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finalmente posso dire di essere femminista. Storia di una donna del Sud

finalmente posso dire di essere femminista. Storia di una donna del Sud

Femminismo è aprire la strada sui diritti sulla quale camminare liberamente. Anche pagando con la nostra stessa vita

Martedi, 13/11/2018 - Finalmente posso dire di essere femminista, perché il mio pensiero non è più folklore. Non spiego e commento la Costituzione la mattina, non chiarisco con i miei ragazzi i diritti fondamentali del cittadino e delle cittadine, e poi la sera li ringoio subendo umiliazioni, offese, vessazioni. Come è possibile? Non posso condividere la mia vita con chi è incravattato in piazza e violento nel privato. Uno scollamento di vita. Fuori promotori di diritto. Nel privato a subire umiliazioni, restrizioni di spazio e di tempo. Negazioni di pari opportunità. Violenza all'intelligenza e potenzialità di ognuno di noi. Offese subite ingiustamente. Ingiustamente. Una parola che brucia forte in me. Fortunatamente riesco a vedere ancora le stelle sopra di me, le stelle -valori, il mio intimo che non si può toccare. Nessuno deve permettersi di toccare la parte più intima di noi. La più preziosa. Eppure lasciamo fare. Fuori femministe, in casa subalterne al padrone. Non è cosa di altri tempi, succede oggi, nel 2018. La mia amica Maria mi ricorda le parole di Giorgio Gaber, mentre sulla poltroncina della biblioteca di Taranto seguo il convegno sul “Femminismo dal '68 ad oggi”. Mi manda un messaggio con le parole dell'artista: “Un’idea un concetto un’idea
finché resta un’idea è soltanto un’astrazione
se potessi mangiare un’idea
avrei fatto la mia rivoluzione” Ad una conferenza
di donne femministe
si parlava di prender coscienza ...
tutte cose giuste
per un’altra generazione Non è femminismo. La rivoluzione è qui con il mio corpo, la mia sofferenza, le mie idee, la mia caparbietà a portarle avanti. Femminismo è aprire la strada sui diritti sulla quale camminare liberamente. Anche pagando con la nostra stessa vita prezzi salatissimi. Femminismo è guardare le bambine pattinare, vederle volteggiare libere, poi cadere e rialzarsi, fiere di essersi alzate da sole. Molte donne hanno commentato queste ultime parole, riconoscendo in quelle bambine le proprie figlie. “Mia figlia è esattamente ciò che hai descritto con i pattini ai piedi e ciò che le insegniamo ogni giorno: rialzarsi sempre dopo ogni caduta anche quando qualcuno ci spinge forte e ci fa cadere ingiustamente e frequentemente per terra”. E ancora: “Parole intense per spronare a trovare la forza per andare avanti sempre, nonostante gli ostacoli, i no, le violenze, le ingiustizie perché, oltre tutto ciò, ci siamo noi con il nostro essere, i nostri sogni e la nostra dignità.”. Le ultime parole sono di Lucia, con la quale ho fondato “Donne in Fermento”. Un comitato per tenere gli occhi aperti sulla violenza alle donne, solo perché donne. Una vergogna per un Paese di diritto. Un passo che stenta ad andare avanti se tutte noi sventoliamo diritti in piazza, e ci nascondiamo in un angolo della casa, sempre più piccole, sottomesse. Non è femminismo questo. Soffro una scelta difficile ma sono fiera di averla fatta. Solo oggi posso avere il diritto di aggiungere al mio nome: sono Femminista!
Elena Manigrasso

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