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Buon voto a tutte e che vinca la democrazia paritaria

Buon voto a tutte e che vinca la democrazia paritaria

Il Comitato Se non ora quando del Vallo di Diano (Sa), alla luce dei dati forniti dall'Anci sulle prossime elezioni amministrative, critica il dato negativo della regione Campania e si augura che le donne elettrici contribuiscano a far vincere la democraz

Sabato, 14/05/2011 - Buon voto a tutte e che vinca la democrazia paritaria





Nei giorni scorsi l’Anci ha pubblicato l’elaborazione dei dati, forniti dal Ministero degli Interni, relativi alle amministrative del 2011. In prossimità di tali elezioni un gruppo di associazioni di donne, tra cui Corrente Rosa, l’Udi, Rete per la parità, G.I.O., Noi rete donne, ha lanciato la petizione “mai più donne italiane portatrici d’acqua”, “invitando i partiti ed i movimenti politici ad adoperarsi, in assenza di norme specifiche, autonomamente per l’effettiva presenza paritaria delle donne nella vita pubblica e nelle cariche rappresentative”. L’appello, però, è caduto nel vuoto perché i dati dell’Anci attestano il contrario, almeno per quel che riguarda le candidate alla carica di sindaco. Difatti dei 1315 comuni italiani, che voteranno per il rinnovo degli organi amministrativi il 15 e 16 maggio (quelli siciliani voteranno il 29 e 30 maggio), meno della metà presenta almeno un candidato sindaco donna. Entrando nel merito dell’analisi, su un totale di 3977 i candidati sono

3421, cioè circa l’86% del totale, mentre il restante 14% è occupato dalle 556 donne in corsa per la poltrona da sindaco. A detenere il primato negativo del numero di candidate sindaco in proporzione al totale dei candidati è la Campania, con 30 donne in corsa per le 151 poltrone da sindaco contro i 385 candidati , cioè il 7% del totale. La regione più virtuosa in fatto di democrazia paritaria è, invece, le Marche dove, per i 29 comuni in rinnovo di cariche, corrono 77 candidati sindaco, di cui 63 uomini e 14 donne, che arrivano, quindi, al 18% del totale. Una sfida, per di più, tutta al maschile avviene in ben 800 comuni italiani, sparsi in modo omogeneo tra le 18 regioni interessate. I casi più eclatanti riguardano 8 dei 30 capoluoghi di Provincia al voto: Trieste, Pordenone, Latina, Benevento, Napoli, Catanzaro, Reggio Calabria e Carbonia. Assenza assoluta di donne si registra anche in tutti i Comuni al voto delle provincie di Aosta, Trieste, Prato, Pescara, Brindisi e Ogliastra. Timida riscossa femminile in 11 dei 515 Comuni che vedono almeno un candidato sindaco in gonnella. In 6 di questi la sfida è tutta al femminile: Mompantero, Ono San Pietro, Borgo San Siro, Bolognola, Marta, Secinaro. Mentre nei restanti 5 – Monleale, Scopello, Oliveto Lucano, Esterzili, Turri – le candidate corrono da sole per la poltrona di sindaco.

La lettura dei dati dell’Anci, relativamente alle candidate sindaco, non è certo confortante per la Campania, soprattutto alla luce di una circostanza che la connota negativamente, ancora una volta ulteriormente. Difatti il ricorso presentato al Consiglio di Stato, da parte del Presidente della giunta regionale Caldoro, avverso una sentenza del Tar che annullava la nomina dell’ultimo assessore perché non rispettava l’equilibrio dei generi, si connota quale un atto di pura arroganza politica, proprio di un potere fine a sé stesso. La democrazia paritaria, invece, dovrebbe essere l’obiettivo primario di ogni consesso civile, ma, a quanto pare, il cammino per pervenirvi è lungo ed irto di ostacoli. Le donne continuano ad essere sottorappresentate nei governi, nelle istituzioni, nei processi decisionali ed economici. La nostra speranza è che, quel che accaduto per la designazione delle candidate sindaco, non si ripeta per le donne candidate nei vari consigli elettivi e per tale motivo rivolgiamo alle donne elettrici un accorato invito: VOTATELE. Il vostro impegno a loro favore le consentirà di entrare nei consigli e nelle giunte, per garantire pari opportunità di rappresentanza di donne ed uomini nei relativi luoghi decisionali. Mobilitiamoci per votare le donne, perché non dobbiamo subire sempre il destino di essere solo e soltanto “portatrici d’acqua”, come ha ben definito quella petizione, che ha cercato di richiamarci tutte ad un patto nuovo di democrazia paritaria, utile a tutte, ma soprattutto, all’intera democrazia.





Comitato Se non ora quando- Vallo di Diano

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