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Figure femminili nel mito: la silloge poetica di Silvana Sonno - di Nicoletta Nuzzo

Figure femminili nel mito: la silloge poetica di Silvana Sonno - di Nicoletta Nuzzo

La silloge poetica di Silvana Sonno "E' l'amore delle donne come l'Araba Fenice" (Robin edizioni, 2019) rivisita le figure femminili del mito

Lunedi, 20/05/2019 - L'amore non è scontato, non è  facile ma è quello che può aiutare chi in una società patriarcale vive da disobbediente. Simbolicamente molte sono le nascite e le morti di una donna ma l'amore come cura di sè e amore per le altre come sorellanza può donarci la possibilità  di rafforzarci interiormente.
In questa prospettiva l'Araba fenice è simbolo della resilienza. Anche in questo libro di Silvana Sonno, E' l'amore delle donne come l'Araba Fenice (Robin edizioni), ritrovo forte il tema della possibilità dell'identità femminile. Anche in questi versi, in particolare nella riscrittura delle donne della mitologia, le donne sono diverse dall'immaginario di Sofocle, Omero, Virgilio.
Sono donne che non sono vittime perchè possiedono "interezza", cioe' pienezza di sè. Il libro si ancora alla genealogia femminile: all'inizio con "La farfalla", dedicata alle sorelle Mirabal chiamate le farfalle e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana per il loro impegno contro la dittatura, e al termine con "L'omaggio a Moderata Fonte", poeta italiana del '500.
"Così scendo a incontrare la mia vita, che tu hai sepolto/Padre, e alla nostalgia di lei consacro il sacrificio/che fa Antigone viva" (Sofocle).
In Sofocle Antigone è condannata a vivere il resto dei suoi giorni in una grotta per aver dato sepoltura al fratello Polinice contro il re di Tebe Creonte.
Nei versi di Silvana Sonno, Antigone non si suicida ma vive, in uno spazio ristretto che si dilatera 'fino a rappresentare il mondo e la condizione umana. Antigone è "l'archetipo della donna disobbediente". Apre a un "divenire cittadine/i" non più diviso fra ragione di stato e passione personale. Figura non dell'esclusione femminile dalla sfera pubblica, bensì del tentativo femminile di proclamare il diritto d'esistenza nella sfera pubblica di leggi altre da quelle della sovranità.
"...ma nel gorgoglio del sangue la ferita come una bocca/dischiusa sotto il petto/continua a ripetere piano: non era amore...non era amore.."(da Didone). La regina di Cartagine si uccide per amore di Enea in Virgilio. In questi versi invece ritrova la consapevolezza del disincanto. Mi domando: quanto è importante in un rapporto d'amore mantenere pur nella fusione una propria irriducibilità?
"Non arriveranno i fratelli, alla guerra/rivolti e ormai lontani e pure il padre/gravato degli affanni del mondo ci è distante./la madre nostra volge mite lo sguardo/a un'ignara esistenza e non conosce la sorte/delle figlie, imprigionate da una violenza antica/e resa oscura dal silenzio mortale delle ancelle./Sole siamo, sorella, ma alla promessa/ fatta al mio cuore di soccorrerti sempre/ non sottrarrò le forze, né il pensiero/che l'amor nostro, Lui, ci soccorrerà./Non piangere sorella, la sera cade"( da Chi ha paura di Barbablù?).
Queste le parole di Anna a sua sorella, moglie di Barbablù, condannata a morire per aver scoperto la stanza proibita.
"Quella barba non è poi così  tanto blu" si era detta la protagonista della fiaba: è la stessa espressione che continuano a ripetersi le donne vittime di violenza che sperano di poter redimere il lro principe azzurro?

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