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A Torino una sartoria popolare nel centro diurno

A Torino una sartoria popolare nel centro diurno

Si chiama In-Tessere: è la sartoria popolare avviata all'interno della Drop House dal Gruppo Abele a Barriera di Milano

Mercoledi, 09/10/2019 - In-Tessere è un progetto sostenuto dalla Città di Torino che si avvale della consulenza dell'ECC-European Crowdfunding Center. In nemmeno due settimane di campagna il progetto di sartoria popolare immaginato e scritto con le donne vulnerabili accolte all'interno della Drop House (centro diurno del Gruppo Abele a Torino) ha raggiunto sulla piattaforma Produzioni dal Basso l'obiettivo prefissato sfiorando quota 5 mila euro, obiettivo stabilito inizialmente come punto di arrivo per garantire in aggiunta ai 15 mila destinati al progetto dalla Fondazione Enrico Eandi per la nascita della sartoria.
Si tratta di un obiettivo raggiunto "grazie alle tante donazioni e manifestazioni di supporto giunte da ogni parte d'Italia e alla collaborazione di associazioni e influencer che, soprattutto sui social, hanno sostenuto in maniera costante e originale la nostra sartoria - spiegano gli organizzatori -. Per questo motivo, approfittando della scadenza che resta fissata al 26 ottobre, abbiamo deciso di rilanciare, alzando ulteriormente il budget fino a 8000 euro. I tremila euro in più serviranno a puntellare il progetto, dandogli maggiore sostenibilità futura, rafforzando l'area bimbi della Drop House. Dovesse essere raggiunto anche questo secondo traguardo, le mamme con figli piccoli che vorranno accedere ai corsi della sartoria avranno condizioni più agevoli tanto in fase di formazione quanto in quella pratica e un aiuto reale di supporto e accompagnamento".  Il link per sostenere In-Tessere resta invariato: http://sostieni.link/22830

IL PROGETTO
E' partito il 26 settembre su Produzioni dal Basso #InTessere, il progetto del Gruppo Abele Onlus che punta a formare e professionalizzare donne vulnerabili della periferia torinese con una campagna di crowdfunding.
La campagna si propone di raccogliere 5 mila euro nell’arco di un mese (fino al 26 ottobre) che insieme ai 15 mila donati dalla Fondazione Enrico Eandi permetteranno la nascita della sartoria popolare all’interno della Drop House, centro diurno in bassa soglia del Gruppo Abele in via Pacini 18 (nel quartiere di Barriera di Milano, a Torino) che accoglie, da quasi dieci anni, donne con o senza figli in situazioni di vulnerabilità (sociale, economica, familiare).
Le donne saranno preliminarmente formate e professionalizzate. La prima parte del progetto prevede infatti l’allestimento di una scuola popolare di sartoria, con corsi (teorici e pratici) tenuti da esperti del settore e da sarte di professione.
Conoscenza, formazione e lavoro sono dunque le tre componenti essenziali di In-Tessere che mira a generare processi di autonomia proprio attraverso la realizzazione lavorativa.
Gli spazi della sartoria saranno inoltre messi a disposizione dell’intero quartiere, in modo tale da farne un centro di aggregazione femminile, dove, grazie alla condivisione di esperienze personali e di tecniche di lavoro, si darà una risposta pratica alle esigenze di integrazione sociale provenienti da un quartiere a rischio qual è Barriera di Milano.
“Operare nei quartieri significa mettere mani nelle contraddizioni delle città, significa agire a contatto diretto con le difficoltà quotidiane delle persone. La strada, le periferie, per il Gruppo Abele, sono state da sempre un punto di partenza fondamentale per leggere e interpretare il mondo. E oggi, mentre il mondo si accentra, sentiamo l'esigenza di raddoppiare il nostro impegno nei quartieri per farne dei laboratori: non semplici riproduzioni dei centri, ma nuclei di un modo diverso di interpretare la società”, spiega Maria Beatrice Scolfaro, vicepresidente del Gruppo Abele. “In-Tessere – continua – nasce orgogliosamente in periferia, non per ma con le donne della periferia. Che sono donne italiane e donne straniere. Torinesi, pugliesi, nigeriane, maghrebine... Le stesse donne al cui fianco da anni operiamo per costruire percorsi reali di autonomia. Consapevoli che nessuna autonomia, oggi, è possibile senza il lavoro. Che significa dignità".
La campagna si avvarrà, contestualmente, del supporto mediale di influencer ed esponenti del mondo della cultura e del sociale che la sosterranno attraverso le proprie pagine Instagram e Facebook.





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