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L'Africa in

L'Africa in "Il viaggio di Yao" e l'incontro con le origini

Un famoso attore francese, una cantante maliana in cerca di emancipazione e un bambino testardo: è la commedia di Omar SY

Mercoledi, 17/04/2019 - Dopo il successo di “Quasi amici” e “Famiglia all’improvviso”, tornano sul grande schermo i temi dell’integrazione, dell’identità, dei legami familiari e del ritorno alle origini, con il film ‘Il viaggio di Yao’ (trailer), diretto da Philippe Godeau, una commedia ironica e intelligente, che ha come protagonisti l’attore di origini senegalesi-mauritane, Omar Sy, nel ruolo di Seydou Tall, un celebre attore francese invitato a Dakar per presentare il suo nuovo libro e Yao (Lionel Louis Basse) un ragazzino di tredici anni che vive in un villaggio nel nord del Senegal e vuole incontrare a tutti i costi il suo idolo: per realizzare il suo sogno Yao organizza la sua fuga a 387 km da casa.
Toccato dal gesto del ragazzo, Seydou (che ha un figlio piccolo che desiderava portare con lui senza successo) decide di riaccompagnarlo a casa attraversando il Paese: tra mille avventure per la strana coppia un viaggio nell’Africa dalle mille contraddizioni e per Seydou un rocambolesco ritorno alle radici.
Tra i tanti incontri imprevisti, spicca quello con l’affascinante artista maliana Fatoumata Diawara (vero nome della chitarrista, compositrice e attrice ivoriana) che cerca di guadagnare la vita per sé e per suo figlio girando l’Africa con la sua musica senza lasciarsi sedurre dall’Occidente ma con uno sguardo amichevole ed ironico verso il mondo e verso lo stesso Seydou, incontrato per caso in un locale con il ‘figlio acquisito’. Fatoumata rappresenta la fatica, la costanza ed il senso di bellezza e accettazione della vita delle donne africane che scelgono la strada dell’emancipazione o dell’arte: molto intensa la scena del film in cui l’artista canta "Everything’s Gonna Be Alright" di Bob Marley.
Tra semplicità descrittiva e complessità riposta nelle diverse narrazioni che si sovrappongono, il film rapisce e colpisce, certamente mostrando anche un Senegal/un’Africa sostanzialmente irridente che accoglie sì l’attore ormai famoso ma senza modificare per lui le sue leggi ataviche.
“L'idea di questo film mi è venuta molto tempo fa - racconta il regista - e ne ho parlato con Omar Sy, intuendo che sarebbe stato sensibile a questa storia e che ne avrebbe condiviso gli aspetti intimi e i valori che trasmette. Al di là della bellezza estetica ed esotica del Senegal, sono infatti i principi intrinsechi alla sua cultura che mi toccano e che volevo che emergessero nel film: il senso della famiglia, della condivisione, dell'accoglienza, della fede che si percepisce in modo molto forte quando ci si trova nel paese. Avevo intuito che Omar avesse bisogno di confrontarsi con le sue radici e che sarebbe stato positivo che lo facesse davanti a una macchina da presa. È interessante mescolare arte e vita, anche se non si realizza un film per fare un percorso psicanalitico! Condividiamo entrambi un profondo attaccamento alla questione della paternità, delle origini. Sentivo fortemente che avremmo potuto raccontare insieme un percorso, quello di un attore di successo che desidera portare suo figlio alla scoperta del paese dei suoi antenati e che si ritrova a fare questo viaggio insieme a un bambino diverso rispetto al suo. Nel film è lui lo straniero! Un bianco tra neri”.
In Italia al Box Office Il viaggio di Yao ha incassato 554 mila euro: un film perfetto da vedere con amici amanti dei viaggi o con tutta la famiglia.

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