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DONNE ARABE NEL CHIUSO DI UN HAMMAM

DONNE ARABE NEL CHIUSO DI UN HAMMAM

Per la regia di Serena Sinigaglia, al Teatro Carcano di Milano "ALLA MIA ETÀ MI NASCONDO ANCORA PER FUMARE" di Rayhana, autrice franco-algerina

Mercoledi, 21/11/2018 - Nata ad Algeri nel 1964, Rayhana Obermeyer decide nel 2000 di trasferirsi in Francia alla ricerca di spazi mentali e operativi più ampi. In Francia ancora oggi risiede, con un nome che non è il suo di origine.
Il suo, infatti, la pone a rischio anche lì - è stata aggredita nel gennaio del 2010 a Parigi, all’uscita dal teatro -, le attira l’odio e la vendetta del fanatismo islamico, suscitato dal suo lavoro di scrittrice, attrice e regista, per il testo originariamente teatrale "A mon âge je me cache encore pour fumer", dal forte impatto sulle coscienze del “mondo libero” (o parzialmente tale). Da quel testo del 2009, per invito della produttrice Michèle Ray-Gavras è stato tratto nel 2015 un film diretto dalla stessa Rayhana, che ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui nel 2017 il Gran Premio della Giuria del Festival Cinéma Méditerranéen de Bruxelles.
L’opera, ambientata in un’Algeria che ha conosciuto la violenza del FIS (Fronte di Salvezza Islamico) e del GIA (Gruppo Islamico Armato) ed è stata messa in scena dal Teatro Ringhiera già nel 2014, affronta temi sociali nettamente drammatici con un tocco intimistico e spesso ironico, contrapponendo l’umanità partecipativa e colloquiale delle donne arabe presenti in un hammam - o meglio di quasi tutte, perché tra loro c’è anche un’integralista - alla ferocia dei fondamentalisti, che le privano di ogni libertà e della stessa vita.

Perché un luogo termale? Non è stata l’idea della nudità a sedurre l’autrice, come sentiamo dalla voce della stessa in un’intervista del 2017, ma il fatto che quello è ancora oggi l’unico luogo in Algeria in cui le donne possono relazionarsi tra loro, sottraendosi interamente all’oppressione degli uomini, a cui l’ingresso in un hammam nel giorno della presenza femminile è sempre stato rigidamente interdetto.
E tuttavia la nudità gioca un ruolo, libera da condizionamenti e prescrizioni, porta alla luce il sé di ogni soggetto, invita alla confidenza e alla fiducia, spoglia – è il caso di dirlo – dalle restrizioni perverse del potere.
Serena Sinigaglia, che ha curato nuovamente la regia dello spettacolo, si è lasciata affascinare dall’atmosfera corale del testo, dalla rivolta interiore che accomuna le donne, benché diverse per storia personale ed estrazione sociale, dalla gioiosità che si manifesta nei loro gesti liberati, sia pure per poco, sia pure per lunghe ore che avranno un esito tragico.

In una giornata dedicata alle donne, cerca rifugio nell’hammam gestito da Fatima la giovane Myriam, inseguita dal fratello intenzionato a ucciderla, per punirla della sua gravidanza “illecita”. Fatima nasconde la ragazza nel locale della dispensa e impedisce di accedervi persino a Samia, la massaggiatrice tuttofare che lavora alle sue dipendenze. Myriam, è però in procinto di partorire e Fatima manda a chiamare Aicha, una levatrice, rifiutandosi di motivare l’invito.
Questa è l’ex suocera di Nadia, una studentessa che è appena giunta nell’hammam, felice di poter festeggiare con le altre donne il divorzio che le restituisce una qualche libertà. Tra le due donne nasce lo scontro. Oltretutto l’ex nuora fuma, come del resto la più matura Fatima, che “alla sua età” deve nascondersi ancora “per fumare” a causa della proibizione del marito. Fumare infatti era vietato alle donne e non solamente in Algeria; Rayhana ricorda, nella sua intervista, come nell’Europa del 1960 e oltre la condanna delle donne, equiparate per tale atto a prostitute, fosse la regola.
Uno scontro di natura politica nasce anche con una giovane integralista, che tuttavia, quando Fatima dovrà rivelare la presenza di Myriam perché questa sta ormai per partorire, si offre di aiutare la levatrice, forte di un’esperienza di studentessa universitaria in medicina.

Ogni diverbio però si diluisce e non solo per l’intervento di Fatima. Accade grazie alla libertà dei corpi, che dimenticano insieme alle vesti le tristi leggi di una società soffocante e ridono, danzano, vivono. Louisa ricorda la violenza subita a dieci anni, quando è stata sposata a un uomo molto più grande di lei che l’ha stuprata. Racconta di aver poi “tradito” piacevolmente il marito col cognato, da cui ha avuto due figli che il marito crede siano suoi. È un momento di gioia generale, per l’inganno che riscatta in qualche modo l’ex sposa bambina violentata.
Girano molte parole amare contro gli uomini e tuttavia la trentenne Samia continua a sognare di sposarsi. Fatima cerca di accontentarla ricevendo Madame Mouni, che vorrebbe trovare la donna ideale per suo figlio che vive in Francia ma esige una donna rispondente ai costumi algerini, ovvero in primo luogo che non lavori. Da qui una serie di manovre depistanti di Fatima, per nascondere l’attività di Samia ed esaltarne presunte abilità culinarie; gustose bugie che verranno però smascherate.

La situazione precipita dopo il parto di Myriam. È sera e le donne, che si sono attardate più del solito, devono rientrare a casa. La levatrice assume il comando e sembra ottenere che gli uomini furibondi, ammassati al di là della porta, si disperdano; ma come uscire nascondendo Myriam, nel caso che il fratello sia appostato?
Samia ha un’idea, una proposta che le guadagna la stima imprevista di Madame Mouni. Felice, prima di andare si china a prendere un pompelmo e leva in alto il braccio in un gesto di danza che le è proprio. Dalla porta da cui è uscita l’integralista Zaya portando via la neonata, giunge uno sparo, o un pugnale, o un sasso, qualcosa insomma che colpisce Samia. Lungo il braccio corre adesso del sangue, il sangue di tutte le donne arabe, represse, torturate, uccise dal fondamentalismo islamico che ogni forma di vita libera distrugge.
Un luogo chiuso, l’hammam. Un luogo fisico ma anche un luogo dell’anima che ha incantato Serena Sinigaglia e le sue attrici.

foto di Serena Serrani 

DALLE NOTE DI SALA
Al Teatro Carcano di Milano da giovedì 15 a domenica 25 novembre 2018
ALLA MIA ETÀ MI NASCONDO ANCORA PER FUMARE di Rayhana
Traduzione Mariella Fenoglio
Con (in o.a.) Matilde Facheris, Carla Manzon, Annagaia Marchioro,
Giorgia Senesi, Irene Serini, Marcela Serli, Chiara Stoppa, Sandra Zoccolan
Costumi Federica Ponissi - Scena Maria Spazzi - Disegno luci Roberta Faiolo
Regia Serena Sinigaglia
Produzione ATIR Teatro Ringhiera|Theater tri-bühne Stuttgart
Personaggi e interpreti Louisa /Matilde Facheris; Nadia e Myriam/ Annagaia Marchioro;
Aicha/Carla Manzon; Madame Mouni /Giorgia Senesi; Samia /Irene Serini;
Fatima/ Marcela Serli; Zahia/Chiara Stoppa; Latifa/Sandra Zoccolan

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