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Alla ricerca della noia perduta

Alla ricerca della noia perduta

Versione Santippe - Che voglia che ho di annoiarmi. Di non sapere propria cosa fare, di essere addirittura frustrata.....

Camilla Ghedini Martedi, 28/06/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Luglio 2016

Che voglia che ho di annoiarmi. Di non sapere propria cosa fare, di essere addirittura frustrata e di picchiare i pugni sul tavolo. Un po' come fanno i bambini, soprattutto i figli unici, che si trovano spesso in queste case vuote di 'amici' e devono organizzare il loro spazio e il loro tempo. Oggi di noia non soffre nessuno. I più piccoli sono stressati tra scuole e magnifici corsi di lingua e pratiche sportive varie. Gli adulti sono stressati per definizione. Abbiamo perso tutti quel senso di agitazione interiore, di vuoto, che rimane l'unico capace di farci tornare creativi, che può indurci a reinventarci, a scoprire nuove passioni e interessi. Lo dico io che, sia chiaro, passo settimane intere ad auspicare un giorno libero poi, quando raggiungo l'obiettivo, non so cosa farmene. Non so come sfruttarlo. Rimango impalata sul divano, telecomando alla mano, di fianco una mazzetta di giornali cartacei e un libro; dopo un po' però mi scoccio, perché non sono abituata a lunga inattività, e allora accendo il pc, perché di lavoro arretrato ne ho sempre; magari guardo la borsa della piscina, incerta se andare o meno, e no, scelgo di accendere il ferro e stirare, perché la lavatrice va di continuo e visto che sono in casa, tanto vale sbrigare questioni domestiche. Uscire? Perché mai? E così, semplicemente, le ore trascorrono lente, senza che io abbia acquisito una sola nuova energia, mica parlo di emozioni. E per fortuna arriva l'indomani, con l'agenda fitta, ed ecco riaffacciarsi il buon umore. Non che io creda a quanti sostengono che nella vita bisogna tendere all'equilibrio. Questo no, perché il benessere interiore, chiamiamolo così, toglie ogni stimolo. Un sano tormento qualifica. L'arte, intesa come pittura, scultura, letteratura, etc, non è certo il prodotto di emotività quiete. Però forse di un po' di noia sì. Allora mi chiedo. Perché non sappiamo più neppure oziare sereni? Perché non riusciamo a progettare un tempo 'altro' dagli impegni lavorativi? Perché, in assenza di disagi, non riusciamo a vivere? Chiaro che chi si salva c'è. Io ho amiche che danno forma e valore a ogni ora della loro esistenza. E francamente le invidio. Ricordo quando avevo 10 o 12 anni, e durante i periodi di vacanza non sapevo cosa fare, e allora guardavo la libreria, i titoli e mi scorreva nel corpo una sensazione di euforia, perché non sapevo da dove cominciare, ne prendevo uno a caso, spolveravo la copertina e iniziavo a sfogliarlo. E poi magari mi mettevo a lavorare a ferri, emulando mia nonna, creando lunghissime sciarpe, anche d'estate, che mi davano estrema soddisfazione. Oppure guardavo nella dispensa e se trovavo uova, lievito e farina improvvisavo dolci o copiavo ricette dal Cucchiaio d'Argento. Poi facevo giri in bicicletta intorno a casa. E la mia giornata correva, non lenta, ma piena. E alla fine avevo cose da raccontare. E soprattutto, di tentativo in tentativo, ho scoperto i miei interessi veri: non la maglieria, non la cucina, ma la lettura che poi è diventata scrittura e mestiere giornalistico e le due ruote per scaricare. Ora invece, succede che se non abbiamo cose da 'aspettare' andiamo - vado - quasi nel panico. Certe volte mi domando come sarebbe un giorno senza Internet, Iphon, Tablet. Mi sembra spesso di desiderarlo. Poi, con lucidità, ammetto che non saprei come affrontarlo e gestirlo perché mi sentirei fuori dal mondo. Anche se la domanda vera è se ci sono davvero dentro al mondo.

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