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A Narni le alchimie dei ‘Liberi linguaggi' di donne

A Narni le alchimie dei ‘Liberi linguaggi' di donne

Dal 20 al 23 settembre a Narni si tiene l'undicesima edizione di ‘Alchimie e linguaggi di donne’, Festival della Letteratura

Lunedi, 03/09/2018 - Dal 20 al 23 settembre a Narni arriva l’undicesima edizione di ‘Alchimie e linguaggi di donne’, Festival della Letteratura ideata e curata da Esther Basile, filosofa dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, che lavora in stretta collaborazione con Maria Rosaria Rubulotta (medica prestato alla cultura e alla fotografia) e Roberta Isidori (già assessora alle pari opportunità del Comune di Narni e poi consigliera, che ha sostenuto l’iniziativa sin dagli inizi).
L’evento, che in questa edizione si concentrerà sul tema 'Liberi linguaggi', negli anni ha conquistato ben 2 Medaglie del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, riconoscimento riservato alle iniziative di alto profilo; in questo caso non mancano gli elementi, considerato che l’appuntamento è realizzato con: l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, l’Associazione Eleonora Pimentel, in rete con i Comuni di Narni e Biblioteca di Terni, Archivio di Stato di Napoli-Soprintendenza Archivistica per la Campania-Fai, Campania-Biblioteca di Napoli, Teatro San Carlo; con l’egida del Parlamento europeo.
“Una scommessa culturale vinta - spiega Esther Basile - che quest’anno si pone in particolare l’obiettivo di soffermarsi sui Diritti delle donne. Va in questa direzione, infatti, il ricordo della Senatrice Giglia Tedesco Tatò attraverso la presentazione della pubblicazione dei suoi Discorsi parlamentari nell’edizione curata dai funzionari dell’Archivio del Senato Nicola Cundari e Anna Boldrini insieme alla sottoscritta”.
Saranno numerosissime le presenze di scrittrici e intellettuali che arriveranno a Narni da tutta Italia e anche dalla Serbia (vedi programma). “Come temi spazieremo dalla cultura in generale alla violenza di genere, dall’Europa rispetto ai percorsi culturali fino ad interveti di gruppi musicali e incursioni di poesie”. Le videoriprese e i filmati, come ogni anno, saranno realizzate da Rosy Rubulotta, che curerà anche una mostra fotografica.

Esther Basile, perché la scelta del tema di quest'anno è caduta su 'Liberi linguaggi'?
Il nostro è un “tempo di privazione”, come affermava Heidegger, in cui si è assistito al crollo delle filosofie sistematiche, alla caduta delle visioni del mondo, al rifiuto dei saperi universali e della stessa ragione che di quelli era lo strumento, ma insieme – o di conseguenza – hanno fatto irruzione i saperi nuovi. E non è senza significato sottolineare come in tale contesto le teorie che si sono venute configurando siano cifre di questa stessa crisi, espressioni dell’allontanamento da quei modelli di razionalità che hanno dominato nella tradizione filosofica occidentale.
In questa complessa temperie si sono aperti infiniti itinerari di riflessione il cui sfondo teoretico può essere rappresentato dal “pensare senza ringhiera” di cui parla Hannah Arendt, una metafora facilmente comprensibile: siamo abituati ad appoggiarci alla ringhiera dell’identità, al valore dell’unità, al logos.
Il filone che intendiamo seguire è identificabile come pensiero della differenza sessuale, o filosofia di genere, intrecciato con i temi, sopra accennati, relativi al crollo della ragione sistematica, a cui si deve aggiungere la messa in crisi del soggetto monolitico e l’irrompere dell’alterità o della pluralità nel cuore del sé. In particolare potremmo focalizzare la dualità di genere come fattore imprescindibile di interpretazione del sé, del mondo e della storia quale rinveniamo nelle riflessioni di molte pensatrici femministe, quali Luce Irigaray, Judith Butler, Rosi Braidotti, la Comunità di Diotima.Penso anche all’amica Buttafuoco.
Si è parlato di un “pensare senza ringhiera”, si è detto che le filosofe e le storiche e le saggiste contemporanee intraprendono un itinerario, un viaggio, tentando l’interpretazione dei segni e delle cifre del mondo in cui ci troviamo. Inoltre è significativo evidenziare come il pensiero femminista abbia lasciato un’impronta particolare, sia rispetto alle scelte dei temi sia al modo di affrontarli e svolgerli: è quindi necessario mostrare il vantaggio che deriva alla storia della filosofia dall’elaborazione delle massime questioni da parte delle donne.
Se è vero, come affermava Parmenide, che il percorso della filosofia non si svolge «lontano dal cammino degli uomini» ma lungo il loro stesso sentiero, ciò sta ad indicare che i filosofi non vivono in un mondo privato, né in un empireo astratto e pertanto la filosofia riceve dal contesto sociale, culturale e storico in cui gli esseri umani vivono gli stimoli e gli interrogativi cui dare risposte. Si giunge così con successivi passi di avvicinamento al tema più urgente per il nostro contesto cioè la riflessione etica nella quale troviamo sia le elaborazioni già avanzate dal femminismo degli anni Settanta sia i più recenti ripensamenti di alcuni concetti chiave.
Dopo quanto osservato circa l’ambivalenza che le problematiche etiche evidenziano, venendo all’argomento che ora interessa - la possibilità di un’etica nuova di confronto - dobbiamo rilevare come l’interrogarsi della donna su se stessa, la ricerca sull’identità femminile in quanto tale, comporti dei cambiamenti radicali non unicamente in relazione all’indagine sulla verità, non solo in riferimento al recupero del soggetto dimenticato nell’odierna crisi del Cogito ma in vista di una ricodificazione etica e quindi di un’etica della differenza sessuale; su questa strada il pensiero e pratiche e saperi delle donne, diventa interlocutore primario di quel dibattito che nel pensiero contemporaneo costituisce uno dei momenti più interessanti. Il punto di partenza, ormai palese rispetto a quanto detto, è stato ripensare il sé da parte del soggetto, e del soggetto femminile, evitando almeno nelle riflessioni più “pensate” l’egualitarismo astratto come una mistica della femminilità. È chiaro quindi che da Pechino in poi molte riflessioni vadano fatte.
Se grande è stata la ricchezza di contributi derivati da “una voce di donna”, il percorso è difficile - il dibattito è ancora in corso e in questa sede si può solo accennare - perché si tratta di una metanoia da compiere nel campo etico e non di semplici aggiustamenti nel senso di una ricodificazione.

Dopo undici anni può tracciare un bilancio di un appuntamento che ha attraversato tante fasi della vita politica italiana e vari momenti dell'attivismo delle donne sulla scena pubblica?
Ora posso solo dire che il Bilancio è positivo mentre la ricerca e la volontà di continuare a fare sentire la forza e l’azione delle donne si rende necessaria.
Gli anni che abbiamo attraversato sono i più emblematici , dalla violenza sulle donne cui non dobbiamo cedere, alla mancanza di spazi collettivi per cui dobbiamo lottare e mantenere luoghi di riflessione, al flusso migratorio che dobbiamo imparare a conoscere al senso di responsabilità che dobbiamo
perpetuare. Riusciremo solo se le reti di donne si manterranno compatte, sono fiduciosa che il cambiamento sarà dettato dalle donne del Novecento.

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