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Cannes 2016. Pellicole da non perdere

Cannes 2016. Pellicole da non perdere

A tutto schermo - Vincitori e protagonisti di Cannes 2016. Palma d’Oro a Ken Loach, cantastorie degli ultimi. Nella Giuria la ‘nostra’ Valeria Golino

Colla Elisabetta Venerdi, 01/07/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Luglio 2016

Le pellicole autoriali presentate a Cannes, almeno le più importanti come quelle firmate da registi noti, vengono poi distribuite nel corso di tutto l’anno. A parte dunque la bella manifestazione cinematografica Le vie del cinema - da Cannes a Roma, organizzata da Anec Lazio in collaborazione con la Regione Lazio CityFest - Fondazione Cinema per Roma, rassegna attesissima dalla Capitale e che quest’anno ha raggiunto la sua XX edizione con un incremento di pubblico del 22% in soli 5 giorni di programmazione - grazie alla selezione proposta di quasi tutte le opere vincitrici o di ‘spessore’ del Festival - bisogna in genere attendere alcuni mesi per vedere nelle sale italiane i film della kermesse cannense, con qualche eccezione. Fra queste, Julieta, l’ultimo film di Pedro Almodóvar, ispirato a tre racconti tratti dalla raccolta Runaway (2004) -Chance, Soon e Silence - della scrittrice canadese Premio Nobel Alice Munro, film discusso e meno vigoroso di altri, che ha deluso alcuni fan del maestro spagnolo ma che riprende un angolo visuale prettamente al femminile, raccontando la storia di Julieta e del suo difficile rapporto con la figlia Antía, oltre ad evidenziare i linguaggi generazionali ed i danni del fondamentalismo emotivo.

Tra le opere già uscite, due film italiani presentati alla Quinzaine des Realizateurs: La Pazza Gioia (cft. Noidonne-Giugno) di Paolo Virzì e Fiore, del regista romano Claudio Giovannesi, storia di Daphne, un’adolescente detenuta per furti e rapine e del suo amore per Josh, anche lui in carcere nella sezione maschile.

In autunno invece arriveranno in Italia i tre film più importanti del concorso. Il primo, I, Daniel Blake, dell’ormai ottantenne regista inglese Ken Loach, ispirato cantore della classe operaia e della gente comune, si è aggiudicato la Palma d’Oro 2016, con la bellissima storia di Daniel Blake, un falegname vedovo che, a causa di un grave problema cardiaco, deve sospendere il lavoro ed affidarsi ai sussidi statali di disoccupazione, entrando così in un dedalo senza uscita di problemi burocratici versione 2.0 e di odiose sanzioni, e del suo incontro con Katie, una madre single con due figli, disperata e senza lavoro, categoria per la quale Loach continua a mostrare qui, come in altri film, il suo occhio premuroso e benevolo. Il secondo film, già cult, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria - il secondo premio più importante di Cannes, assegnato al film ritenuto più originale - è Juste la fin du monde (dramma familiare con un cast di stelle fra cui brillano Marion Cotillard e Léa Seydoux), del ‘fenomeno’ francese Xavier Dolan, regista ed attore 27enne, enfant prodige ed omosessuale dichiarato, sempre alle prese con tematiche ricorrenti quali i rapporti fra famiglie d’origine, madri e figli ‘diversi’, già vincitore nel 2014 del Premio della Giuria con Mommy, un film che in Italia ha avuto grande successo.

Infine, il terzo film da tenere d’occhio, vincitore di due Premi a Cannes 69, per la Miglior Sceneggiatura e per il Miglior Attore (Shahab Hosseini), è Forushande (Il cliente) firmato dall’iraniano Asghar Farhadi - già Orso d’Oro ed Oscar per Una separazione nel 2011 - un drammatico e raffinato thriller esistenziale e psicologico che, attraverso sottili metafore, indaga sull’importanza delle apparenze e degli stereotipi, sociali e di genere, di cui è impregnata la società iraniana, e su temi quali colpa, onore, sospetto, orgoglio, vendetta e perdono: protagonista una giovane coppia di neo-sposi, amante della letteratura e dell’arte, che la sera mette in scena la pièce teatrale Morte di un commesso viaggiatore, di Arthur Miller, quasi in parallelo con i vissuti quotidiani.

La Giuria del Concorso di Cannes, fra i cui membri era la nostra Valeria Golino, ha premiato i contenuti, le relazioni umane e l’autenticità oltre le apparenze ‘mondane’ del Festival: strano ma vero.

Da segnalare anche il film vincitore della Caméra d’or, Divines, presentato alla Quinzaine, opera prima della regista franco-marocchina Houda Benyamina, che sarà visibile a tutti, entro l’anno, sulla piattaforma Netflix.



 

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