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Cappuccio rosso

Cappuccio rosso

La poetessa, testimone del nostro tempo e sensibile agli avvenimenti orribili, che in questo mondo globalizzato riguardano tutti i cittadini, compone liriche di grande impatto civile.

Venerdi, 05/07/2019 - Cappuccio rosso comprende un mannello di poesie di Fausta Genziana Le Piane. La plaquette, il cui titolo echeggia il distico della prima lirica: “Cappuccio rosso/ ti chiamavano” presenta una miscellanea di temi che creano un labirinto di emozioni e stati d’animo e vertiginose meditazioni sull’essere umano e sul telos di ciascuno. La poetessa, testimone del nostro tempo e sensibile agli avvenimenti orribili, che in questo mondo globalizzato riguardano tutti i cittadini, compone liriche di grande impatto civile. L’odio di falsi credenti, che in nome della religione compiono uccisioni e stragi, sconvolge la vita delle persone e suscita la reazione di chi vuole combattere questi fanatici sacrificando la propria vita per la libertà. Barin Kobani, Asia Ramazan Antar cadono combattendo contro l’ISIS, mentre l’archeologo Kaled al-Assad è vittima di barbari che odiano la cultura. I versi hanno l’armonia dello sguardo elegiaco e la pietas celebra l’eroismo delle vittime. Il lirismo dell’autrice in altri componimenti declina verso risonanze personali, certamente non c’è solo autobiografia ma nel dettato poetico sono presenti l’amore, gli affetti, il ricordo che riempiono la vita di ognuno. E’ una lirica straordinaria per forza espressiva e intensa nella sua dilagante e moderata nostalgia evocativa.
In questo nostro mondo, complesso e talora indecifrabile, che cambia vorticosamente, la poesia che ci propone Le Piane costituisce una buona occasione di riflessione sulla condizione dell’uomo e sulle difficoltà che attraversano la vita di tutti.

Francesco Dell’Apa

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