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Contraccezione: manca ancora una cultura diffusa

Contraccezione: manca ancora una cultura diffusa

Nella Giornata mondiale della contraccezione intervistiamo la ginecologa Sandra Morano

Nella Giornata mondiale della contraccezione intervistiamo Sandra Morano, ginecologa e docente universitaria. Alla luce della tua lunga esperienza professionale di ginecologa e docente universitaria, costantemente vicina al sentire delle donne, nei tanti anni di lavoro hai assistito a modificazioni della cultura della contraccezione tra le donne. In che direzione stiamo andando?

Da quando, anche grazie al protagonismo femminile, la contraccezione in Italia è diventata libera, possibile, e per molto tempo anche facilmente fruibile, grazie ai servizi sanitari consultoriali, oggi fortemente limitati, soprattutto per quanto riguarda l’avvicinamento ai giovani. Le donne oggi hanno sicuramente più accesso alle informazioni sulla contraccezione, anche grazie ai media, ma la “cultura della contraccezione” non è univocamente delineata, curata e trasmessa. La contraccezione non è mai stata in primo piano nel nostro paese, per vari motivi (sociali, religiosi, ecc) ed oggi rischia ancora una volta di rimanere sullo sfondo rispetto ad altri problemi quali l’infertilità e il declino demografico, senza essere mai stata al centro di politiche responsabilizzanti.



La libertà di scegliere quando diventare madri è stata la principale chiave di volta per la conquista della libertà per le donne. Dopo decenni, la contraccezione in Italia è ancora un tabù?

Se ci riferiamo alle donne, le prime persone in linea di principio interessate a questa libertà, nella esperienza dei professionisti non si coglie la presenza di tabù quanto piuttosto una discrepanza tra i molteplici bisogni nelle varie età della vita e la capacità della società a dare risposte. Mi riferisco al fatto che in realtà la donna per quanto riguarda la sua vita riproduttiva è ancora molto speso sola di fronte alle scelte.



Chi dovrebbe parlare di questo tema alle giovani?

I Centri giovani nati apposta nei Consultori familiari hanno svolto un ottimo lavoro in questa direzione. L’atmosfera informale, l’accoglienza incoraggiante e mai giudicante, sia nella scelta contraccettiva che in caso di Interruzione volontaria della Gravidanza (IVG), la presenza di professionisti giovani, hanno il potere di mettere a proprio agio le giovani e i giovani. Ripeto, il problema non è mai solo ottenere informazioni, che si possono trovare su Google. Il problema è orientare, spiegare, correggere le “notizie”, entrare in relazione con la persona , dare risposte professionali mirate anche ad aumentare l’autonomia e la crescita.



Alla parola contraccezione per associazione di idee volgiamo lo sguardo e il pensiero all'universo femminile. Ma riguarda anche i ragazzi. In che modo?

Come dicevo prima, l’esperienza di Centri rivolti ai giovani come “categoria” facilita il coinvolgimento di entrambi i sessi e serve a responsabilizzare le giovani coppie. Anche riguardo all’esercizio della scelta. Avvicina ragazzi che non hanno mediamente ricevuto una educazione sessuale a comprendere le trasformazioni del corpo ed a viverne gli effetti in armonia con gli affetti.

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