nel ruolo una Valeria Bruni Tedeschi in stato di grazia) e la fragile ex-cubista tatuata Donatella Morelli (una brava Micaela Ramazzotti), profondamente ferita dalla vita, sono entrambe approdate in una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, sottoposte a misure giudiziarie. Fra le due imprevedibili creature nascerà un’inattesa amicizia ed uno spregiudicato sodalizio che le condurrà ad aprirsi l’una all’altra ed a fuggire per qualche giorno, Beatrice in cerca di libertà ed emozioni forti, Donatella sulle tracce del figlio che le è stato strappato e dato in adozione: “Volevo che le due protagoniste facessero questo iter narrativo - racconta la Archibugi - un incontro, una fuga ed il ritorno a casa”. Il mondo reale, sembra uno dei temi del film, è pieno di follie e, come dice il regista: “Spesso le persone interessanti, da raccontare, sono quelle fuori degli stereotipi, quelle che sbagliano. Non bisogna aver paura dei matti, ma di quelli che ne hanno paura”. Da segnalare anche l’interpretazione di Valentina Carnelutti nel ruolo della psicologa ‘tosta’. Le musiche affidate a Carlo Virzì e le belle location in terra toscana completano una pellicola capace di far ridere e piangere, come si conviene all’arte del cinema.

 






Salomé bella e crudele


L’interpretazione, originale, di Al Pacino, regista e attore


 Vincitore del Queer Lion alla Mostra del Cinema di Venezia, arriva in sala il film sperimentale, scritto e diretto da Al Pacino, Wilde Salomé, il cui titolo gioca con le parole wild (selvaggio) e Wilde, cognome di Oscar Wilde, autore di Salomé, uno dei più controversi lavori del grande e sfortunato scrittore irlandese. Un po’ cinema un po’ teatro (‘Il mio obiettivo - afferma Al Pacino - è stato quello di unire la qualità fotografica del cinema, con l’essenza dell’acting propria del teatro’), il film racconta la storia di Salomé - interpretata dalla bellissima Jessica Chastain - figliastra del Re Erode, innamorata senza speranza del profeta Giovanni Battista, tenuto prigioniero dal perfido patrigno, che a sua volta è invaghito della giovane donna: in cambio di una danza seduttiva, la testa del Battista sarà tagliata. Distribuito da ‘Distribuzione Indipendente’ il film, disponibile anche in versione con sottotitoli, sperimenta una nuova modalità di doppiaggio, dove gli attori (fra questi, Gabriele Lavia, Ivana Pantaleo, Annamaria Guarnieri, Paolo Sassanelli) interpretano i propri personaggi attraverso voci autentiche e poco ‘raffinate’. Al Pacino, regista, racconta la sua ossessione per l’opera Salomé e per l’artista Wilde, interpretando come attore il doppio ruolo di sé stesso e di Re Erode.


Elisabetta Colla


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