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La battaglia polacca contro l'aborto

La battaglia polacca contro l'aborto

Polonia - Il governo e la Chiesa polacca vorrebbero arrivare al divieto assoluto dell’aborto, cancellando la legge vigente, in no-me dei principi della morale cattolica

Cristina Carpinelli Lunedi, 17/10/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Ottobre 2016

Una delle promesse fatte dal partito “Diritto e Giustizia” (in polacco Prawo i Sprawiedliwość, abbreviato in PiS), nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche dell’ottobre 2015, è stata l’abolizione totale del diritto di aborto, in linea con la più ampia campagna di ritorno alle tradizioni cristiane e di difesa della famiglia tradizionale.

Come è noto questo partito, conservatore e cattolico integralista, ha poi vinto la corsa elettorale ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Dopo la presidenza, conquistata con Andrzej Duda (esponente del partito “Diritto e Giustizia”) a maggio 2015, il PiS è riuscito a impadronirsi anche dell’esecutivo che, grazie al 37,58% dei voti ottenuti, è “monocolore”. Un fatto mai accaduto nel Paese dalla fine della Guerra Fredda in poi.

Dopo la schiacciante vittoria, la neo-premier, Beata Szydło, e il leader storico del PiS, Jarosław Kaczyński, hanno subito messo in campo la revisione della legge 1993 sull’interruzione di gravidanza, che è tra le più restrittive in Europa. Questa legge, considerata un compromesso al ribasso dalla gerarchia ecclesiastica polacca, riconosce il diritto d’abortire (sino alla 25ma settimana di gravidanza) alle donne che lo chiedono, ma solo in casi estremi: se la gravidanza è frutto di uno stupro o incesto, se il feto ha gravi malformazioni o se gravidanza e parto possono mettere in pericolo la vita e la salute della madre. Attualmente, in Polonia, l’aborto è considerato un reato penale sanzio-nabile con una pena massima di otto anni di carcere per il medico che lo esegue, ma non per la madre.

Eppure, il governo, con il pieno appoggio della Chiesa polacca, vorrebbe cancellare queste eccezioni per arrivare al divieto assoluto dell’aborto in nome dei principi della morale cattolica, rendendo, di conseguenza, impossibile qualsiasi interruzione legale della gravidanza: “la difesa del nascituro va sopra ogni altra cosa”. “Dobbiamo e vogliamo restaurare il primato dei valori cristiani di difesa della vita, e distanziarci dal comodo mainstream dell’Europa secolarizzata” - hanno sostenuto gli esponenti del nuovo governo. La scelta del PiS fa seguito a un appello lanciato dalla Conferenza episcopale polacca, che ha chiesto “la piena protezione del nascituro - impossibile con la legge attuale”.

Il 3 aprile 2016, mentre in tutte le chiese del Paese i sacerdoti leggevano l’appello della Conferenza episcopale polacca, in cui si chiedeva alle autorità politiche di difendere la vita fin dal concepimento, alcuni gruppi di donne hanno abbandonato la messa (video ). Ci sono state, inoltre, nello stesso giorno, manifestazioni in piazza di protesta, a cui hanno partecipato migliaia di persone che sventolavano una gruccia, simbolo dell’aborto clandestino. A sostegno della protesta, le mogli degli ex tre presidenti polacchi, Danuta Wałęsa (il cui marito è lo storico leader del sindacato indipendente Solidarność - Lech Wałęsa), Jolanta Kwaśniewska e Anna Komorowski, hanno pubblicamente preso posizione contro la proposta del governo, fiancheggiato dalla Chiesa, con una lettera, in cui è scritto: “Vediamo con grande preoccupazione l’idea di abbandonare il compromesso relativo alla legge anti-aborto del 1993 (…) Ogni aborto è una tragedia, ma non vogliamo aggravare la tragedia delle donne obbligandole a dare alla luce i figli di uno stupro o obbligandole a rischiare la vita e la salute o la vita e la salute dei loro figli”.

Allarmate dal clima teso che si era venuto a creare nel Paese, alcune organizzazioni cattoliche conservatrici hanno deciso di raccogliere 100mila firme (numero minimo necessario) per presentare al governo un disegno di legge d’iniziativa popolare sul tema dell’aborto, che preveda la sua autorizzazione nel solo caso in cui sia necessario per salvare la vita e preservare la salute e la dignità della madre. La prima ministra Beata Szydło, pronunciandosi su questa legge d’iniziativa popolare, ha risposto: “Ogni deputato voterà in linea con la propria coscienza. Al momento non posso parlare del disegno di legge, perché questo disegno di legge ancora non esiste. La mia opinione è che sì, sono favorevole a questa iniziativa”. L’iniziativa era scaturita non solo a seguito delle numerose proteste di piazza contro la proposta governativa di divieto assoluto dell’aborto, ma anche dopo i risultati di due importanti sondaggi (Istituto polacco di sondaggi d’opinione - CBOS) compiuti a marzo e maggio 2016, i cui dati erano stati pubblicati dal quotidiano “Gazeta Wyborcza”. Il primo sondaggio indicava che il 69% dei polacchi considerava l’aborto immorale e inaccettabile. Allo stesso tempo, però, alto era il sostegno per l’interruzione di una gravidanza nel caso in cui la vita e la salute della donna fossero state in pericolo (87%). Solo il 14% degli intervistati si era espresso a favore di un divieto totale. Il sondaggio più recente confermava questa tendenza d’opinione: l’84% degli intervistati si era dichiarato a favore dell’aborto, in caso di pericolo per la vita della madre, il 76% - in caso di rischio per la sua salute, il 74% - in caso di gravidanza frutto di un incesto o stupro. Per l’81%, l’aborto non era giustificabile a causa della cattiva situazione finanziaria della madre, e per il 78% semplicemente per il rifiuto della donna ad avere un figlio.

Barbara Nowacka, femminista e leader della coalizione di opposizione “Sinistra Unita” (ZL), ha subito criticato il governo della Szydło: “…la Polonia ha fatto molti passi indietro. Problemi come quello della parità di genere sembrano essere improvvisamente cancellati”. Tuttavia, le numerose manifestazioni di strada e la protesta virale di migliaia di donne polacche sui social network contro le radicali posizioni anti-abortiste, hanno costretto il governo a fare marcia indietro. Sia la premier Beata Szydło, sia il presidente del PiS Jarosław Kaczyński, consapevoli del possibile calo di popolarità, si sono mostrati disponibili a riconsiderare la proposta di legge da discutere in parlamento: “È ovvio che ogni nuova soluzione dovrà considerare la protezione del diritto alla vita e della salute e dignità delle donne”, ha detto Kaczyński. “Il governo - come ha spiegato Michał Szułdrzyński in un editoriale pubblicato su “Rzeczpospolita” - ha capito che il caso poteva diventare politicamente pericoloso e sta cercando un modo per tirarsi fuori dalla situazione”. Per questo motivo, l’amministrazione Szydło ha deciso di appoggiare la legge d’iniziativa popolare promossa dalle organizzazioni cattoliche conservatrici, che apporta ulteriori restrizioni alla legge attuale sull’aborto, facendo, tuttavia, salvo il caso in cui è possibile abortire legalmente, quando la gravidanza mette a serio rischio la vita, la salute o la dignità della madre.

Pressioni contro la deriva polacca anti-abortista sono arrivate anche dall’esterno. In particolare, sono arrivate dal Consiglio d’Europa, per bocca del Commissario preposto ai diritti umani, Nils Muižnieks, che in un report presentato alla stampa nel giugno 2016 ha evidenziato come la Polonia in tema di educazione sessuale, aborto e contraccezione libera non possa dirsi un Paese civile. Questo è quanto pensa anche la Corte Europea dei Diritti Umani, che lo ha ribadito in tre sentenze di condanna alla Polonia. Il governo di Varsavia ha risposto al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa accusandolo di “oltrepassare il suo mandato, di essere pieno di pregiudizi e discriminatorio e di interferire negli affari interni di uno Stato sovrano”. Ha colto, inoltre, l’occasione per riaffermare a chiare lettere che “la legislazione polacca in questo senso ha le sue fonti nella Costituzione ed è condizionata dalla cultura largamente condivisa della società polacca per il rispetto della vita”. Pressioni di protesta sono giunte anche da movimenti femministi europei come quello olandese di Woman on Waves, rappresentato da un gruppo di attiviste che il 3 aprile 2016 (giorno in cui in Polonia si sono svolte numerose iniziative contro la crociata anti-abortista delle autorità politiche e ecclesiastiche) hanno lanciato pillole del giorno dopo al confine tra Polonia e Germania con un drone.

A luglio 2016, il CBOS presentava altri dati, da cui emergeva che i sostenitori del PiS erano per il 64% a favore del divieto totale dell’aborto. Sempre nello stesso mese, gli attivisti di “pro-life”, in maglietta gialla con impressa sopra una sagoma rossa raffigurante un bambino non ancora nato e la scritta Ratuj mnie! (“Save me!”), hanno consegnato al parlamento 35 scatole, contenenti quasi 500mila firme a sostegno di un disegno di legge d’iniziativa popolare che chiede - in linea con la Conferenza episcopale polacca - il divieto totale d’aborto . La battaglia è ancora tutta aperta!



ULTIMORA

Il 23 settembre 2016, con 230 voti a favore e 173 contrari, l'assemblea parlamentare polacca ha am-messo la proposta d'iniziativa popolare degli attivisti "pro-life", che chiede il divieto totale dell'aborto e propone il carcere sia per la donna che lo richiede sia per il dottore che pratica l'operazione. Il partito “diritto e giustizia”, che ha la maggioranza assoluta e si dichiara d’ispirazione cattolica, ha dato libertà di coscienza ai suoi parlamentari. La proposta ora dovrà passare al vaglio delle commissioni parla-mentari. La chiesa polacca, che ha sostenuto questa proposta d'iniziativa popolare, ha tuttavia solle-vato delle perplessità riguardo alla richiesta del carcere per le donne.



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NOTE

Al link (https://www.youtube.com/watch?v=pYCqRlUtTw8) è mostrato un video nel quale un gruppo di donne polacche si alza e lascia la Basilica di Santa Maria a Cracovia, quando un sacerdote comincia a leggere l’appello della Conferenza episcopale polacca a favore del divieto totale di aborto (3 aprile 2016). Mentre al link (http://natemat.pl/176187,prosze-mnie-puscic-chce-stad-wyjsc-tak-wierni-w-kosciele-sw-anny-w-warszawie-zareagowali-na-list-o-aborcji) si può vedere come hanno reagito alcune/i fedeli della Chiesa di San’Anna a Varsavia, quando un sacerdote ha cominciato a leggere lo stesso appello.

“Erosion of rule of law threatens human rights protection in Poland” (Warsaw, 15 June 2016).

(https://wcd.coe.int/ViewDoc.jsp?p=&id=2434351&Site=DC&BackColorInternet=F5CA75&BackColorIntranet=F5CA75&BackColorLogged=A9BACE&direct=true)

Al link (https://www.lifesitenews.com/news/polish-abortion-ban-supporters-deliver-nearly-500000-signatures-to-parliame) si vede il gruppo di attivisti pro-life, che si reca al parlamento polacco a consegnare le scatole con le firme raccolte.

 

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