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Avvistamenti: U.G.O. UnidentifiedGabblingObject

Avvistamenti: U.G.O. UnidentifiedGabblingObject

Spettacoli in vista. Parlottando con entità non meglio specificate

Martedi, 26/02/2019 - Dopo essermi abbuffata di stand up sullo schermo [1] a casa ho iniziato ad accusare segni di assuefazione e le dosi che riesco a procurarmi sulle varie piattaforme on line non bastano più.
Come si fa in questi casi, ho iniziato a parlare sottobanco in sordidi vicoli con amiche ed amici. Uno di loro, impietosito, mi ha dato una dritta; finalmente qualcosa di concreto. Da vedere dal vivo. 
«Donne? Stand up? Spettacolo? Drama?»
«Benissimo» , mi dice, «cerca U.G.O.»
Detto fatto, inizio spasmodicamente a sfogliare eventi su eventi su FB e finalmente fisso una data. Sono finalmente riuscita ad assistere alla dramedy club night, "U.G.O.". La dritta era buona, anzi ottima, sul palco del MONK (Roma) si sono alternate diverse artiste in monologhi e performance, attraversando vari registri. Ammirata, non ho potuto evitare di intrufolarmi nel back stage e chiedere di poter capire meglio …

Come vi è venuto in mente di buttarvi in un progetto del genere? Cos'e' U.G.O. ?
Cristina: Ci è venuto man mano che lo pensavamo. L’idea era di mettere su delle serate dove noi stesse potessimo provare cose nuove, mescolare generi, contattare scrittrici e performer di altre provenienze. Insomma contaminarci. U.G.O è quindi sia una serata a cadenza mensile, o giù di lì, sia un progetto più ampio di riflessione sulla comicità e sugli stereotipi. Io in particolare ci tengo a che l’abuso della definizione “al femminile” venga spazzato via.
Annalisa: Ci andava di creare uno spazio “ altro”, dove sentirci libere sia dal punto di vista performativo che autorale, uno spazio dove anche la scrittura non dovesse seguire una partitura precisa. Per fare un esempio: nei pezzi comici non necessariamente rispettiamo l’appuntamento con la battuta ma lavoriamo più con le immagini e le suggestioni che troviamo divertenti. Oppure la scelta dei temi da affrontare. Ci piace parlare di tutto.
Cristiana: Anche dal desiderio di limitare al massimo la distanza tra platea e palcoscenico, sperimentando una comunicazione più immediata. Il nostro primo palco è stato caricato e montato da noi stesse all’interno del loft di Radio Rock, tra sale di registrazione e scrivanie. "U.G.O."si adatta bene a qualsiasi situazione, è alieno e multiforme.
Arianna: Volevamo solo fare tanti soldi. Vagonate di soldi.

In che senso la definizione "al femminile" andrebbe eliminata [2]?

Cristina: Vale a dire che mi piacerebbe che le donne e gli uomini non guardassero alle donne in quanto strettamente e stereotipatamente tali. In questo concordo con Michela Murgia, che spesso ha parlato di come nei dibattiti sulla letteratura le donne vengano interpellate in quanto donne, cioè per portare la visione femminile (che poi di che visione stiamo parlando?)
Francesca: Nel senso che se tu fai uno spettacolo con 10 maschi non è uno spettacolo al maschile. Se tu fai uno spettacolo con 10 donne è automaticamente al femminile. E quindi nel pensare comune l'espressione "al femminile" ha in qualche modo agganciato tutta una serie di stereotipi "rosa". Invece uno spettacolo di tutte donne potrebbe parlare anche di astrofisica o di calcio, perché no? Quindi quando diciamo che vogliamo liberarci dell'espressione “al femminile” intendiamo che vorremmo che non si facessero distinzioni tra questo è per i maschi e questo è per le femmine, che non ci fosse bisogno di far notare il sesso degli artisti per caratterizzare lo spettacolo ma magari i contenuti, lo stile, la forma.
Cristiana: Io per esempio potrei parlare della regola del fuori gioco.

Da quando le donne fanno ridere? E voi, vi divertite?
Cristina: Le donne notoriamente non fanno ridere. Sono proprio incapaci di far ridere, se non involontariamente.
Annalisa: Ci divertiamo parecchio.
Paola: Forse non ho capito la domanda…
Cristiana: No per carità, noi no, siamo dedite al sacrificio ovviamente, però il pubblico ride parecchio.
Francesca: cito Mrs Maisel [3] “Comedy is fueled by oppression: by the lack of power, by sadness and disappointment, by abandonment and humiliation. Now who the hell does that describe more than women? Judging by those standards, only women should be funny!" [4]e non mi fate tradurre, orsù! la tecnologia ci ha donato google translate, usiamolo.

Ma dov'è finita la competizione femminile?!
Cristina: La competizione c’è, come c’è un po’ dappertutto. Fortunatamente non c’è solo quella. O quantomeno si cerca di tenerla a bada. A capocciate.
Annalisa: Quello della competizione femminile è un clichè. La competizione riguarda tutti. E si controlla focalizzandosi su grandi obiettivi.
Francesca: La figata totale di U.G.O. è proprio che circondandosi di altre donne che condividono il tuo percorso anche quando sono molto brave, tu non rosichi, mai! Sei orgogliosa che siano là accanto a te. Insomma non c’è competizione, c’è stimolo, c’è sostegno, anche perché è una serata dove ognuna dipende dall’altra. Non è una gara individuale, anzi stiamo tutte lì con il fiato sospeso per le altre.
Cristiana: Se non puoi distruggere il tuo nemico, fattelo amico!
Arianna: Dipende dove sto in scaletta...

Mica sarete femministe?... lesbiche?... agenti del "gender"?!
Cristina: Dipende da che angolazione.
Annalisa: Io sono femminista anche se non ho i baffi, il mascellone e i peli sotto le ascelle!
Paola: Femministe sicuro, lesbiche po’ esse, agenti non credo.
Arianna: Io sono solo un po’ stronza.
Cristiana: Io ci sto lavorando.
Francesca: Cosa sono le femministe? Cosa sono le lesbiche? Ma soprattutto dove ho messo il mio gender? Mi sa che l’ho dimenticato di nuovo a casa! Con questo tempo che non si capisce mai se fa caldo o se fa freddo, uno il gender se lo dovrebbe sempre portare dietro, che non si sa mai!

"Politicamente corretto", "buonismo" sono parole usate spesso da molte persone con la funzione di silenziare le critiche a battute sessiste o all'uso di banali stereotipi. Micromega ha dedicato al tema un intero numero [5]. Si può fare spettacolo e in particolare ironia e sarcasmo, usando linguaggi crudi, parlando di temi sensibili senza scadere nelle banalità sessiste, razziste e così via [6]? Non sarà noioso dover pensare prima di scrivere i testi?

Cristina: Le banalità sessiste ci permeano ancora parecchio a tutti. E in effetti, quando pensiamo le serate, il cercare di non veicolare contenuti sessisti - spesso inconsapevoli o automatici e perciò anche banali - è uno degli obiettivi. E non è noioso, anzi, è forse la parte più divertente, per quanto mi riguarda. Un po’ un “trova l’errore”. E’ molto liberatorio.
Annalisa: La cosa più complessa è cercare una propria originalità, una propria autenticità senza cadere nella trappola del piacere a tutti i costi, del compiacere. Si ricorre allo stereotipo perché è facile e perché si teme di non piacere, di non empatizzare con il pubblico. Lo stereotipo è una certezza, dà sicurezza. Noi ci sforziamo di "andare oltre” e di rompere le righe. Ce ne siamo fregate di quello che poteva piacere agli altri e abbiamo pensato prima a cosa piacesse a noi e di cosa volevamo parlare e come parlarne. E questa libertà nel tempo ci ha ripagate, si è rivelata un successo. E ora abbiamo un nostro pubblico che ci segue.
Francesca: Ci piace essere scorrette, la comicità vive di paradossi e di cattiveria. L’importante secondo me è il punto di vista da cui dici quello che dici. Se è interessante e originale puoi fare davvero quasi tutto.
Cristiana: Di solito non censuriamo niente o quasi. Il quasi si riferisce al buonismo, al politicamente corretto e a tutto ciò che è rassicurante. La parte più divertente è proprio quella in cui cerchi il pezzo o la battuta giusta, il rischio banalità è sempre dietro l’angolo e per questo insieme alle autrici smontiamo e rimontiamo i testi fino al giorno prima della serata. Un’ansia pazzesca.

Si muove qualcosa all'epoca del #METOO? Addirittura è riapparsa la "Tv delle ragazze", che vuol dire? C'è speranza?
Cristina: Sì il #metoo ha smosso. Ed è una cosa molto seria il tema delle molestie se pensiamo che praticamente quasi tutte le donne hanno avuto esperienze in tal senso, me compresa. La molestia è frutto di un modo di pensare, di un immaginario molto difficili da modificare.
Cristiana: Si, infatti ora in Italia va tantissimo dare fuoco alle donne in macchina fuori dal supermercato.
Annalisa: Il #metoo ha riportato a galla antiche tematiche mai risolte quali l’abuso di potere e il ricatto sessuale. E’ quindi stato necessario, ha smosso le coscienze. Riguardo alla tua domanda in cui ci chiedi se c’è quindi speranza per noi donne direi che dovremmo cominciare a parlare di individui e non di genere.
Francesca: Vorrei un mondo in cui si è andati oltre il femminile e il maschile, in cui si guarderà l’essere umano singolo nelle sue specificità e nelle sue attitudini personali. E nei suoi meriti. Se sei una femmina e ti piacciono le scarpe con il tacco, le commedie romantiche e fare lo stufato per tutti i tuoi parenti non c’è niente di male. Ma personalmente vorrei solo non essere giudicata (soprattutto professionalmente) in quanto donna - “ecco chiamiamo lei che ha la sensibilità femminile!” - bah, io su di me non l’ho mai vista questa sensibilità femminile. A volte faccio finta che in quel mondo ci vivo già. Poi a volte entro in RAI.

Lo stato dell'arte. La dura realtà. Donne e soldi, che margini di sopravvivenza delle singole come professioniste e di progetti come il vostro?
Cristina: Virginia Woolf parlava di questo nel suo libro “Una stanza tutta per sé”. Del fatto che non avere soldi, e le donne non ne avevano, ti condizionava fortemente se volevi scrivere, e condizionava la tua stessa scrittura; così come il fatto di non poter avere una stanza - appunto - tutta per sé. Jane Austen ad esempio scriveva nella sala comune della sua casa, continuamente interrotta. Le cose sono migliorate, ovviamente, ma il gap economico legato al genere è ancora un dato di fatto, lo dicono le statistiche. Noi abbiamo voluto fare meglio. I margini di sopravvivenza sono molti stretti e un progetto come U.G.O è chiaramente un progetto a perdere dal punto di vista economico. Far salire 10 persone sul palco ormai è una cosa che fanno solo i teatri stabili. Il valore di U.G.O. per quanto ci riguarda - al momento - risiede altrove.

Visto che vengo percepita come un'esaltata quando spiego il perchè le cose mi piacciono, quindi ditelo voi: perchè venire a "U.G.O."?
Paola: Perchè è molto difficile annoiarsi, tanti pezzi diversi, tante performer. E poi si ride. Mia madre dice che è l’unica forma di teatro che valga la pena!
Francesca: E la mamma di Paola ha sempre ragione!

Condivido l'attitudine al qui e ora, ma è vero anche che sono super curiosa, quindi che prospettive/progetti avete per il futuro di "U.G.O."?
Arianna: Tour mondiale e possibilmente intergalattico soggiornando in spa extralusso
Francesca: I nostri contratti blindatissimi non ci permettono di rivelare i dettagli del nostro futuro prossimo venturo.

Nel pensare, progettare e portare in scena "U.G.O." vi ispirate a qualcosa? Quali riferimenti?
Paola: Io personalmente sono drogata di stand up, soprattutto americana, e quando scrivo ho comunque in mente quel ritmo, quel modo di essere sempre in relazione con il pubblico. Poi però c’è tutto il discorso di costruzione della serata in toto, mettendo insieme i giusti pezzi e le giuste performer, in modo che ci sia equilibrio tra i generi, le energie diverse sul palco e i temi trattati. Poi i pezzi devono essere messi in scaletta nel giusto ordine...e quello è tuuutto un lavoro a parte! Però non ci sono riferimenti particolari ai quali ci ispiriamo, ogni serata è diversa e costruita secondo il nostro gusto personale, e sì qualche volta è difficile metterci tutte e sei d’accordo, in quel caso alla fine la maggioranza vince. Viva la democrazia…!?
Cristina: Non ho altro da aggiungere.

Più o meno ci siamo fatte un'idea generale, ora mi piacerebbe sapere chi è "U.G.O."
Paola: Ehhhhhh, pure a noi!
Francesca: U.G.O. è chi U.G.O. fa! U.G.O. sono tutte le persone che fanno U.G.O. - Non ce le fate dire tutte che finisce che ne dimentichiamo qualcuna - E pensa un po’ ci sono anche ben due uomini. Noi aggiorniamo continuamente la pagina con tutte le nuove entrate. U.G.O. è un’entità, una specie di virus, di contagio. Volevamo fare delle serate comiche e abbiamo tirato su una specie di posse pacifica e sorridente.

Un libro (e/o un film, una serie, uno spettacolo) che consigliate, insomma qualcosa che vi ha particolarmente toccato...
Paola: Di serie ce ne sono tantissime (sono drogata anche di quelle). Ora sto vedendo Crashing, di Judd Apatow, che parla proprio di uno stand up comedian in cerca di fortuna a New York. C’è anche Sarah Silverman in questa serie, che io adoro, di cui consiglio anche libro, The Bedwetter, e il film, I Smile Back. Mi manca solo lo spettacolo… Consiglio U.G.O.!
Francesca: Louis C.K., Sarah Silverman, Ricky Gervais - Scrittori preferiti Roberto Bolano e Boris Vian - serie Sharp Objects, Tell me you love me, The comeback, Extras, Derek - Film: Idiocracy, Lars e una ragazza tutta sua, tutto Kitano, tutto Hal Hartley, tutto Paul Thomas Anderson, tutto Godard.
Arianna: Personalmente ho un grande passione per gli artisti (scrittori registi, etc) che hanno un grande amore per l’essere umano. Questo è un periodo dove sia nella letteratura che ne cinema l’essere umano viene ridicolizzato, deriso, spesso ridotto ad una sola dimensione (o buono, o cattivo etc). Lo sguardo è quasi sempre cinico e beffardo. Quando incontro artisti con uno sguardo amorevole, tridimensionale e misericordioso me ne appassiono. Mi riferisco per esempio a scrittori come Kent Haruf (Canto della pianura) o a sceneggiatori come Mattia Torre con La Linea Verticale o ancora a serie tv come The night of o Better call Saul.
Cristina: Di serie recenti che ho guardato con piacere (ma non ne vedo moltissime) ci sono Wanderlust e Dix pour cent (Chiami il mio agente il titolo italiano). E mi sono piaciute perché tentano di sfilarsi da una narrativa scontata pur rimanendo in un ambito di commedia “commerciale” (soprattutto la seconda).

Bene, quindi giusto un paio di cosette. Sarà tutto materiale per le mie prossime ossessioni. A questo punto non mi resta che chiedervi quando vi posso rivedere?
U.G.O. apparirà l'8 marzo alle 16 all'Auditorium per presentarsi ai terrestri in un incontro moderato da Niccolò Senni [8] mentre il 16 marzo [9] saremo al Monk per il VOL.11.
Non mancherò!

Note:
[1] Da NANETTE in poi non riesco a uscirne

[2] Sul mettere in discussione la rappresentatività di alcune categorie è sempre bene citare chi ha dedicato un libro alla questione: «(…) dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell'essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità. La femminilità è una secrezione delle ovaie o sta congelata sullo sfondo di un cielo platonico? Basta una sottana a farla scendere in terra? Benché certe donne si sforzino con zelo di incarnarla, ci fa difetto un esemplare sicuro, un marchio depositato. Perciò essa viene descritta volentieri in termini vaghi e abbaglianti, che sembrano presi in prestito al vocabolario delle veggenti. Al tempo di S.Tommaso, la donna pareva un'essenza altrettanto sicuramente definita quanto la virtù soporifera del papavero. Ma il concettualismo ha perso terreno: le scienze biologiche e sociali non credono nell'esistenza di entità fisse e immutabili che definiscano tali caratteri, come quelli della Donna, dell'Ebreo, o del Negro; esse considerano il carattere una reazione secondaria ad una situazione. Se oggi la femminilità è scomparsa, è perché non è mai esistita (…)» (Simone de Beauvoir, "Il secondo sesso", prima edizione 1949)

[3] Jordan Lauf, "This 'Marvelous Mrs. Maisel' Season 2 Joke Nails The Frustration Of Being Underestimated Just Because You're A Woman", articolo sulla serie TV (pubblicato su Bustle)

[4] Tradotto per le pigrone: "La commedia è alimentata dall'oppressione: dalla mancanza di potere, dalla tristezza e dalla delusione, dall'abbandono e dall'umiliazione. Ora chi diavolo può parlarne più delle donne? A giudicare da questi standard, solo le donne dovrebbero essere divertenti"

[5] MicroMega 6/2018: “Contro il politicamente corretto” - Presentazione e sommario

[6] Alcuni articoli interessanti a riguardo:
Lorenzo Gasparrini, "Si può davvero scherzare su tutto?" pubblicato su Centodieci
Stefano Vizio, "Si può scherzare sullo stupro? " pubblicato su Il Post 

[7] Il pianeta U.G.O. spiegato ai terrestri, 8 marzo auditorium ore 16 [ qui il programma ]

[8] UGO Vol.11 al MONK // dramedy club night
https://www.facebook.com/events/246873876263266/


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