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Ahed, una ragazza palestinese e la lettera del padre - Carla Pecis (Udi Catania)

Ahed, una ragazza palestinese e la lettera del padre - Carla Pecis (Udi Catania)

Ahed Al Tamimi, una ragazza palestinese di 16 anni, arrestata il 19 dicembre per aver morso un braccio ad un soldato israeliano

Lunedi, 08/01/2018 - Ahed, una ragazza palestinese
Dedichiamo a lei il nostro lavoro e le speranze per il 2018
Tratto da MEDITERRANEA, a cura di Carla Pecis, 2 gennaio 2018

Molti articoli della stampa internazionale sono stati dedicati in questi giorni a Ahed Al Tamimi, una ragazza palestinese di 16 anni, del villaggio di Nabi Salah. E’ stata arrestata il 19 dicembre (e continua ad essere in carcere) per aver morsicato al braccio un soldato israeliano che strattonava sua madre (anche lei arrestata, con un’altra cugina di Ahed).
Anche il più importante quotidiano israeliano, Haaretz, ha riportato la notizia, non originalissima, visto che decine di bambini e ragazzi palestinesi finiscono in carcere quasi ogni giorno, e alcuni ci restano a lungo, come riportano le rilevazioni puntuali dell’Associazione che si occupa dei prigiornieri palestinesi.
Molti hanno già parlato di un nuovo volto-simbolo della resistenza all’occupazione israeliana della Palestina, ne ricordiamo tanti e tante. Per noi Ahed è speciale perché è la nuova generazione di resistenti, giovani, colti (nonostante a Gaza siano privati anche del dirittto all’istruzione), cresciuti in famiglie che combattono da settant’anni. Stanno cercandola loro strada per liberare la loro terra.
Un elemento particolare ci colpisce nella vicenda di Ahed: suo padre le scrive una lettera, non è una delle bellissime lettere (o canti e poesie) dedicate ai combattenti, è la lettera di un padre che parla alla figlia, con una complicità e un rispetto che non si trova a piene mani in quella parte di mondo.
Ahed è anche questo…
Per questa gratitudine riportiamo il racconto di Bassam e la lettera a sua figlia Ahed (30 dicembre 2017) “Come tutte le notti successive al raid di decine di soldati israeliani nella nostra casa a notte fonda, anche stanotte mia moglie Nariman, mia figlia Ahed di 16 anni e sua cugina Nour, la passeranno in carcere. Il carcere non è sconosciuto a Ahed. Ha sperimentato il carcere durante i lunghi periodi di
detenzione mia, di mia moglie, dei miei figli maschi. Il suo arresto era solo questione di tempo, una tragedia solo rinviata.
Qualche mese fa nel corso di un viaggio in Sud Africa abbiamo presentato un video sulla storia della resistenza all’occupazione del nostro villaggio, Nabi Salah. Al termine della presentazione molti avevano le lacrime agli occhi.
Ahed si è rivolta al pubblico: “E’ vero, siamo vittime del potere israeliano, ma siamo anche fieri della scelta di lottare nonostante il prezzo da pagare, che conosciamo bene. Oltre le sofferenze, la repressione dei prigionieri, i feriti, i morti, conosciamo l’immensa forza di far parte di un movimento di resistenza, il valore della decisione di rompere i muri invisibili della passività. Non voglio essere considerata come una vittima, non saranno le loro azioni di forza a definire chi sono e cosa voglio diventare. Mi rappresento da me stessa, per quella che sono, non abbiamo bisogno di sostegni fatti di lacrime fotogeniche, ma di essere sostenuti perché abbiamo scelto di lottare per una causa giusta. Solo così un giorno potremo smettere di piangere.
Mia figlia ha solo 16 anni e in un altro mondo, il vostro, la sua vita sarebbe del tutto diversa . Nel nostro mondo Ahed appartiene ad una generazione nuova del nostro popolo, giovani combattenti per la libertà. Questa generazione è costretta a combattere la sua lotta su due fronti: da un lato continuano a lottare contro il colonislismo israeliano, il contesto difficile in cui sono nati, ma sono costretti anche a sfidare la degenazione e l’immobilismo politico che ci indebolisce. Sono destinati a diventare la vena vitale che rilancerà la nostra rivoluzione, spazzando via una crescente cultura della passività, radicata in decenni di vuoto politico.”
Bassam Al Tamimi si rivolge direttamente alla figlia: Ahed, nessun genitore pensa di dover vedere la propria figlia nella cella di una prigione. Ciò malgrado, non esiste al mondo uomo più fiero di me per sua figlia.
Tu e quelli della tua generazione avete il coraggio necessario per vincere, alla fine.
Le tue azioni e il tuo coraggio mi colmano il cuore di paura, mi riempiono gli occhi di lacrime, ma non si tratta di lacrime di tristezza o dispiacere: sono lacrime di lotta.
Notizie di oggi, 2 gennaio 2018, riferiscono che Ahed sarà processata per 12 capi d’accusa dalle autorità militari israeliane d’occupazione, con altri giovanissimi detenuti, ragazzi e ragazze, forse la prossima settimana. Intanto restano tutti in carcere.

 

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