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Iran, esplorando territori femminili

Iran, esplorando territori femminili

A tutto schermo - Le nuove potenzialità del cinema iraniano in una rassegna promossa dalla distribuzione Academy Two. La canzone del mare di Tomm Moore

Colla Elisabetta Martedi, 02/08/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Settembre 2016

Fra le numerose rassegne cinematografiche della Capitale, una particolarissima e molto apprezzata è stata quella dal titolo Nuovo Cinema Teheran, che ha portato nelle sale, grazie alla distribuzione di Academy Two, quattro recentissime opere della cinematografia iraniana di artisti emergente, una delle quali prodotta nella diaspora, che mostrano una grande varietà di letture del reale e di scelte stilistiche. La donna e la sua condizione, sia pure all’interno delle singole storie raccontate, tutte differenti ed uniche, appare il fil rouge della rassegna, elemento del cambiamento cercato in molti casi, della conservazione o, all’opposto, della rottura di ogni schema in altri casi ancora. Due registe donne e due registi uomini raccontano cosa accade sia nell’Iran reale (e quasi neo-realista) e sia in quello simbolico, anticonvenzionale e dark horror, tra i vampiri del quotidiano e quelli dell’immaginazione. Del film Nahid, di Ida Panahandeh, la giovane e coraggiosa regista selezionata a Cannes 2015 con questo primo film di cui si è già parlato su NOIDONNE (nr luglio/agosto 2016), e la figura tratteggiata della protagonista, Nahid, donna e madre forte e combattuta nelle sue scelte, fra amore materno, passione per un uomo e leggi ingiuste, rimane impressa nella mente per la sua modernità. La pellicola Un mercoledì di Maggio, del regista Vahid Jalilvand, aggiudicatasi il Premio Fipresci nella sezione Orizzonti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, racconta un’umanità sofferente, dove le donne in primis lottano per portare avanti ciò in cui credono o anche ciò in cui non credono più, cercando soluzioni per sopravvivere, come quando l’annuncio pubblicato di un’elargizione filantropica sembra poter salvare situazioni disperate in cui due donne si trovano, per motivi causati da regole vetuste e da disparità sociali sempre più accentuate. L’Iran con lo sguardo di chi ha lasciato il paese, è evidenziato nel film A Girl Walks Alone At Night, primo lungometraggio della giovane e talentuosa regista Ana Lily Amirpour, che ha realizzato il suo primo film horror - interpretato dagli invitati ad un pigiama party - a 12 anni, dedicandosi in seguito alla pittura e alla scultura, girando l’Iran con una banda indie rock, prima di spostarsi a Los Angeles per realizzare le sue opere, tra cui numerosi cortometraggi che hanno partecipato a festival di tutto il mondo. Già presentato al Sundance Film Festival, A Girl Walks Alone At Night è un vampire western, che ha come protagonista una vampira: a Bad City, la città iraniana dei fantasmi, luogo senza speranza che odora di morte e dà rifugio a prostitute, tossici, magnaccia ed anime perverse, un vampiro solitario minaccia gli sgradevoli abitanti della cittadina, finché un ragazzo e una ragazza si incontrano e sboccia un’anomala storia d’amore “rosso sangue”. Ana Lily, affascinata dalle leggende e dai racconti scritti durante i secoli sulla mitologia dei vampiri diffusa nel mondo, ha deciso di realizzare, insieme al film, una graphic novel intitolata Death is the Answer. A completare la rassegna il film A Dragon Arrives!, commedia dai toni thriller-horror diretta dall’iraniano Mani Haghighi e presentata al Festival di Berlino, che racconta in toni inediti ed anti-convenzionali le indagini per omicidi/suicidi dell’ispettore di polizia Babak Hafizi, mostrando come e quanto il cinema iraniano possa trattare tematiche completamente nuove se considerate nell’ambito della sua storia.





LA MITOLOGIA DELLE FOCHE MAGICHE

Due ragazze italiane fra i disegnatori del film La canzone del mare

Dalla creatività del regista nordirlandese Tomm Moore, fondatore dello studio Cartoon Saloon già vincitore di numerosi premi con The Secret of Kells, arriva nelle sale italiane, grazie a Bolero Film, La canzone del mare, un originale film di animazione che attinge a creature e personaggi del folklore e della mitologia irlandese, come le Selkies, cioè foche magiche che possono acquisire sembianze umane sulla terra. Le storie raccontate intorno a queste creature mistiche rappresentano spesso allegorie del dolore di una perdita in mare delle persone amate ed il regista desiderava proprio rivisitare e ‘rinnovare’ alcune leggende per le generazioni future. Mac Lir, l’anziano dotato di poteri magici, è infatti una divinità del mare e i seanachai sono i narratori tradizionali. Il film racconta la storia di Ben, un bambino che vive felice con il papà e la mamma in una casa vicina al mare; subito dopo la nascita della sorellina, Saoirse (l’ultima bambina foca), la mamma scompare per sempre in mare. I due bimbi si avventurano in un viaggio fantastico attraverso un mondo di antiche leggende e magia: perderanno la strada, ritroveranno la loro casa vicino al mare, rivedranno nuotando la mamma-foca tornata nel suo elemento. Una parte del successo registrato dalla pellicola al Festival di Toronto e la nomination agli Oscar nella rosa finale come Miglior Film d’Animazione lo si deve anche alla ‘mano’ italiana, poiché tra i 20 disegnatori del film ci sono anche tre giovani italiani diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino, fra cui ben due ragazze: Giovanna Ferrari, Alessandra Sorrentino e Alfredo Cassano. La musica è del compositore Bruno Coulais e della band irlandese Kíla, entrambi già collaboratori del precedente film The Secret of Kells.

E.C.

 



 




 


 


 





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