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PAOLA, PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ / Mamma Antonietta Gargiulo e le sue bimbe Alessia e Martina che

PAOLA, PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ / Mamma Antonietta Gargiulo e le sue bimbe Alessia e Martina che

Mamma Antonietta Gargiulo e le sue bimbe Alessia e Martina che non ci sono più. Una vicenda su cui non si può spegnere la luce

Martedi, 13/03/2018 - PAOLA, PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ / Mamma Antonietta Gargiulo e le sue bimbe Alessia e Martina che non ci sono più
Una vicenda su cui non si può spegnere la luce

Sul drammatico episodio che ha visto il 28 febbraio un padre tentare di uccidere la moglie che da lui voleva separarsi, dopo violenze fisiche e psicologiche, e che ha lucidamente ucciso le sue due bambine è stato detto tanto, quasi tutto e forse persino troppo.
Ma nonostante tutto questo la complessità di intrecci che questa orribile vicenda riassume in sé è di tale portata che penso -innanzitutto per solidarietà con questa madre addolorata, Antonietta, della quale è impossibile immaginare il futuro - sia importante non spegnere la luce. Solo da pochi giorni e in occasione del funerale di Alessia e Martina  (13 e 8 anni), uccise freddamente dal loro padre, mamma Antonietta ha saputo che le sue bimbe non c’erano più e, da quanto capiamo dai giornali, non ha potuto che chiudere gli occhi per dire che aveva capito la disperante notizia. Ma di lei, che a tuttora non può parlare, non conosciamo le conseguenze fisiche dei danni ricevuti e non sappiamo se metteranno a rischio l’autonomia, la possibilità di lavorare, di reagire davanti a tanto dolore. Il parroco, che quella famiglia conosceva da anni: dal matrimonio, ai battesimi a una frequentazione assidua in gruppi parrocchiali, ha informato la chiesa che le famiglie hanno perdonato il padre omicida.
Sono sincera e mi domando se fosse quella la notizia da dare in quell’occasione.
Il perdono cristiano non sono certo io a discuterlo, ma forse può essere deciso in silenzio. Penso non fosse davvero quello il momento di enfatizzarlo colpendo la sensibilità dei presenti e spostando l’attenzione da quelle due piccole bare bianche accompagnate dai compagni di scuola, che con loro avevano uno striscione con scritto un verso di una canzone di Ramazzotti: “ Solo che non doveva andare così, solo che ora siamo tutti un po’ più soli qui”.
I compagni e le compagne di scuola, presumibilmente soprattutto di Alessia, la più grande, ai quali le insegnanti (davvero ammirevoli) non riesco ad immaginare come abbiano fatto a dare una spiegazione “sopportabile” a quella età.
Compagni di scuola e parenti di entrambe le famiglie che hanno, leggo, filmato tutta la cerimonia funebre perché appena possibile mamma Antonietta possa vederla almeno sentendo l’affetto, la partecipazione, la condivisione al suo dolore che alcuni avvenimenti rafforzano non poco, compreso l’atto umano e solidale di una famiglia dei compagni di scuola che nella propria tomba ha accolto le due bare fino a quando potranno essere salutate dalla mamma.
I compagni di scuola delle sorelline,  dunque, e al loro fianco i compagni e le compagne di lavoro della mamma. Una presenza, questa ultima,  resa possibile da una decisione non usuale e importante della Findus, azienda dove Antonietta lavora, che chiudendo per il funerale ha voluto permettere ai suoi colleghi di seguire i funerali. Una presenza ancor più simbolica, data l’assenza dolorosa della mamma. E ancora massime autorità non solo del Comune di Cisterna di Latina, ma dell’Arma dei Carabinieri a cui apparteneva Luigi Capasso, il padre e marito che, dopo avere ferito gravemente la moglie e ucciso le sue figlie,  si è ucciso e la cui lucida decisione è stata confermata da quelle ore strazianti che tutti abbiamo visto nei telegiornali durante le queli è stato intrattenuto dai suoi colleghi nella speranza di farlo desistere dall’uccidere le figlie, atto che invece lui aveva già compiuto.
L’Arma dei Carabinieri, ho letto, si è impegnata a non lasciare sola Antonietta, una decisione che speriamo mantenga affiancandola in maniera consapevole, dato anche la storia di questo uomo che aveva già dato segni di squilibrio e al quale era stata lasciata l'arma dopo un ”esame“ dello psicologo. Quell’arma con cui ha compiuto la strage.
Ancor prima di giudizi, che non stanno a me e che non mi sentirei di esprimere, penso che però la simbologia di questo drammatico avvenimento è assimilabile a tanti altri che hanno travolto tante donne. Donne che dopo aver depositato denunce o un esposto - come nel caso di Antonietta - non ne hanno ottenuta nessuna conseguenza rassicurante, che le abbia salvate dal peggio.
Vorrei avere il potere di chiedere all’informazione e alle istituzioni di continuare a seguire Antonietta con partecipazione, non con curiosità, per poter verificare che questa nostra società possa darle una mano a ritrovare le ragioni di un cammino di vita, a lei che oggi forse si domanda, davanti all’insopportabile perdita delle sue bambine, perché è rimasta qui sulla terra per soffrire tanto.
Paola Ortensi

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