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La battaglia dei sessi

La battaglia dei sessi

Il racconto della partita chiamata 'battaglia dei sessi' è avvenuta nel 1973 tra la giovane tennista King e l'ex campione in pensione Riggs.

Martedi, 24/10/2017 - La battaglia dei sessi

di Adriana Moltedo esperta di Comunicazione e Media



Il racconto della partita chiamata 'battaglia dei sessi' è avvenuta nel 1973 tra la giovane tennista King e l'ex campione in pensione Riggs.



Billie Jean King, tennista californiana e campionessa in carica, combatte per ottenere, a parità di mansioni, la stessa retribuzione dei colleghi. Sposata con Larry King ma innamorata di Marilyn Barnett, Billie è impegnata a risolversi sul fronte privato e su quello pubblico, dove accetta e affronta la sfida lanciata da Bobby Riggs, ex campione a riposo.



Sarà una battaglia sportiva e politica allo stesso tempo contro il pregiudizio sulla qualità del gioco offerto dalle donne.



Riggs vuole dimostrare sul campo la superiorità maschile. Il 20 settembre 1973 all'Astrodomo di Houston in Texas va in scena "la battaglia dei sessi", la partita di tennis più famosa della storia.



La posta in gioco: centomila dollari e un set guadagnato all'emancipazione femminile.



La battaglie dei sessi evoca una società, nemmeno troppo lontana, dove il sessismo era rivoltante e sistematico, sovente sostenuto da uomini che incarnavano l'autorità e la interpretavano con arroganza.



Steve Carell che interpreta con grande humour BobbyRigs, stabilisce il codice del gioco e lo eccede a colpi di dichiarazioni incendiarie, asserendo l'inferiorità delle donne nello sport, e non solo. Emma Stone che è l'eroina della storia, paladina della lotta contro il sessismo, dimostra il contrario ribattendo il sarcasmo dell'avversario con implacabile resistenza.



La battaglia dei sessi non poteva invadere le sale cinematografiche di tutto il mondo in un momento migliore.



Ogni giorno vengono raccontate storie di discriminazione da cui deriva inevitabilmente tutto il resto: violenze, soprusi, aggressioni, paure che innescano silenzi.



I registi Valerie Faris e Jonathan Dayton hanno voluto raccontare una storia accaduta realmente per parlare di gravi problemi di attualità.



Il match disputato nel 1973 da Billie Jean King e BobbyRigs segnó una piccola e importante svolta nella lotta contro la disparità dei sessi, è nato come una scommessa e si è concluso con una grande dimostrazione di eguaglianza.



Allenamento, costanza, temperamento, una gran dose di buon senso fa di una persona un campione, non il suo sesso. Emma Stone è una delle donne più convinte di questo, tanto che si impegna costantemente nella battaglia per la parità.



I suoi colleghi maschi hanno abbassato la loro paga per avere lo stesso stipendio della Stone, segno che anche nell’universo maschile si avverte il giusto in questa causa.



Billie Jean nei suoi anni di duro allenamento impiegati per diventare una campionessa, ha voluto dimostrare a sé stessa e poi agli altri che “è possibile”.



Perché solo chi eccelle ha davvero voce in capitolo e dunque, è in grado di cambiare il mondo.



Il film è fatto da attori bravissimi, primi tra tutti Emma Stone e Steve Carrell. La storia tratta fatti realmente accaduti e passati alla storia proprio per questo scontro sportivo la cui attenzione fu portata sul piano di parità dei sessi.



Billie Jean inoltre, si trova ad affrontare una situazione sentimentale particolare proprio durante il periodo della sfida lanciata da Rigs: la nascita di un sentimento verso una donna, Marilyn (AndreaRiseborough), che porterá la campionessa di tennis – sposata – ad affrontare se stessa.



Quel che conta è il periodo storico in cui la partita avviene, l’alba del movimento sindacale delle tenniste che chiede pari trattamento salariale, a costo di staccarsi dal circuito maschile (gestito da Jack Kramer) per fondarne uno proprio.



Se l’americana Sloane Stephens lo scorso settembre ha incassato la stessa cifra di Rafa Nadal sbancando l’Open Usa — 3.700.000 dollari —, se Serena Williams, nonostante la gravidanza. è prima nella classifica dei guadagni 2017 con 27 milioni di dollari e Maria Sharapova continua a fatturare 30 milioni di dollari a stagione, il merito è anche della piccola destrorsa, ma con rovescio a una mano, di Long Beach, nata Moffit e passata agli annali con il cognome di un marito amorevole, così evoluto da rimanerle vicino anche quando Billie lo lascerà per una donna.



Billie Jean è una campionessa, un esempio di donna intelligente. Vince la sua battaglia sul campo, ma una nuova incombe immediatamente su di lei: l’amare liberamente e mostrarsi per ciò che si è realmente.



Questo film di Jonathan Dayton e Valerie Faris è più contemporaneo che mai, con l'insistenza e l'efficacia con cui affronta il macrotema della discriminazione di genere, specie nei giorni roventi del caso Harvey Weinstein.



Non fu una semplice partita di tennis. Quello che si consumò dentro l'Astrodom e di Huston il 20 settembre 1973 davanti a 30 mila persone, 50 milioni di nordamericani in-collati alla tv e altri 90 milioni di telespettatori in mondovisione fu un confronto tra maschilismo e femminismo.



Il tennis, nel film, è affidato a controfigure capaci di riprodurre con le racchette di legno.



Steve Carell pesca, tra le sue mille maschere, un Bobby Riggs cialtronesco al punto giusto, che sa farsi voler bene.



Emma Stone è una King somigliante, sensibile, convincente.



Lui faceva scommesse, lei faceva la storia.

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