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Amatrice. La terra trema

Amatrice. La terra trema

Terremoto Amatrice - Con Donne in Campo ad Amatrice, portando solidarietà alle imprenditrici agricole colpite dal terremoto del 24 agosto. I problemi dell’oggi e gli interrogativi sul futuro

Bartolini Tiziana Lunedi, 17/10/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Ottobre 2016

Lasciata la Salaria, si percorre la statale che attraversa alcune frazioni di Amatrice. È un rincorrersi, calmo e discreto, di piccoli nuclei composti da semplici abitazioni. I cumuli di macerie sono ferite inferte alla bellezza incontaminata dei monti Sibillini e della Laga, terre custodite dall’orgoglio di chi non le ha mai lasciate e di chi ci è tornato dopo una vita di lavoro altrove. Tra le 298 vittime del terremoto del 24 agosto sono molti, infatti, quelli che per andare via aspettavano la tradizionale Sagra dell’Amatriciana, edizione speciale: quest’anno sarebbe stata la cinquantesima. Un appuntamento da non mancare, un pretesto per invitare amici e per lasciare i nipotini ai nonni per godere della festa in uno scampolo d’estate. Il terremoto distrugge gli edifici, sbriciola case e affetti. Il dolore è, e rimarrà, profondo, devastante. È destinato ad accompagnare il futuro delle comunità colpite. E una ricostruzione rapida e rispettosa dell’ambiente e delle identià è il minimo che ci si possa aspettare. E si spera che, stavolta, sia davvero così. L’altro aspetto della devastazione è il danno inferto all’economia, che in queste zone parla la lingua dell’agricoltura. Cia e Donne in Campo hanno testimoniato la loro vicinanza alle imprenditrici agricole del comune di Amatrice con una visita. A metà settembre la vicepresidente Cia Cinzia Pagni, la presidente nazionale Donne in Campo Mara Longhin e la presidente del Lazio Pina Terenzi hanno incontrato Claudia Di Cosmo presso la tendopoli di Sant’Angelo e Lucia Valerii nella frazione Cornelle di Sopra. NOIDONNE era con la delegazione, guidata dai rappresentanti Cia di Rieti Stefano Di Placido e Ilaria Barbante. Due incontri al femminile, testimonianze vive del mostro multiforme che è il terremoto. Racconti intensi che danno la misura della complessità di una ricostruzione che, per restituire la vita e il senso di comunità, deve tenere conto del tessuto imprenditoriale e dell’importanza dell’agricoltura.



UN FUTURO DA RIPENSARE

Lucia Valerii, Cornelle di Sopra (Frazione di Amatrice)


“Venti anni fa ho venduto tutto a Roma per investire nell’azienda agricola. Questo è il nostro mondo e qui abbiamo deciso di vivere. E ora non sappiamo cosa fare, non sappiamo quale futuro ci attende”. Mentre parla, Lucia Valerii prepara il caffè e cerca un vassoio per servircelo. “Volevo fare bella figura, ma non ci riesco - quasi scusandosi - è che non riesco a organizzarmi, non ritrovo nulla”. La cucina è in ordine, solo qualche particolare parla di una notte spezzata dal sisma venti giorni fa. “Guarda - indica un antico giogo in un angolo - non capisco come sia arrivato laggiù: era appeso a quella parete”. Particolari che raccontano la gravità del trauma di chi ha intorno macerie e dolore. “Fra le vittime ci sono molti amici di mio figlio, li piangiamo come se fossero nostri familiari”. Daniele ha 27 anni e quella notte ha tirato fuori dalle case tante persone, ha aiutato tutti gli anziani della frazione. “Al buio si è precipitato fuori e non si è fermato mai - continua Lucia -. È stato molto forte e ho paura che da un momento all’altro crolli: è troppo duro quello che abbiamo vissuto”. Lucia si sente ad un bivio e si interroga su un futuro che stava costruendo e che il sisma ha messo in dubbio. Per dare un nuovo sviluppo alla sua azienda agricola situata, nei Monti della Laga, Lucia ha investito nel B&B LDL (nella foto). “Non ci sono lesioni alla struttura, ma per prudenza abbiamo disdetto le prenotazioni: un danno enorme visto che avevamo tutte le stanze occupate”. Poi ci sono gli animali, che hanno bisogno di cura e che, per fortuna, le sono di grande aiuto. “Non riesco a riprendere il ritmo delle attività dell’azienda; la mattina vado dalle mie mucche: è l’unica cosa che riesco a fare”. Un sorriso dolce non abbandona mai Lucia, anche mentre spiega una situazione complicata da gestire. “Adesso possiamo contare solo sullo stipendio di mio marito, che lavora nei cantieri della ricostruzione a L’Aquila, ma lui è rimasto talmente scosso che non intende tornare a dormire sotto un tetto. È un peccato, perché la casa è intatta e il terremoto ci ha solo un po’ danneggiato le tubazioni. Ma lui non si fida neppure delle perizie o delle dichiarazioni di agibilità, quando ci saranno. Vedo che è troppo scosso e lo devo assecondare.

Devo dire che io stessa sento che ancora qualcosa di brutto può accadere. Il giorno cerco di fare qualcosa, anche se sono parecchio frastornata, ma alle cinque devo andare via perché arriva l’angoscia e i brutti presentimenti”. Il terremoto è così, insidia l’animo delle persone e le destabilizza con macerie invisibili. Del resto dopo il 24 agosto le scosse, anche piuttosto forti, continuano a sentirsi. Chissà per quanto ancora Lucia e il marito dormiranno nella roulotte in un campo vicino casa, senza acqua né bagno. “Dobbiamo prendere delle decisioni e non è facile ricominciare a 51 anni. Venti anni fa abbiamo fatto una scelta andando contro la mia famiglia, che proprio non capiva. Non è stato facile, ma era quello che volevo… e adesso… mi sento umiliata e non so se riusciremo a risollevarci. Presto arriverà la neve e qui non verrà più nessuno, penso che ci dimenticheranno. E guardi che ne abbiamo passati di periodi difficili: abbiamo perso una figlia, ne abbiamo adottati due. Insomma siamo abituati a lottare, ma in questa situazione non so….”. Il nuovo progetto di Lucia era un’area picnic agricola destinata ai camper, la stava allestendo nel prato dove ora c’è la roulotte in cui passa la notte (vedi foto). In questa piccola frazione ai confini con l’Abruzzo, tra le buone abitudini di Lucia c’era quella di fare una passeggiata ad Amatrice, oppure arrivare fino a Rieti, per scambiare due chiacchiere nella sede di Cia. “Adesso dove vado più…?” si domanda a voce alta, aprendo mentalmente una finestra su quella che sarà la sua nuova dimensione. Anche dei piccoli riti quotidiani. (Contatti mail: valeriildl@hotmail.it)



L’AGRICOLTURA ERA UNA SCOMMESSA, ADESSO È UNA SFIDA

Claudia Di Cosmo, Sant’Angelo (Frazione di Amatrice)

Trenta anni e un macigno sul cuore. Claudia è il simbolo di una rinascita possibile, ma non scontata, che ha bisogno di sostegni veri e di una progettualità concreta. L’azienda Di Cosmo con Claudia è alla quarta generazione. Questa bella ragazza e il suo compagno avevano scelto di rimanere ad Amatrice, investendo nell’azienda di famiglia e riconvertendola: mucche da carne invece che da latte, fare il laboratorio di carne e differenziare gli allevamenti. L’altro progetto era creare un parco avventura, ideale nel mare di verde in cui sono immersi. “Qui immaginavamo il nostro futuro, ma adesso la preoccupazione di non farcela è tanta, perché sappiamo che dopo il terremoto ci attendono anni di solitudine. L’ho visto dopo il sisma de L’Aquila: lavoravo in un ristorante e per due anni il turismo è crollato. Se prima l’agricoltura era una scommessa, adesso è proprio una sfida”. Incontriamo Claudia, che ha perso nel sisma la nonna novantenne, nella tendopoli della frazione Sant’Angelo e ci spiega le sue preoccupazioni anche per il futuro più imminente. “Ci dicono che entro settembre smantellano i campi per fare posto alle nuove costruzioni e che ci daranno un container, ma questa soluzione non va bene per chi deve gestire imprese agricole e custodire gli animali. Le nostre strutture di lavoro per fortuna non sono molto danneggiate, ma la casa è pericolante, quindi vanno trovate soluzioni abitative che, anche se temporanee, ci consentano di rimanere nelle aziende; strutture che siano idonee a superare l’inverno. A oltre mille metri il freddo si fa sentire: tre anni fa abbiamo avuto tre metri di neve, tanto per dare l’idea. Anche adesso il disagio è tanto: l’altra notte, per esempio, è nato un vitello e siamo rimasti fino a mezzanotte per seguire il parto, che tra l’altro si presentava difficile”. La condizione degli imprenditori agricoli è particolare e richiede una diversa impostazione nella gestione dell’emergenza, individuando soluzioni su misura visto che “in questa zona tre delle cinque aziende hanno avuto la casa distrutta”. Abbiamo risentito telefonicamente Claudia prima di andare in stampa e ci ha riferito che ad oggi - 25 settembre - il container non è ancora arrivato. Intanto la famiglia Di Cosmo si sta organizzando autonomamente trasferendo la roulotte, dove dormirà papà Gianfranco, dalla tendopoli all’azienda e hanno preso in affitto - per ora a spese loro - un appartamento a San Benedetto, mettendo 80 km tra il luogo dove dormiranno e la faglia sismica. “Meglio fare 160 km al giorno piuttosto che rischiare di rimanere sotto al prossimo terremoto che, si dice, arriverà forte e a breve”. La paura è ancora tanta e non saranno neppure le carte a tranquillizzare le persone perché “la dichiarazione di agibilità di un edificio è una cosa e essere antisismica è altro, lo Stato non può rinunciare a metterci in sicurezza”.

#foto5dx#È una fase delicata, quindi, che va affrontata rapidamente e con lucidità. A partire dall’organizzazione del raccolto, che non può aspettare. “Adesso si inizia con le patate e poi ci sono le lenticchie e i fagioli, tutti prodotti deperibili. Le patate vanno immagazzinate subito al buio e in luoghi asciutti. Di questi tempi si utilizzavano le cantine di tutti, parenti e amici… e adesso dove le mettiamo? In questa parte, da Saletta ad Amatrice i paesi sono stati spazzati via”. Il raccolto è iniziato, con l’aiuto di chi può, ma il problema è già la vendita. “Manca la rete e manca la circolazione di informazioni precise, persino su quali sono le strade accessibili. Ci stanno contattando i gruppi di acquisto. È un’iniziativa spontanea che ci fa piacere, ma senza un’organizzazione non si va da nessuna parte. Questo è uno sforzo che va fatto adesso, evitando che le persone vadano via. E se se ne vanno, poi non tornano. L’attenzione al tessuto economico e all’agricoltura deve essere massima, perché da qui potrà ripartire tutto”. Il tempo passa e la preoccupazione è tanta, anche perché poggia su un’esperienza già vissuta, e non ancora archiviata, come quella de L’Aquila. “In queste circostanze perdi la visione del futuro e provi ad andare avanti a piccoli passi, mentre ti chiedi se stai spendendo bene il tuo tempo e se stai facendo la scelta giusta”. Gli occhi un po’ luccicano, ma subito Claudia reagisce. “Il presidio agricolo di Amatrice deve essere aiutato, deve essere pubblicizzato. Noi siamo disponibili a ricominciare da capo, abbiamo la forza e la voglia di farlo. Per questo dobbiamo rimanere qui, ma potendo lavorare”. Chi può e chi deve ascolti queste voci. E risponda adeguatamente. (Contatti mail: claudiadicosmo@libero.it)

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