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ARRIVA ALLA TREDICESIMA EDIZIONE ALCHIMIE E LINGUAGGI DI DONNE

ARRIVA ALLA TREDICESIMA EDIZIONE ALCHIMIE E LINGUAGGI DI DONNE

Dal 17 al 20 settembre a Narni il Festival Internazionale di Letteratura e saggistica, Alchimie e linguaggi di donne. Intervista a Esther Basile

Mercoledi, 09/09/2020 - Dal 17 al 20 settembre 2020 a Narni si tiene il Festival Internazionale di Letteratura e saggistica, Alchimie e linguaggi di donne, giunto alla tredicisemia edizione. Ecco un'intervista a Esther Basile, che è ideatrice e anima della manifestazione fin dai suoi primi passi.

Il Festival Internazionale di Letteratura e saggistica, Alchimie e linguaggi di donne, è arrivato alla tredicesima edizione: un bel traguardo. Immaginavate, quando avete iniziato questo percorso a Narni, di riuscire a mantenere vivo l'evento negli anni? Come descriveste sinteticamente l'evoluzione che ha avuto?
Creare un festival della letteratura e saggistica femminile è stata una grande scommessa con un gemellaggio fra Napoli con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e Narni. Essere giunte alla tredicesima edizione non era scontato ma la grande chiave di interpretazione sta nelle relazioni che, come filosofa, avevo messo in campo fra l’Italia e l’estero. Grande entusiasmo è stato posto nella collaborazione e nella condivisione; oggi essere presenti nella storia significa senza dubbio essere interpreti attivi di una trasformazione culturale e sociale. Si vanno delineando nuove dinamiche della socialità e la promozione culturale diventa fondamentale.

Perché per il titolo di questa edizione avete scelto 'La logica del futuro'?
Evoluzione e respiro connotano questo festival che ha ricevuto 2 Medaglie dal Presidente Napolitano e che vede la trama temporale del nostro presente con gli occhi e i dialoghi delle studiose, delle scrittrici, delle poete e degli studiosi. Noi abbiamo creato una rete italiana ed estera per orientarci nel pensiero e nelle pratiche applicative dei saperi delle donne. Siamo per un pensiero critico di resistenza oggi come ieri. Guardiamo anche all’Europa in un processo di costruzione di mondo gloablizzato. Abitiamo un’epoca in cui domina il senso dell’incertezza e desideriamo interrogarci anche criticamente sul mutamento in una società della conoscenza e comunicazione e in un processo di costituzione della identità e della convivenza per affermare pratiche di relazione con gli oggetti e le persone; con i luoghi e le conoscenze. La logica del futuro è senza dubbio un incitamento a rendere meno frammentario il nostro presente, costruendo ponti e dinamismi culturali e sociali. Fare esperienza del mondo che viviamo fuori da certe logiche in una continuità di un quadro di riferimento stabile. Quando abbiamo iniziato questa avventura del Festival al femminile avevamo messo in conto la difficile esperienza ma anche la forza delle relazioni e le studiose hanno risposto con grande entusiasmo.

Vuole illustrarci sommariamente alcune delle traiettorie su cui ha svolto le sue ricerche in vista del Festival?
Scoprire ciò che si nasconde in un testo, con il suo ritmo concreto e tangibile proietta qualsiasi opera letteraria o filosofica in un divenire.
La Weil ci dimostra che il senso dell’esistenza non può avere un fondamento del tutto soggettivo se non si attua una ricomposizione di una dimensione etica che è condivisione di una comunità.
Vi è poi l’aspetto che ha una valenza di ricerca religiosa che va ritrovata in una profonda consapevolezza dei limiti dell’esistenza.
“Il pensare è essenzialmente decifrare il proprio sentire originale” dice la filosofa Maria Zambrano in “Amore ed empatia”.
Mi pare si debba fare uno sforzo per tornare al tema della legge originaria della poesia, l’urgenza poetica che traspare dalle identità plurime delle nostre scrittrici.
La loro grandezza sta nel paragonare, animare e trasporre lo spirito-natura del metaforico nella sospensione del tempo.
La memoria non segue sempre i percorsi dettati dalla ragione strumentale, ma irrompe all’improvviso. L’esteriorità arriva da sempre in ciò che esiste di più intimo come i luoghi abitati dalla Campo ed il linguaggio è un aprirsi sensibile alla parola.
Simone Weil si offre al nostro studio come territorio ancora inesplorato ed io vorrei immaginarla accanto ad Hanna Arendt, Elsa Morante o alla Bachmann in un percorso che anela alla libertà.
Per Simone la libertà perfetta è un ideale irraggiungibile; noi possiamo solo tendere ad una libertà imperfetta e inoltre bisogna considerare che l’individuo è condizionato dalla necessità.
La poesia ha in sé la verità del disvelamento e la tensione poesia/letteratura attraversa tutta la tradizione letteraria.
Le ricerche filosofiche sono un continuo rapporto di tensione con la prospettiva di realtà che emerge dal radicale mutamento di epoca e valori.
La Weil ci fa scoprire una spazialità ed una visione della somiglianza delle cose per questo lo spazio diventa aperto all’alterità.

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