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Dietro la cornetta 2.0/ Storie da un call center. Valentina

Dietro la cornetta 2.0/ Storie da un call center. Valentina

Mentre in Italia il dilemma è "Chi sarà  il vincitore del Grande Fratello VIP?" nella mia postazione rifletto su realtà che ignoravo

Domenica, 10/12/2017 - In un periodo in cui in Italia il dilemma che ci si ritrova ad affrontare è  "Chi sarà  il vincitore del Grande Fratello VIP?", io mi ritrovo, nella mia postazione, a riflettere su realtà  che ignoravo.
Che spesso ci sfiorano, ma non ci badiamo, perchè¨ non ci toccano davvero. Spesso ci si dimentica di quanto siamo fragili e affrontiamo la vita con lo sconforto di chi crede che al mondo non si possa star peggio.
Quello su cui sento di dover riflettere riguarda una ragazza, che chiamerei donna a tutti gli effetti, per il coraggio che indossa, con una dignità  e un'eleganza da poche.
Il suo nome è Valentina, classe 1991. Valentina è un'ex moglie e una ragazza madre. Per una serie di circostanze che non mi sono permessa di conoscere il suo primo amore, da cui nasce una splendida bimba, dopo qualche anno cala come la tenda di teatro ormai vuoto e buio.
Il suo secondo "amore", violento e possessivo, la lascia sola, senza un tetto sopra la testa. Valentina si ritrova così, senza un padre e una mamma lontana a dover lottare per una figlia che vedrà  solo tra qualche settimana.
La mia reazione a tutto questo, è stato un sorriso di conforto. Sentivo che non voleva compassione dagli altri e neanch'io mi sono sentita di farglielo pesare.
Mi confessa anche che soffre di attacchi di panico e prende degli ansiolitici; al che le suggerisco di provare a cimentarsi in qualcosa che le piace, che possa essere disegno, scrittura, danza. Mi dice che lo psicoterapeuta le ha fatto più male che bene, tirandole fuori tutto quello che probabilmente avrebbe solo voluto rimuovere.
Mi dice che ha difficoltà  nelle più semplici delle situazioni, che suda freddo all'improvviso, anche nel bel mezzo di un aperitivo in compagnia. A questo punto, non sapendo cos'altro dirle, decido di far finta di niente e la intrattengo nell'argomento tatuaggi, visto che ha un bel tatuaggio fatto da lei sul braccio.
Quando le ho chiesto perchè non ha continuato sulla strada del tattooer, mi ha detto che non potrebbe mai, col suo problema. "Bisogna avere una mano ferma, ed io spesso tremo".
Poco dopo mi chiede se le chiamate venissero poi controllate da qualcuno.. "Ho chiamato un attimo la mia bambina, volevo sentire la sua voce".
Credo che il mio cuore da venticinquenne non madre sia sobbalzato 5 secondi, prima di sorriderle e dirle "stai tranquilla".
Non so cosa sia successo nel corso della vita di una ragazza di 26 anni, che si ritrova a dormire in un B&B e che si sposta con una valigia custodita in stazione non so quanto all'ora.
Non ho voluto entrare in merito a situazioni più grandi di me, né ho voluto dispensare consigli che probabilmente sarebbero risultati inutili.
Avrei voluto darle parole di conforto, poterle dire "se posso esserti utile". Ma, chiaramente, di concreto posso fare ben poco.
Sono tornata a casa con un peso nello stomaco e con un gran senso di colpa; per tutte le volte che ho perso la speranza e per quelle volte che metto i miei strumenti in fondo ad un cassetto a marcire, insieme alla voglia di combattere.
La storia di Valentina tocca direttamente o indirettamente tutte noi, in qualche modo. E se non posso cambiare la sua situazione, voglio condividerla.
Sono tante le storie che ci danzano intorno e più della cattiveria, è l'indifferenza l'arma più tagliente. E credo che più di ogni altra fede sia fondamentale la gentilezza. Una legge che pratico ogni giorno, con l'autista di turno e con la pensionata al telefono.
E chissà, magari il signore ben educato che ha bestemmiato contro Valentina questa mattina, avrà  motivo di riflessione.
Ringrazio te, Valentina, per aver condiviso con me parte della tua vita. Ti auguro di realizzare quello che desideri.
Valentina sei tu, Valentina è tutte voi.
Ricordate sempre, siate gentili.

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