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I luoghi del parto: domicilio, case di maternità, ospedali?

I luoghi del parto: domicilio, case di maternità, ospedali?

Salute BeneComune - Oggi si discute della chiusura dei centri nascita con numero di nati inferiore a 500 o a 1000, in quanto non garantiscono standard di sicurezza.....

Michele Grandolfo Lunedi, 18/04/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Aprile 2016

Oggi si discute della chiusura dei centri nascita con numero di nati inferiore a 500 o a 1000, in quanto non garantiscono standard di sicurezza.

Che questo possa essere un problema non vi è dubbio, tuttavia non è affatto detto che in tal modo si riducano i rischi in modo significativo visti i risultati della sorveglianza della mortalità materna. La qualità delle comunicazioni è un determinante come fattore di rischio e non sono da sottovalutare quei fattori che generalmente vengono iscritti nel quadro della medicalizzazione del travaglio parto e puerperio.

Giusto per fare un esempio, è fattore protettivo dell’emorragia post partum, una delle principali cause dirette di morte materna, la combinazione del contatto pelle-pelle immediato e prolungato e il (conseguente) attacco al seno entro la mezz’ora dal parto. La liberazione massiva di ossitocina endogena che ne deriva è la chiave di volta.

Tale combinazione favorisce il secondamento spontaneo, maggiore soddisfazione, minore percezione del dolore a 24 ore dal parto e l’avvio corretto dell’allattamento al seno e alla sua persistenza nel tempo, a cui sono associati innumerevoli benefici di salute per la mamma e per la persona che nasce, a breve, media e lunga distanza.

Dall’indagine “population based” condotta dall’ISS nel 2009-10 in 25 ASL (rapporto ISTISAN 12/39, www.iss.it/binary/publ/cont/12_39_web.pdf) tale combinazione di procedure altamente raccomandate da tutte le linee guida riguarda meno del 50% dei parti.

Che dire poi delle procedure interferenti la dinamica del travaglio parto? Le luci eccessive, i rumori, il via vai di operatori, la posizione litotomica, l’induzione, la stessa anestesia epidurale (diritto sacrosanto ad averla se richiesta) hanno effetti deleteri, dal trauma perineale al taglio cesareo.

Ancora più importante, a mio parere, è l’induzione di senso di incompetenza che la medicalizzazione induce sia nella donna che nella persona che nasce. Il senso di incompetenza è particolarmente pernicioso per la mortificazione e depressione che ne deriva, in una circostanza in cui è necessario fare ricorso a tutte le risorse per affrontare l’entusiasmante avventura di una nuova nascita, evento che rivoluziona lo stato delle cose presente.

Non si può parlare di gravidanza, parto e puerperi rispettati.

Il percorso della nascita è una manifestazione di competenze che vanno fatte emergere, valorizzate, promosse, sostenute e protette, a maggior ragione nei casi di emergenza ostetrica in cui la condizione patologica può favorire la delega.

Per questo la figura professionale di riferimento è l’ostetrica, eventualmente affiancata, per lo stretto indispensabile, dall’esperto di patologia in caso di emergenza ostetrica.

Per questo è fondamentale che l’ostetrica possa ricettare quanto è raccomandato di routine, per questo è fondamentale che nelle Regioni si varino leggi per il rimborso dei parti a domicilio, per questo è fondamentale che si aprano case del parto a gestione autonoma delle ostetriche.

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