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Cambiamenti climatici, donne e agricoltura: lo sguardo è rivolto al futuro

Cambiamenti climatici, donne e agricoltura: lo sguardo è rivolto al futuro

Costruire una rete al femminile per affrontare il cambiamento, l'innovazione e le opportunità. Confagricoltura Donna mette a confronto competenze ed esperienze

Sabato, 08/06/2019 - Guardandosi attorno, mentre la giornalista Anna Scafuri che coordinerà i lavori apre l’iniziativa di Confagricoltura Donna, si ha il piacere di tanta bellezza: gli affreschi della sala di Palazzo della Valle sembrano firmare l’importanza e il valore dell’agricoltura e del suo posto non solo nell’economia ma nella cultura del paese Italia. Siamo a Roma (6 giugno 2019) e la positiva volontà di misurarsi delle imprenditrici, espressa nel titolo dell’iniziativa “Cambiamenti climatici: le donne guardano al futuro. Costruzione di una rete al femminile per affrontare il cambiamento,l’innovazione e le opportunità”, trova immediata conferma nel saluto d’avvio della Vicepresidente nazionale di Congagricoltura Elisabetta Falchi, imprenditrice sarda che, come poi si sottolineerà con energia nelle sue conclusioni, afferma che non si può più aspettare e l’agricoltura con le sue donne e uomini deve misurarsi ed impegnarsi nei percorsi adeguati a organizzare la sostenibilità economica per le imprese. Una sottolineatura e uno spirito che trova svolgimento attento e convincente nella relazione di Alessandra Oddi Baglioni (videointervista fb), presidente nazionale di Confagricoltura Donna.
Quello che colpisce subito e si determina come l’interessante spina dorsale della mattinata è l’impegno e “l’ottimismo della volontà”  a indicare, costruire e descrivere i soggetti della rete da consolidare, in primis ovviamente le donne con le loro caratteristiche, con il loro protagonismo di qualità e anche di quantità interessante che sempre di più - come anche i dati ricordati nella relazione introduttiva  sottolineano - si pongono come risorsa positiva del settore agricolo; c'è inoltre la sottolineatura e chiamata alla responsabilità degli interlocutori da coinvolgere, ciascuno con le competenze e per le funzioni che ricoprono.
E così Alessandra Oddi Baglioni che, parlando unisce la visione ampia della dirigente nazionale e il suo sapere individuale di imprenditrice, chiama e sollecita la responsabilità della politica, nazionale ma non solo, a cui rivolgere domande centrali e chiedere risposte veloci. Risposte, come risuonerà in tutto il confronto che devono combattere e modificare il peso della burocrazia che rallenta e spesso annulla i benefici. Risposte possibili, e strumenti adeguati, per affrontare le problematiche e governare i cambiamenti climatici che si pongono con imprevedibile velocità.
Accanto alla politica si devono schierare, divenendone alleati, la scienza, la tecnica, la cultura ed ancora il sapere delle imprese femminili che generano e sperimentano innovazione. Imprese impegnate perché la resistenza ai danni ma, guardando avanti l’adeguamento ai cambiamenti climatici in atto, sia accompagnato dalla ricerca applicata e divulgata passando dalle scienze intese in senso ampio, spaziando dalla biologia e climatologia all’informatica, all’economia alla cultura e alla formazione. Tutti elementi riportati con forza nel suo saluto-intervento ricco di contenuti la Comandante della Regione Carabinieri Forestale  Lazio, Generale di Brigata Cinzia Gagliardi.
I tema della cultura era stato sottolineato anche nel messaggio della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Altro aspetto discusso sono gli strumenti assicurativi e finanziari di nuova generazione. I temi posti nell’introduzione trovano nelle presenze e negli interventi risposte coerenti con la ricchezza degli stimoli proposti.
La prima a misurarsi nel rispondere alle domande poste alla politica è Alessandra Pesce, sottosegretaria al Mipaaft, che sottolinea alcune caratteristiche importanti delle imprese femminili utili nella situazioni dell’oggi. Il riferimento è alla maggiore sopravvivenza delle stesse rispetto a quelle a direzione maschile anche per essere caratterizzate da una visione avanzata rispetto al futuro e da una richiesta pressante di strumenti per il trasferimento delle innovazioni. Ed è collegandosi a questi temi cruciali che la sottosegretaria fa riferimento allo strumento indispensabile dei piani di sviluppo rurale finanziati e proposti dall’Europa, strumenti che solo quattro Regioni sono state capaci di affrontare.  Al termine di questo intervento, con uno strategico ritorno in campo, la presidente Oddi Baglioni, considerato il suo ruolo istituzionale e il suo  apprezzamento delle imprese a direzione femminile, le chide di impegnarsi nel ripristino presso il Ministero dell’agricoltura di quello che fu l’ONILFA (Osservatorio nazionale Imprenditoria e lavoro femminile), attualmente soppresso poichè è stato uno strumento istituzionale che ha rappresentato un sostegno e una valorizzazione interessante e utile per le imprese femminili. La sottosegretaria ha garantito che si impegnerà in particolare per il ripristino del Premio Dea Terra, una delle attività dell’Osservatorio.
Diverse ancora le voci del Presidente della Commissione agricoltura della Camera, on Filippo Gallinella, che pur affermando di non condividere le quote rosa ammette una peculiarità positiva del protagonismo femminile nel settore. Fra le sue considerazioni una mi colpisce negativamente, come una voce dissonante davvero nello sforzo che permea tutto l’incontro di reagire alle difficoltà del settore dandosi strumenti attivi, è il riferimento all’affermazione  “oggi non siamo nella condizione di fare un piano agricolo per l’italia”.  A questa opinione si affiancano le voci di altre componenti della Commissione,  tra cui quella dell'on Susanna Cenni che, soffermandosi sul legame fondamentale tra donne e sviluppo, cita alcune leggi importanti con riferimento speciale a quella sua biodiversità di cui è stata la prima firmataria; rispetto ai cambiamenti climatici  Cenni sottolinea con forza che non può essere affrontato da un singolo paese ma richiede un'unione di intenti di molti, per non dire di tutti,  in Europa e nel mondo.
A concretizzare l’esigenza di una stretta alleanza tra scienza e ricerca accanto alla politica, arrivano gli interventi di tre donne: due docenti dell’Università della Tuscia (Maria Nicolina Ripa e Stefania Masci)  e di Cristina Re, rappresentante di Netafim - un importante ente di ricerca - che ha raccontato i successi della ricerca applicata, per esempio nelle nuove efficaci tecniche di irrigazione in territori apparentemente ostili come Israele. Di notevole interesse la spiegazione di come miglioramenti genetici (non ogm) possano facilitare l’adattamento delle produzioni ai cambiamenti climatici, adattamenti che in agricoltura sono sempre naturalmente avvenuti ma in tempi lunghissimi e che oggi risultano impossibili da accettare considerata la velocità dei cambiamenti in atto.
E di esperienze ed esperimenti di adattamento sul campo raccontano protagoniste davvero interessanti come Giuseppina Alfano, imprenditrice siciliana produttrice di agrumi, la cui storia “di guerra” in difesa delle sue coltivazioni da agenti infestanti e malattie da inquinamento si misura in tecniche scientifiche ma anche in gestione del territorio, come le ricerche di luoghi meno inquinati o l’impianto di decisive fasce frangivento. Sono esperienze, strumenti, fatiche ed espressioni di una grande passione che, intrecciando l’agricoltura ai cambiamenti climatici oramai spesso devastanti, ci porta ad ascoltare “il racconto” di Elena Joli,scienziata che ha partecipato alla spedizione in Antartide, la quale parla di una regione incontaminata dove però i cambiamenti climatici si possono percepire come in nessun altro luogo.
A portare una prova che la sfida di cui si è parlato nel corso della mattinata è possibile vincerla, arriva il racconto affascinante dell’agricoltura che va radicandosi negli Emirati Arabi proposto da Patrizia Marin. Lì dove con il deserto sembrerebbe impossibile pensare a una terra fertile si sviluppano punti d’eccellenza di produzione orticola,  e non solo visto che è possibile apprendere che un olio proveniente da un' “oasi del deserto“ ha vinto un premio al Vinitaly.
L’agricoltura, dunque, che si misura con tutte le sue forze accompagnata dal genio umano che oggi punta anche con forza sulla creatività e passione femminile, come ha sottolineato nel suo intervento il presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti, ricordando inoltre come l’impresa familiare, a tutt’oggi struttura portante del settore, si misuri in una continua ricerca di innovazione di processo e di prodotto ,giovandosi di quella sensibilità femminile che è necessario portare a valorizzare anche nella fase decisiva della rappresentanza. Ragione per cui, oggi, tre sono le donne fra i dieci componenti della giunta della Confagricoltura, aggiunge la vicepresidente Elisabetta Falchi concludendo l’iniziativa. Le sue considerazioni finali, come nel saluto d’apertura, sono dense e non convenzionali ed evidenziano la potenzialità e originalità di un approccio femminile che si caratterizza - come già nell'introduzione di Alessandra Oddi Baglioni - per esaminare le difficoltà e per attrezzarsi a vincerle, non per esserne travolte e partendo dall’agricoltura italiana, ancora una delle più significative al mondo. Non a caso Elisabetta Falchi, pur sorridendo, dice che imparare che al Vinitaly gli Emirati abbiano vinto un premio con l’olio la stupisce ma contemporaneamente la preoccupa perche è la controprova che ciò di cui si parla nel mondo è la qualità ambientale e noi su questo non possiamo farci scavalcare. 
Il suo intervento conclusivo è mirato e centrato su punti decisivi come la politica comunitaria e la sua importanza decisiva; nessuna ambiguità sul fatto che il reddito d’impresa rimane dirimente, anche rispetto all’esigenza di sempre nuovi investimenti aziendali necessari per resistere e, ancora, che a tal proposito considerazioni sull’agricoltura come settore assistito non trovano spazio. Non esiste agricoltura al mondo che non sia e che debba essere sostenuta. Le aziende, oggi, per affrontare i cambiamenti devono essere forti. Se non si agisce adeguatamente, le aziende rischiano di “essere spaesate dalla velocità dei cambiamenti" Questo significa che "l’innovazione deve essere diffusa e capillare, deve scalare per aziende piccole e grandi tornando a quel 'femminile' che ha innervato tutta la mattinata". Falchi suggerisce che forse nella nuova PAC  fra gli indicatori potrebbe valutare quali siano politiche inclusive per le donne.
Imprenditrici che, per chi ha ascoltato e partecipato alla giornata, non si può che confermare siano oggi una delle opportunità vincenti per la tenuta, l'adeguamento e la crescita dell’agricoltura, per lo spirito positivo e costruttivo che propongono e sottolineato da Oddi Baglioni, che ha dichiarato di non essere qui "per lamentarci”.
Si può dire che siano piuttosto all’attacco nell'obiettivo di "farcela" insieme al mondo agricolo di cui sono grandi protagoniste da sempre, in una costante evoluzione dei ruoli con una sempre più convicnete qualità.
Paola Ortensi

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