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L’archeotrekking femminista alla scoperta delle Alpi

L’archeotrekking femminista alla scoperta delle Alpi

Camminare in montagna sulle tracce della Grande Madre, tra storia e leggende. La proposta dell’associazione Sherwood per una vacanza ispirata alle civiltà alpine e montanare

Giovedi, 02/08/2018 - "Prendi quel sentiero che porta verso la cima della radura e sali per la salita nel bosco fino a che giungi sulla sua sommità; là troverai uno spazio aperto come una grande valle e nel mezzo un albero alto, i cui rami sono più verde degli alberi di pino più verdi. Sotto questo albero c’è una fontana e a lato della fontana una lastra di marmo…. ". Non si sfugge alla suggestione che suscitano le parole di Michela Zucca e al suo sguardo femminista sul mondo, parole cui si sono ispirati artisti, intellettuali e operatori turistici "di nuova generazione" che lavorano nell’arco alpino. Nel 2016 hanno fondato l'associazione Sherwood per “unire due (o più?!) sistemi di interpretazione del mondo. Far dialogare, cioè, modelli che raramente cooperano e che, spesso, nella cultura mainstreaming sono in conflitto”.
Michela Zucca, co-fondatrice dell’associazione che ha preso il via da Castel Madruzzo in Trentino, ci introduce ad un progetto affascinante che coniuga, su un percorso lavorativo, il punto di vista della creazione artistica con lo sviluppo territoriale delle zone rurali, della montagna e della foresta. “L’approccio - spiega Zucca - è quello della ricerca scientifica, storica, antropologica finalizzata alla creazione di opportunità formative che creino posti di lavoro e favoriscano la permanenza, se non il ritorno, della popolazione in zone fragili”. 
Il legno è l’elemento vivo intorno a cui ruota l’dea progettuale, in quanto “elemento che da sempre fa parte della civiltà dell'uomo, ritornato di estrema attualità con le nuove richieste di materiali e di fonti di energia rinnovabili”. Ecco quindi che Sherwood è la naturale designazione di un’idea di habitat naturale in cui la coscienza di comunità vede nella donna il soggetto centrale di “autosviluppo, valorizzazione e uso di risorse interne al territorio”. Vedere e provare per credere; il prossimo appuntamento, per appassionati e neofiti, è dal 17 al 19 agosto 2018.

Come nasce questa iniziativa?
Ci siamo ispirati all’esperienza di Renato Fasolo, un vecchio amico archeologo che, facendo una scelta controcorrente già trent’anni fa, comprò un pezzo di montagna in una delle zone archeologicamente più interessanti dell’arco alpino, l’altopiano della Lessinia, che si trova fra il Veronese e il Vicentino. Lì ricostruì un villaggio neolitico, Archeoland-Lupo Azzurro, aprendolo poi alle scuole, alla gente del posto, ai turisti e a tutti quelli che avevano voglia di capire come effettivamente vivevano le tribù delle Alpi.
Abbiamo strutturato un percorso attraverso un cammino che prevede la riscoperta di antiche piste celtiche, riutilizzate dai Romani e poi dai popoli cosiddetti barbari, accolti in funzione anti imperiale ed anti vescovile dal IV secolo in poi. Un cammino da fare a piedi e calibrato su quello che ormai viene considerato il cammino per eccellenza: quello di Santiago di Compostela.

C’è uno specifico pubblico a cui vi rivolgete in particolare?

Pensiamo a tutti. Noi non andiamo in giro in trekking per far turismo. Neanche per fare sport. Entrambe le cose c'è chi le fa molto, ma molto meglio di noi. Noi cerchiamo di portare avanti una scuola di conoscenza del territorio che consenta di conoscere la storia della nostra gente: di quelli che hanno abitato la montagna per millenni, che hanno conservato gli ecosistemi, che hanno lottato contro i poteri centrai di ogni tipo e colore. Noi raccontiamo le storie delle donne che non si sono mai arrese, e che hanno retto le sorti delle loro comunità. E non lo facciamo per amor di cultura (o quanto meno, non solo): noi pensiamo
che in montagna si apriranno spazi di libertà che ci permetteranno di combattere Potere, Patriarcato e Capitale. L’arkeotrekking è una forma di conoscenza profonda delle culture che si sono sviluppate in quota,
legate alle Madri Antiche, che coniuga visite ai musei, turismo a piedi e passeggiate in montagna. È anche un percorso iniziatico che richiede fatica, impegno e pazienza, tempi lunghi e adattamento ai ritmi arcaici
della natura. Per questo con noi camminano tutte e tutti: anche se - chiaramente - è faticoso, perché la montagna ha salite e discese, necessita di scarpe pesanti e può anche piovere, far freddo, o far caldo: ma con noi non è necessaria un'esperienza atletica, basta avere buona volontà e un pizzico di resistenza.

Perché proponete di andare sui 'Sentieri delle Madri Antiche'?
Prima di tutto, perché siamo femministe, e pensiamo che è ora di raccontare anche la "nostra" storia, quella dimenticata e nascosta dal patriarcato. Per cercare di ritrovare i segni della Grande Madre sul territorio alpino la prima cosa da fare è analizzare il sito in cui si sospetta una presenza della Dea, simbolica, archeologica, mitica, leggendaria o cristianizzata. Perché anticamente, non era tanto l’immagine ad essere adorata e caricata di significati, ma il luogo, che era dotato di particolari proprietà o era pervaso da una presenza numinosa (spesso una sorgente, a significare le acqua della vita e del parto), che veniva poi sacralizzato e identificato con il posizionamento di un segno (una pietra incisa, una stele, una testa scolpita), talvolta ai piedi dell’albero sacro (a simbologia fallica) e poi recintato, in modo da creare una radura sgombra nel profondo della foresta. Tracce del culto reso alla trinità pietra-albero-sorgente si possono scorgere nel più remoto passato, e sono ancora presenti in moltissime chiese e santuari cristiani. Diverse decine di persone hanno partecipato ai trekking. Molte centinaia sono state raggiunte dalla comunicazione. Parecchi, dopo l’iniziativa a cui hanno preso parte, sono passati a trovarci, hanno condiviso giornate e lavoro con noi, rafforzandoci nell’idea che la casa di Castel Madruzzo, in Trentino, si trasformerà in un centro di iniziative e di studio sull’economia di autosussistenza (in funzione di sabotaggio di quella del capitale) e per la conoscenza delle civiltà egualitarie alpine e montanare, che sono andate avanti millenni su principi come la cura del territorio, il lavoro collettivo e il controllo sociale interno senza polizia né tribunali.

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Le acque sacre: tra storia, simboli e leggende
Vicino al santuario, esiste una sorgente, l’Acqua della Madonna: si dice che il liquido faccia particolarmente bene per la vista: l’usanza è di sfregarsi gli occhi e la fronte con l’acqua della fontana della Vergine….
In moltissime chiese legate alle Madonne, si troveranno leggende e tradizioni analoghe, collegate alla riacquisizione della vista e della salute. L’acqua inoltre, è elemento atavicamente femminile, simboleggia
fecondità e purificazione (due categorie che sono diventate antitetiche solo con il cristianesimo, ma non lo erano affatto nelle religioni arcaiche).
Forse non esiste simbologia più antica, e più universale, di quella legata all’acqua: acqua del cielo, che rende possibile, ogni anno, il rifiorire della vegetazione, quindi la produzione del cibo per gli animali e per gli uomini, ovvero la sopravvivenza; acqua del parto, acqua di vita, che nutre il bambino nel ventre della madre, che, generazione dopo generazione, perpetua nel tempo la razza umana; acqua dalle viscere della terra, acqua di sorgente, che disseta la gente e le bestie, che proviene, come quella del parto, dal corpo della Madre; acqua che cura, di buona salute, prima medicina della storia dell’umanità assieme all’imposizione delle mani e al canto. Le fonti sono state sacralizzate fin dai primordi: il luogo di fede
celtico per eccellenza è in una radura in cima ad una montagna, con un albero sacro al centro, una stele di pietra simbolo della divinità (le rocce sono le ossa della terra….), e una sorgente. Cesare e gli autori
latini testimoniano lo stupore degli abitanti delle sconfinate foreste europee nel vedere che i romani “rinchiudevano Dio fra quattro mura”. Il culto dei pozzi e delle fonti termali, specialmente se alla sorgente
di grandi correnti d’acqua o di fiumi, non può essere separato dal culto della Dea, singola o tripla, nella sua forma di dispensatrice di vita e protettrice della salute. Spesso i fiumi hanno nomi di Dea o le Dee locali hanno nomi di fiume: e comunque, anche quando si è perduto il ricordo della divinità, conservano appellativi femminili: la Senna come la Dora, la Mera come la Brenta.
Nei siti magdaleniani francesi di Montespan (Alta Garonna) e Tuc d’Audobert (Ariège) un corso d’acqua scorre dall’imboccatura della grotta in cui furono rinvenuti alcuni fra i più meravigliosi reperti dell’arte
preistorica. Molti santuari di grotta precristiani contengono laghi e fiumi sotterranei, ed esiste una marcata corrispondenza fra i santuari di grotta decorati del Paleolitico Superiore e le fonti minerali e termali .
Millenni dopo, con la scoperta dei metalli, nelle sorgenti e nei pozzi sacri si gettavano offerte in ferro: il più delle volte, si tratta di armi, lance, coltelli, punte di frecce: perché la Dea della salute era anche la Dea della guerra. Oggi significativamente, se ci si ricorda di lasciare qualcosa alla fontana, è una moneta che viene regalata allo spirito del luogo….
E mentre l’albero e la stele si sono perse nei secoli, in seguito a condanne e persecuzioni (il Concilio di Arles già nel V secolo condanna “la religione degli alberi, delle pietre e delle sorgenti”), la credenza nella sacralità e nei poteri terapeutici delle acqua magiche sono tuttora vivissimi.
La posizione di gran parte dei santuari di cura e di speranza della ritualità cristiana, legati alla Madonna, e la presenza dell’acqua che viene dalle profondità della terra, tramandano un’origine molto più antica di quella cristiana: ricordano un luogo sede di una spiritualità legata alla natura e alla maternità, al nutrimento e alla protezione, a riti che fanno sparire la paura davanti alle avversità e ai dispiaceri che nel corso dell’esistenza bisogna affrontare.

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