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A Quiet Passion

A Quiet Passion

Tra gli argomenti dibattuti ci sono la condizione femminile, l'autorealizzazione, la religione e molto altro, mentre poesie tematicamente aderenti alla conversazione vengono declamate sullo sfondo dalla voce fuori campo della poetessa.

Lunedi, 18/06/2018 - A Quiet Passion
di Adriana Moltedo esperta di Comunicazione e Media

A Quiet Passion è un film di genere biografico, drammatico diretto da Terence Davies, con Cynthia Nixon, è una protagonista sorprendente ma tutto il cast è magnifico, con una confezione raffinata e le ricostruzioni scenografiche molto accurate.

La poetica silenziosamente ribelle di Terence Davies trova, nel poliedrico e controverso personaggio si Emily Dickinson, un ottimo spunto per mettere a frutto il suo passato di fine conoscitore dell’animo femminile.

A Quiet Passion è la storia modesta di una vita semplice, un film biografico che tuttavia, come la sua protagonista, la poetessa Emily Dickinson, non rinuncia all’incanto e alla meraviglia.

Questa è la storia della celebre poetessa statunitense Emily Dickinson dagli anni della trasgressiva giovinezza alla vita adulta di auto reclusione.

Il risultato è un preciso ritratto dell’artista americana, privata del mito e definita unicamente come essere umano.

Emily Dickinson appare una personalità inquieta e tormentata, schiava della propria sensibilità. Il suo anticonformismo è genuino e il suo disinteresse per i pretendenti assoluto, ma mettersi in contatto con la propria vena poetica ha per Emily un prezzo altissimo, quello di consacrare alla propria vocazione letteraria tutta se stessa, anima e corpo.

Scrivere è per lei terapeutico, se non addirittura salvifico ma il suo dono esige di venire coltivato al riparo dal rumore del mondo e da chiunque non sembri prestargli la giusta attenzione.

L’infelicità della Dickinson non scaturisce dalla rinuncia ma da un genuino anticonformismo. Emily trova pienamente solidale su questa strada la sfrontata Vrilyng Buffam il cui aperto anticonformismo si richiude su un matrimonio che ne soffoca le aspirazioni. La Dickinson sarà coerente fino in fondo. La sua purezza sembra non prevedere alcuna contaminazione.

Davies si affida ad un catalogo ragionato della possibile bellezza a cominciare dalla luminosità dei volti, quello di Emily, ma anche quello dell’amata sorella Vinnie

Il film si presenta come un susseguirsi di discussioni argute e battute salaci, enunciate a lume di candela o durante passeggiate al sole.

Tra gli argomenti dibattuti ci sono la condizione femminile, l'autorealizzazione, la religione e molto altro, mentre poesie tematicamente aderenti alla conversazione vengono declamate sullo sfondo dalla voce fuori campo della poetessa.

Nata nel 1803 ad Ambers nel Massachusetts. Mentre studia alle scuole superiori decide di allontanarsi dal College di Mount Holyoke per non doversi professare cristiana. Da quel momento vivrà nella casa paterna riducendo sempre più le frequentazioni del mondo esterno e dedicandosi alla scrittura e in particolare alla poesia.

Alcune sue opere vengono pubblicate mentre è ancora in vita anche se l'editore le rimaneggia per farle aderire ai canoni che ritiene più appetibili per i lettori.

Immaginare la biografia di una poetessa del livello della Dickinson della cui vita da autoreclusa sembrerebbe che non si sapesse abbastanza per farne un film e riuscire a trarne una narrazione che non solo si salva dalla consueta ricostruzione filologica delle opere cosiddette 'in costume' ma offre al pubblico occasioni di riflessione su un'epoca non dimenticando occasioni di sorriso quando non di aperta risata.

Davies, grazie a una straordinaria Cynthia Nixon,che supera il ruolo della celebre Amanda di "Sex & The City", delinea con maestria il progressivo aprirsi all'arte di una donna che al contempo si sta chiudendo alla vita.

Perché Emily, così radicalmente trasgressiva in età giovanile, si trasforma progressivamente in una donna eccentrica con solo abiti bianchi e scarsissimi contatti diretti con persone al di fuori della cerchia familiare, e diviene sempre più rigida nei confronti delle regole che applica a se stessa e vorrebbe estendere agli altri.

È un mondo circoscritto in spazi che la macchina da presa esplora in più di un'occasione offrendo il valore che esso aveva in una casa borghese e puritana dominata dalla figura di un padre comprensivo ma fermo nel decidere cosa fosse giusto e cosa sbagliato.

Le parole delle innumerevoli lettere e delle poesie riecheggiano la vita di una donna dalla sensibilità acuta che si trova a vivere in un mondo in cui sono gli uomini a dominare e spinta quindi a cercare un quasi impossibile equilibrio da reclusa nel rapporto con una sorella amata e al contempo invidiata.

Dickinson di lettere ne ha lasciate più d'una. Di poesie, più di millesettecento.

La vediamo intenta a scrivere, in camera, in salotto, di notte, nella visione del regista Terence Davies, premiato lo scorso anno a Torino per Sunset Song, presa nella lotta quotidiana tra lei e il mondo. Familiare ed esterno. Fino a viverlo più o meno felicemente a distanza.

Un mondo non consono a un intelletto tanto sublime, a una sensibilità e profondità unica, cui sottofondo compaiono opprimente religione, severi rapporti famigliari, impossibili amori e cruda guerra.

Davies fa un'approfondita ricerca tecnica del personaggio-poeta dando una sua personale scrittura che non si allontana molto dalla realtà.

La vita sentimentale, è volutamente non esposta, appena accennata in un paio di scene lasciando l'interpretazione dello spettatore.

L'intera fotografia è buia.

La prima parte del film scorre in un piacevole e divertente scambio di battute, perché la Dickinson amava la comicità e gli aforismi acidi, il secondo tempo è una scalata di tristezza, di assoluta tragicità e in questo Davies ci mostra tutto il più grande dolore - addirittura esagerato - che pervade la vita e la casa della poetessa, fino alla morte.

Accompagnata dalle sue poesie che fanno da collante alle riprese, è in ogni caso una lezione di ribellione, di bellezza, di verità, di passione, di dolore.

Quella di Emily Dickinson è la storia di una ribelle ossessionata dalla morte con la quale fu anche capace di far pace, che ha sempre rivendicato l’ostinazione di ragionare con la propria testa.

Si sentiva forte del suo talento e della sua sensibilità, ma al contempo di una fragilità assoluta, come si nota nei suoi versi, innamorati dell’amore e in cerca di conciliazione con l’idea della morte.

Terence Davies riesce a cogliere il genio e la fragilità l'ironia a tratti altezzosa come il genio puro dei versi dell'artista del New England. Un costante dualismo l'accompagnò, su tutti la conquista dell'amore, solo artistico, come sentimento supremo e l'elaborazione della morte, non priva di ironia. Toccante e magnetico.

‘Poiché non potevo fermarmi per la Morte, lei gentilmente si fermò per me’.


Con garbo e profondità viene ripercorsa la vicenda biografica di Emily (Emma Bell da giovane, Cynthia Nixon da adulta), dall'allontanamento dalla scuola femminile di matrice cristiana fino alla morte.

Si racconta del suo conflittuale rapporto con la società dell'epoca e della sua progressiva scelta di chiudersi nella propria stanza, dedicandosi solo all'amata poesia.

"A quiet passion" immortala un processo artistico che si nutre della contemplazione, sia pure a distanza, della bellezza del creato.

La poesia di Dickinson è «la bellezza della verità». Un’arte senza compromessi, attuale ora più che mai. E’ raccontata in poesia, dal film di Davies.

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