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Il libro di Sara Del Bello, recensione di Luisa Loffredo*

Il libro di Sara Del Bello, recensione di Luisa Loffredo*

Sara Del Bello, Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano. La centralità della persona (ed Mimesis)

Giovedi, 30/08/2018 - Due aspetti mi hanno attratta scorrendo le pagine del saggio di Sara Del Bello "Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano" (Mimesis, Milano-Udine 2017), che si apre con una interessante prefazione di Francesca Brezzi: da un lato, la capacità di trascinare il lettore all’interno di un’epoca storica di cui non si sente parlare troppo spesso, la Spagna della prima metà del Novecento, ma anche l’Europa contemporanea a Zambrano, di cui ancora oggi continuiamo a portare le tracce di un difficile - e forse mai portato compimento - processo di costruzione politico democratica; dall’altro, la possibilità di viaggiare al fianco di una pensatrice, troppo a lungo rimasta taciuta, di cui pagina dopo pagina emergono frammenti di un cammino, al tempo stesso, esistenziale e filosofico, nel quale si finisce per inciampare innamorandosene.
Una ricca e precisa monografia che abbraccia l'intera figura di Zambrano; mio intento sarà quello di evidenziarne alcuni aspetti, lasciando al lettore la possibilità di integrare attingendo direttamente dall'opera stessa, ricca di citazioni, approfondimenti e relative fonti, che permette di avvicinarsi alla filosofa andalusa ed al suo pensiero, su più piani.In modo particolare, mi soffermerò brevemente su alcuni aspetti legati alla dimensione politica e all’esperienza da esule.
Il saggio si apre con una biografia alla quale segue la ricostruzione storico-sociale e culturale del contesto in cui María Zambrano ebbe modo di vivere, crescere e maturare la propria personalissima sensibilità filosofica ed umana. Parliamo di una Spagna schiacciata dal peso dell'isolamento e dalla necessità di affermazione culturale nonché politica: nazione ai margini dell'Europa, continente a sua volta vittima di una profonda crisi di valori. Questi gli anni della riflessione centrata sulla necessità di rinascita e riscoperta dell'identità nazionale, attraverso la critica ed il rifiuto di una realtà politica corrotta ed ancorata al passato. In questo frangente storico maturano importanti concetti che in seguito Zambrano farà propri, come l'attenzione alla dimensione esistenziale dell'individuo -in un ambiente segnato dalla perdita dei valori tradizionali della modernità - il ritorno all'interiorità, all'intrastorico ed alla sfera poetica.
La politica, come del resto la filosofia, deve porsi al servizio della vita. Per Zambrano, infatti, il nucleo fondamentale della soggettività umana è costituito da una ragione capace di accogliere la dimensione viscerale. Dal punto di vista politico, e non solo, si rende dunque necessario il recupero del rapporto con la trascendenza. A tal fine la pensatrice auspica la nobilitazione e la rivalutazione della nozione di persona, per la quale vivere è convivere, in un dualismo intermittente che oscilla tra il desiderio di esistere insieme agli altri ed il bisogno di coltivare la propria vita interiore.
È di estrema importanza, dunque, promuovere una nuova autocomprensione dell’essere umano per mezzo della riscoperta della ricchezza insita nell’antropologia cristiana. L’uomo è chiamato a riscoprirsi quale persona, essere che trascende la società; se l'uomo non trascendesse per sua natura il contesto storico in cui si trova ad esistere, nel corso dei secoli il mondo avrebbe visto una sola società. Come ben precisa Sara Del Bello, per Zambrano «trascendere vuol dire vivere, accogliendo la necessità, ma aspirando sempre a qualcosa che oltrepassi la pura e semplice immanenza» (p. 75). Egli, dunque, deve affrancarsi dalla tentazione di assolutizzare il proprio io, nell’ottica di arrivare a dominare per intero la realtà che lo accoglie. È la democrazia l'espressione della società in cui è permesso, nonché richiesto, all'individuo attuarsi come persona: e questo in quanto la persona contiene un di più rispetto all'individuo, ovvero la propria capacità di coesistere con un’originaria apertura alla convivenza.
Centrale è, in questo senso, anche la riflessione sull’esperienza dell’esilio, che costituisce una sorta d’iniziazione, in quanto solo affrontando il più incurabile sradicamento, solo nell’attitudine al congedo, è possibile riscoprire il proprio sé. La condizione dell’esiliato, dello sradicato, è simile a quella di Antigone, la sepolta viva di cui parla Zambrano stessa nella sua opera teatrale intitolata per l’appunto La tomba di Antigone. Figura, quest’ultima, ampiamente descritta e raccontata da Sara Del Bello, attraverso numerosi rimandi ad altri pensatori che all’eroina greca hanno dedicato la loro riflessione e che, nella rilettura zambraniana, acquisisce grande rilevanza in quanto incarnazione della sua visione dell’umano, capace di comprendersi attraverso l’apertura all’altro.
Nell’esiliato, così come in Antigone, si manifesta un’impossibilità di vivere il presente che è anche impossibilità di morire, di fronte alle responsabilità contingenti del presente. L’esilio diviene il luogo privilegiato per lo scoprirsi, il rivelarsi del significato più profondo di ciò che è la patria, nonché di se stessi. Accogliendo l’esperienza dell’esilio, dentro di sé,María Zambrano riesce a ricomporre le lacerazioni, i conflitti legati alla sua condizione di esule, trasformandoli in un’occasione di conoscenza. Solo attraverso la condizione dello sradicamento si può indagare il senso delle proprie radici, si può riconoscere la propria Patria.
Un invito alla lettura per chiunque abbia voglia di appassionarsi ad un pensiero vissuto e vitale, riscoprendo in questo filosofare femminile punti di contatto inaspettati con il proprio sé.
Luisa Loffredo, dott.ssa in Filosofia presso l'Università degli Studi dell'Aquila

Sara Del Bello
Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano
La centralità della persona
Mimesis, Milano-Udine 2017

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