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Antigone: XIII Rapporto sulla detenzione

Antigone: XIII Rapporto sulla detenzione

Presentato “Torna il carcere”: diminuiscono sensibilmente i reati, tornano a crescere i detenuti. Ma non le donne, che invece...

Venerdi, 26/05/2017 - Diminuiscono sensibilmente i reati, tornano a crescere invece i detenuti.  È questa la fotografia che emerge da “Torna il carcere”, tredicesimo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia.

Il Rapporto - presentato a Roma durante una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e il Garante Nazionale delle persone private della libertà personale Mauro Palma - risulta completamente rinnovato nella veste grafica e nelle modalità di fruizione rispetto agli anni precedenti.



Torna il carcere è infatti un rapporto esclusivamente on-line diviso in quattro grandi aree: le politiche e i numeri; tutti ne parlano. Le emergenze; chi vive dentro; chi lavora dentro. Ogni area ha al suo interno approfondimenti sulla situazione delle carceri italiane che vertono su questioni quali: i numeri, i costi, il personale, i suicidi, la libertà religiosa e la radicalizzazione, le donne, gli stranieri ecc. (abstract)



Gli approfondimenti sono tutti accompagnati da grafici e infografiche che sintetizzano i dati più importanti, anche in comparazione alle condizioni di detenzione degli anni precedenti.



Il Rapporto, reso possibile dal lavoro di monitoraggio dell’Osservatorio di Antigone che dal 1998 è autorizzato ad entrare in tutti gli istituti italiani, è furibile al seguente link: http://www.associazioneantigone.it/tredicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione.



Circa la specifica situazione delle donne detnute, il Rapporto segnala che solo il 4% delle persone recluse in Italia sono donne. Si tratta di "numeri bassi che non possono significare bassa attenzione". Giulia Fabini, che firma il capitolo "Donne e carcere: quale genere di detenzione?" segnala che il numero totale delle donne presenti nelle carceri italiane è 2.285 su un totale di 54.653 persone detenute, corrispondente al 4,2%. Ci sarebbe un'eccedenza numerica di 20 rispetto alla capienza fissata a 2.265. Si tratta di una popolazione che si configura "marginale all'interno di un mondo prevalentemente maschile". Seguono altri dati ed informazioni utili, anche rispetto ai luoghi in cui sono scontate le pene. "Solo il 25% sconta la pena in uno dei quattro istituti esclusivamente femminili attualmente operativi: Trani, Pozzuoli, Roma-Rebibbia e Venezia-Giudecca. Il restante 75% è distribuito tra le circa 50 sezioni femminili ricavate all'interno di carceri maschili, presenti i tutte le regioni ad eccezione della Valle d'Aosta e Molise". Un elemento interessante sottolineato dal Rapporto riguarda il fatto che "la scarsa incidenza di donne nella popolazione detenuta non è una contingenza, ma un dato strutturale. Dal 1991 a oggi, le donne detenute rappresentano stabilmente tra il 4 e il 5 per cento della popolazione ristretta nelle carceri italiane, seguendo grosso modo l’andamento della controparte maschile". 

Un elemento interessante riguarda la distribuzione, che è "disomogenea e che fa sì che in alcuni istituti si configuri una situazione di sovraffollamento, come ad esempio a Pozzuoli, dove si contano 153 presenze su 107 posti disponibili, e a Rebibbia, dove a fronte di una capienza regolamentare pari a 266 unità le detenute presenti sono 337; mentre in altri istituti le detenute vivono situazioni di quasi isolamento: al 31 dicembre 2016 si contano meno di 10 detenute a L’Aquila, Barcellona Pozzo di Gotto e Messina, addirittura 5 a Reggio Emilia e 3 a Paliano (CR)". Tale ripartizione è così commentata "se da un lato l’istituzione di più sezioni femminili sparse per le diverse regioni dovrebbe essere funzionale a che le detenute scontino il periodo di carcerazione in prossimità dei propria affetti, dall’altro lato il fatto che alcune sezioni siano di dimensioni molto ridotte limita la possibilità per le detenute di fruire di spazi sufficienti nonché di attività a loro dedicate".


CLARA SERENI
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