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La lunga maratona per la parità

La lunga maratona per la parità

- Un bilancio sui traguardi raggiunti e sul cammino da fare. Servono ancora grande impegno e convinzione

Badalassi Giovanna Lunedi, 13/06/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Giugno 2016

Settanta anni fa milioni di italiane votarono emozionate per la prima volta. Da allora molto è cambiato sul ruolo delle donne nella nostra società e sulla loro presenza nelle posizioni di potere. Ma non abbastanza. È importante che le donne siano consapevoli di quanto raggiungere la parità dipenda da loro stesse. Nessuno ci regalerà l’uguaglianza, ma dovremo continuare a conquistarsela giorno per giorno.

Una stima del World Economic Forum[1] ha valutato che, andando di questo passo, in Italia si raggiungerà la parità tra ben 118 anni. Un dato che certamente fa venire i brividi e che ben riassume la complessità dalla condizione femminile nel nostro paese.


Per quanto sia opinione comune e condivisa che la parità di genere in Italia sia ancora più lontana da raggiungere rispetto ad altri paesi occidentali ed europei, è innegabile comunque che in questi 70 anni il ruolo delle italiane nella società sia comunque cresciuto, a cominciare dalla partecipazione politica: dalle 21 donne elette[2] nell’Assemblea Costituente nel 1946 siamo arrivate a 284 parlamentari nelle ultime elezioni politiche del 2013. Ben più significativo, forse, è il dato delle donne presenti nelle amministrazioni comunali in qualità di consigliere, sindache o assessore. Qui si misura infatti il peso effettivo delle donne nella classe politica italiana, più ancora che nel dato parlamentare che rappresenta il punto più alto ma anche più elitario di una carriera da amministratrice. Ebbene, gli archivi delle elezioni locali[3] ci restituiscono per i Comuni una presenza di donne che è salita da 8.556 amministratrici nel 1985 a 33.870 nel 2014. Una crescita quadruplicata, anche se insufficiente, essendo rimaste ancora il 26 per cento del totale.


Un altro dato interessante su cui riflettere ancora è che la classe politica femminile che abbiamo ora è il risultato ultimo di un cambiamento sociale che ha visto le donne affermarsi sempre di più nella vita pubblica, dove per vita pubblica intendiamo la vita che si svolge al di fuori delle mura domestiche, che riguardi lo studio, il lavoro o la partecipazione sociale. Negli ultimi anni[4] infatti si è registrata in Italia una crescita progressiva di presenza delle donne nella società: è aumentato in modo considerevole il numero di donne che studiano, sia tra le diplomate che tra le laureate. Se nel 1995 il tasso di partecipazione delle donne nell’istruzione secondaria superiore era il 79,7 per cento, nel 2011 si è arrivati al 94,5. Dato ben più vistoso quello delle laureate: nella fascia di età 30-34 anni il tasso di istruzione terziaria delle donne era del 18,4 per cento nel 1995 ed è arrivato al 29,1 per cento nel 2014. Un progresso, seppur ancora insoddisfacente e nonostante la crisi, si è visto anche nell’occupazione femminile: la percentuale di occupazione femminile è passata dal 37,5 del 1995 al 47,2 del 2015. Certo, pur sempre lontanissimo dalla media europea e dall’obiettivo di Lisbona del 60 per cento.


Non si può comunque non notare come la presenza delle donne nelle cariche politiche sia intrinsecamente legata ad una più generale crescita del ruolo femminile nella nostra società, e ad un aumento considerevole delle capacità femminili in termini di istruzione, lavoro e interesse per la “cosa” pubblica.


Con il passare delle generazioni, infatti, stanno anche aumentando le donne che si interessano di politica[5]: tra il 2006 e il 2015 la percentuale di donne che si informa di politica qualche volta alla settimana è passata dal 18,8 al 22,8.


Questi dati ci indicano un aspetto che non va sottovalutato: la crescita della presenza femminile nella società e nella politica dipende soprattutto dalla voglia, dalla preparazione e dall’interesse stesso delle donne. Molto spesso, infatti, le battaglie politiche e sociali per la parità e l’uguaglianza tra donne e uomini si concentrano sugli ostacoli e sulle discriminazioni esogene che impediscono alle donne di raggiungere la parità. È innegabile che tali impedimenti esistano e soprattutto resistano, ma è altrettanto chiaro che oggi le donne hanno delle possibilità impensabili per quelle che 70 anni fa votarono emozionate per la prima volta.


La parità, insomma, non la regala nessuno, ma può essere solo il frutto di un impegno quotidiano, prima di tutto da parte delle donne stesse, per migliorarsi, crescere, diventare sempre più forti, continuare a studiare non solo le materie “tradizionali” ma anche temi relativi ad esempio alla leadership, l’assertività, la gestione delle persone. Si tratta di crescere anche sotto quell’aspetto comportamentale che agli uomini viene insegnato sin dalla più tenera età ma che le donne devono imparare da grandi, e che rimane indispensabile sviluppare per accrescere il ruolo sociale e politico.


La strada per la parità, lo sappiamo tutte, è ancora lunga, ma la consapevolezza del percorso che è stato fatto ad oggi rappresenta un segnale di incoraggiamento e deve spingere a continuare a impegnarci, nella consapevolezza che raggiungere la parità dipende molto anche da come noi stesse sapremo lottare ogni giorno per conquistarla.







[1] Fonte: http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2015/rankings/




[2] Fonte: https://www.senato.it/documenti/repository/relazioni/libreria/Le%20donne%20in%20parlamento.pdf




[3] Fonte: http://amministratori.interno.it/AmmIndex5.htm




[4] Fonte: http://www.istat.it/it/archivio/16777




[5] Fonte: http://www.istat.it/it/archivio/16777





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